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Benjamin Clementine ha acquistato un biglietto per il successo

Benjamin Clementine è un ragazzo alto quasi due metri, magro, con i capelli afro e che nel giro di pochi mesi scalerà le classifiche musicali. La sua storia sembra un film, ma è completamente vera. Lo abbiamo incontrato e intervistato.

Benjamin Clementine (foto di Micky Clement)

Benjamin Clementine (foto di Micky Clement)

di Matteo Rossini

Il ragazzo lascia Londra all’età di diciannove anni con un biglietto di sola andata per Parigi. Benjamin arriva nella capitale francese e inizia a vivere di se stesso, suona nelle fermate della metropolitana, quando gli va bene nei locali, ma la sua musica non passa inosservata, le persone si accorgono di lui, della sua voce e di quell’anima pulita che esce con forza dalle canzoni. Un giorno, un agente musicale lo nota e ne comprende il potenziale artistico, una seconda conoscenza fortunata lo porta sul palco del Later With Jools Holland, programma tv inglese in cui la stessa sera si esibisce Paul McCartney che lo attenderà fuori dal palco per complimentarsi e spronarlo a continuare a far musica. Cornerstone è il singolo di debutto di Benjamin Clementine, il primo brano estratto da At Least for Now, album in uscita in Italia il 27 gennaio 2015. Definire lo stile musicale del cantante non è facile, la stampa estera lo ha ribattezzato “la reincarnazione di Nina Simone”, ma Benjamin non lo è, è semplicemente se stesso: un giovane ragazzo di ventisei anni che racconta la sua vita attraverso le sette note. Lo abbiamo incontrato e intervistato.

La sua storia è molto particolare, a diciannove anni decide di lasciare tutto e partire per Parigi, perché questa scelta?
Io non ho lasciato niente, non avevo niente a Londra. Era arrivato il momento di andare, dopo anni passati a sognare di fare il musicista, dovevo partire da Londra e inseguire la mia musica, non avevo niente lì per cui valeva la pena rimanere.
Allora perché ha scelto proprio Parigi?
E’ stata una scelta casuale, qualunque città sarebbe stata la stessa, avevo bisogno di spostarmi, di muovermi, di far crescere la mia musica, di sperimentare cose nuove
Il suo stile è unico e originale, non ha paura che il successo e le logiche di mercato possano cambiarlo?
Sinceramente non penso che questa cosa possa accadere. Il mio stile è abbastanza riconoscibile, si distingue dal resto della musica in circolazione, quindi se dovessero propormi un cambio di stile, sarebbe controproducente, a quel punto diventerei come tutti gli altri e questa cosa non avrebbe senso.
Influenze musicali?
Tantissime, non saprei neppure da dove iniziare per elencarle tutte. La mia musica risente molto di influenze provenienti dalla musica inglese, ma anche da quella francese. Forse quelle più forti sono proprio quelle legate alla Francia, gli anni trascorsi a Parigi mi hanno formato sia umanamente sia musicalmente.
Artisti di riferimento?
Difficile rispondere, ne ho tanti, come per le influenze, la mia musica è un mix. Indubbiamente Jimi Hendrix è una figura importante, ma ci sono tantissimi altri artisti, come Paolo Conte. Conte è una leggenda, veramente, per me è davvero una leggenda!
Perché ha scelto Cornestone come primo singolo?
Perchè Cornerstone sono io, la canzone descrive me, la mia persona, racchiude tutto il mio mondo. Il brano è la mia storia e ho pensato che fosse importante farmi conoscere e far capire a pieno chi fossi. Il singolo tratta del mio passato e ci sono molto legato, le persone vogliono sapere chi sono ed è importante comunicarlo in un testo. Alcuni giorni fa mi sono esibito in un concerto e prima di salire sul palco ho incontrato Gabrielle, una mia vecchia amica. Quando ho cantato Cornerstone ho ripetuto per tre volte il suo nome, ho inserito il suo nome nella canzone, ma nessuno ci ha fatto caso, nessuno se ne è accorto, ma lei si, lei l’ha sentito. La musica serve per trasmettere qualcosa e con Cornerstone voglio raccontare me stesso.
Quindi le parole prima di tutto.
Assolutamente. Per esempio Cornerstone si chiama così, ma nel testo non dico mai questa parola. L’avrei potuta tranquillamente chiamare “alone in a box on my own” (frase del ritornello, ndr) , ma non sarebbe stato lo stesso. Ho scelto questo titolo proprio perché ha un suo significato, ogni scelta ha un perché, ogni decisione è frutto di qualcosa.
C’è qualche altra canzone dell’album che la rappresenta in pieno?
Tutto l’album mi rappresenta, tutte le canzoni lo fanno. L’album è completamente frutto del mio lavoro e tutti i brani sono hanno la stessa importanza, sono la storia del mio passato.
Artisti con cui vorrebbe collaborare?
Tanti, ce ne sono davvero tanti. Fare un elenco sarebbe impossibile.
Nuovo album dopo At least for now?
Si, voglio continuare a fare musica e avere la possibilità di raccontare me stesso. Sinceramente spero che questo mio primo album ottenga successo così da poter collaborare in futuro con grandi artisti. Mi auguro che questo lavoro sia un trampolino di lancio per nuovi incontri musicali.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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