0

Edoardo De Angelis omaggia le donne in Non ammazzate Anna

Edoardo De Angelis, noto cantautore, produttore e discografico italiano che ha collaborato con infiniti artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Amedeo Minghi, ha raccolto alcune delle sue canzoni più belle dedicate alle donne e con l’aiuto di Marco Testoni e Primiano Di Biase ha dato vita al disco Non ammazzate Anna.

Edoardo De Angelis

Edoardo De Angelis

Come mai la scelta di pubblicare un disco come Non ammazzate Anna solo in questo momento e non, magari, anni fa?
Io sono conosciuto in gran parte per Lella, una canzone che ho scritto in dialetto romano all’inizio della mia lunga carriera. Racconto un femminicidio senza nemmeno il pentimento da parte dell’omicida. Nel dicembre del 2013 una band romana, l’Orchestraccia, ha pubblicato un video di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne utilizzando Lella. A me questa cosa è sembrata e sembra un controsenso. Feci un’intervista con l’Ansa che interpretò le mie parole in maniera diversa e pubblicò il titolo in prima pagina “De Angelis si slancia contro l’Orchestraccia”. Io volevo solo dissociarmi con la scelta della canzone perché non ritenevo e non ritengo Lella una canzone adatta a una compagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Per prendere una mia posizione più netta e più precisa, in fretta e furia, nei primi mesi del 2014, ho realizzato questo disco in maniera minimalista solo con pianoforte e percussioni, raccogliendo canzoni che avevo scritto negli anni dedicate e ispirate all’universo femminile. Nasce così, Non ammazzate Anna.
Perché ha scelto Non ammazzate Anna come titolo dell’album?
Nell’ultimo periodo avvertivo un certo disagio nel cantare Lella e quando me la chiedevano durante i concerti, a volte accontentavo il pubblico, altre volte spiegavo che preferivo esibirmi in una vecchia canzone del ’79, Non ammazzate Anna, dedicata all’amore per una donna e alla considerazione per l’universo femminile. Quindi l’ho scelto per questo e perché il titolo è particolarmente emblematico.
La violenza sulle donne è un tema tristemente di attualità. Secondo Lei come si è arrivati a tanta crudeltà e cattiveria?
Io credo che negli ultimi trent’anni, in Italia, intorno al clima politico che si è stabilito, ci sia stato un abbattimento di tutte le frontiere culturali e poi anche l’immagine della donna è stata traviata, malvista e mal posta. Siamo stati e siamo ancora schiavi di una televisione post berlusconiana che ci impone un’immagine della donna che è una velina e che le ragazze vogliono tutte fare le veline. E’stata data un’immagine sbagliata della donna e questo ha contribuito, probabilmente, a far nascere, nei pensieri più deboli, l’idea della donna oggetto. Credo che ci sia stato e ci sia un condizionamento e un degrado della nostra cultura.
Ha iniziato la sua carriera musicale con il duo Edoardo e Stelio. Come ha reagito quando il suo amico e compagno di avventura, le ha comunicato che si sarebbe ritirato?
All’inizio ci sono rimasto male perché io e Stelio condividiamo un’amicizia storica che ha avuto inizio alle elementari, tra i banchi di scuola. Abbiamo frequentato tutte le scuole insieme e anche quando io decisi di studiare Lettere e lui Giurisprudenza, continuammo a studiare assieme. Suonavamo e scrivevamo insieme le canzoni, partecipammo al Cantagiro e vincemmo il girone dei giovani con il brano Lella che però non passò in televisione perché fu bocciato dalla censura. Cominciammo a fare concerti in giro per l’Italia e Stelio, a un certo punto, non si sentì più di condividere questa vita. Mi comunicò la decisione di lasciare la musica e continuai da solo incominciando a scrivere anche per altri artisti.
A proposito delle sue collaborazioni, c’è qualche artista con il quale ha legato in modo particolare?
Sono molti ma se posso citarne due, mi sento molto legato al ricordo e all’amicizia di Sergio Endrigo, con il quale ho anche avuto la fortuna di fare la produzione artistica di due album tra cui il suo ultimo, Altre emozioni, e Neri Marcorè che lo considero un amico con la a maiuscola, ragazzo di una sensibilità intelligenza e comprensione particolare.
Quanto è cambiata la musica nel corso degli anni?
La differenza tra la musica degli inizi degli anni ’70 e quella di oggi è che prima c’erano grandi contenuti e la comunicazione era abbastanza articolata e insufficiente, oggi è l’esatto contrario. I contenuti sono diminuiti e la comunicazione è diventata importante. Prima, però, bastava fare un passaggio televisivo e una Domenica In con Pippo Baudo per essere notato da quindicimilioni di persone. Adesso per farti notare da così tante persone devi fare il Tg 1 per una settimana di fila. Credo che i contenuti ne abbiano sofferto perché anche da parte del pubblico c’è stata l’abitudine e l’assuefazione ad assumere contenuti sempre più leggeri e a farsi condizionare sempre di più dalle forme e dalla comunicazione. Per fortuna ci sono ancora delle nicchie che accolgono, conservano e comprendono cose diverse da quelle che la comunicazione di moda fa transitare.
Non ha mai partecipato a Sanremo.
Ho fatto Musicultura, il Festivalbar, Un disco per l’estate andando in finale, ma a Sanremo ci ho rinunciato.
In che senso?
Nel ’76, quando facevo parte del gruppo vocale Schola Cantorum, tutti volevano andare a Sanremo con Un amore, canzone di Marco Luberti, ma io non avevo nessuna intenzione perché il percorso iniziale del gruppo era diverso e così andai via proprio per evitare di parteciparvi. Poi ci fu un anno in cui ho sfiorato il Festival.
Mi racconti.
Per alcuni anni, Carlo Bixio ha organizzato il Festival di Sanremo e a lui piaceva molto la mia canzone Notte di settembre cantata con Lucilla Galeazzi. Per un anno c’è stata la clausola che prevedeva che le canzoni fossero cantate da un interprete italiano e da uno straniero. Bixio mandò Notte di settembre a Sheryl Crow perché le sembrava la persona più adatta, ma poi non ricordo più il motivo per il quale non si fece più niente. Quello è stato l’unico momento in cui ci sono andato vicino e l’unico anno in cui avrei accettato di andare a Sanremo.
Non ha più pensato di tornarci?
Non ho più mandato nulla. La mia carriera ha sempre scelto percorsi un po’ lontani dalla luce dei riflettori. Se fosse capitato e se avessi avuto una canzone o una persona amica come Carlo Bixio che mi sollecitasse, magari l’avrei anche fatto.

notespillate

notespillate

Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *