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Alex Britti, uno zingaro sempre felice

Alex Britti solare, colorato, blues e semplice. Lo percepisci sotto pelle dal primo ascolto. Uno zingaro felice cresciuto che ha ancora tanto da mostrare a questo panorama musicale.

Alex Britti

Alex Britti

di Elena Rebecca Odelli

Penso ad Alex Britti e penso alla chitarra. La chitarra segue il modus Stanislavskij, per il quale un artista porta con sé sul palco un oggetto per sentirsi più sicuro?
“Oddio, il metodo Stanislavskij sa tanto di coperta di Linus. Comunque sì, penso ci sia una componente psicologica però, alla fine, io sono blues e ho il suono blues, a prescindere dalla chitarra. Io, poi, non uso processori, non uso nulla: la chitarra dritta con l’amplificatore a palla. Basta. E questo rende anche il mio modo di suonare un po’ riconoscibile. Quindi è una scelta anche di sonorità.
Ci fa un esempio?
Prima ho sentito in prova il pezzo che porta stasera Bianca Atzei. Lei sta uscendo col disco e quella canzone è nel disco. Io l’ho prodotta, ho scritto la batteria e il basso e poi ci ho suonato la chitarra. Stasera forse la suoneranno Chicco e Luca, due ragazzi bravissimi dell’orchestra che sono molto più rock. Nel disco l’ho suonata io e io sono più blues. E questa componente mi piace, soprattutto nelle mie canzoni. Tipo questa che ho portato al festival: sarei potuto venire senza chitarra, in smoking con la mano nella giacca come Iglesias. Ma, perché”.
Uscirà un suo album sotto un’etichetta indipendente. Atto di coraggio e incosciente o di appropriazione di una propria entità artistica?
Un po’ tutte e due. Forse di più la seconda che hai detto. Però devi essere coraggioso e matto e, a volte, il confine è molto labile.
Si sente coraggioso?
Non è questo il punto, ma in questo momento è l’unico modo in cui riesco a lavorare perché le case discografiche sono cambiate tanto negli ultimi anni. Io con quest’ultimo modus operandi delle case discografiche non riesco ad approcciarmi.
In gara artisti dal percorso completamente differente, c’è un comune denominatore?
In realtà non lo so. Più che altro parlo del senso di quello che arriva. Siamo in un Festival fresco e che sta funzionando. Sai, viviamo un periodo in cui uno quando accende Sanremo si vuole rilassare e divertire.
Si diverte?
Si ma con un po’ di cultura dentro. La cultura non fa male. La cultura non è solo quando uno è cupo e sfigato. La cultura c’è anche nelle cose divertenti. E mi sembra questo il clima del Festival di quest’anno.
Qual è il Suo attimo importante?
Su questo sono fortunato, ho avuto tanti attimi importanti nella mia vita. Ne vuoi proprio uno? Qua, al Teatro Ariston, con Carlo Conti. Mi ha presentato sul palco e mi ha detto: ora si esibiscono, insieme, Ray Charles e Alex Britti. Ancora mi viene la pelle d’oca, guarda (mi fa vedere il suo braccio con i peli dritti). Questo è uno dei tanti attimi importanti della mia vita.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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