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Nomadi, un disco che lascia il segno

Lascia il segno il nuovo disco dei Nomadi. Il primo di inediti da tre anni, da quel Terzo tempo che aveva segnato l’ingresso nella band, come vocalist, di Cristiano Turato. Forti di oltre 50 anni di storia, i Nomadi possono permettersi, più di altri, una onestà intellettuale e uno sguardo sul presente disincantato e realista. Che si legge nei testi. Ho intervistato Beppe Carletti, l’anima della band, nomade da sempre.

I Nomadi in concerto

I Nomadi in concerto

Carletti come sta?
Bene, arrivo da Buenos Aiores dove vado ogni volta che posso. E’ un luogo che mi fa stare bene.
Quando un disco di tango?
Non esageriamo. Vado nelle milonghe, quelle frequentate da argentini. Chi lo suona è un professionista, sono bravissimi.
Parliamo di Lascia il segno?
Volentieri.
Rubano le fate è un attacco al potere delle banche: è la prima volta che qualcuno osa così tanto in Italia.
   Non ci vedo nulla di strano, non abbiamo scoperto l’acqua calda, abbiamo semplicemente scritto quello che succede.
La canzone parla di ricatto…come possiamo difenderci?
E’ una canzone molto realista, noi siamo in mano loro. Decidono quanto pane al giorno ci è concesso mangiare e se bere un bicchiere di lambrusco o soltanto acqua. Sono pronto a scommettere che è un brano che dal vivo ci chiederanno.
Come ci salviamo?
Basterebbe togliere loro una parte del potere che esercitano. Non danno 5mila euro a un operaio perché ha un lavoro saltuario ma concedono cifre folli alle grandi aziende. Il rapporto dovrebbe essere più paritario.
Come singolo ha scelto Non c’è tempo da perdere.
Bisogna lasciare qualcosa di se stessi in questa vita. Se vogliamo salvare la nostra società e mettere basi per il futuro bisogna lasciare una segno di quel che abbiamo fatto.
Figli dell’oblio racconta di una generazione persa, dovrebbero essere le guide dei prossimi anni.
Ci sono una generazione smarrita e una decadenza economica che trascina tutto alla deriva. Dobbiamo aiutare questi giovani a riannodare i sogni.
Di sogni non si campa.
Una volta si teneva il popolo nell’ignoranza per non fargli comprendere le difficoltà. L’ignoranza è stata sostituita dai sogni. Dobbiamo trovare la forza per farli reali.
Ai concerti dei Nomadi ci sono molti giovani: che messaggio manda loro?
Di avere fiducia e credere in se stessi. Mai perdere la fiducia e lottare per riprendersi il mondo.
Per dire così significa che qualcuno in passato ha sbagliato.
Ci hanno illuso facendoci credere di essere i più ricchi del mondo e abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità.
E adesso? Non sarà che manca il lavoro? Troppi giovani inattivi?
I genitori di chi oggi ha la mia età, volevano che facessimo un lavoro di concetto, che ci fosse una elevazione sociale. E’ un desiderio legittimo. Credo però che nell’attesa non sia disdicevole fare tre mesi il cameriere. C’è la tendenza, mi pare, ad aspettare il giusto ruolo. Non tutti ma tanti sì.
Tour?
Dal 23 maggio a Casal Romano in provincia di Mantova fino a tutto settembre.
Perché Casal Romano?
Ci sono date che per noi sono sacre, come la Pasqua e il Natale. Si tratta di febbraio quando a Novellara si celebra il tributo ad Augusto e poi c’è l’annuale appuntamento a Casal Romano con i nostri fan club.
Quanti sono?
Ufficiali cento, in realtà molti di più.
Quante date farete?
Direi una cinquantina, una bella soddisfazione in tempi di crisi.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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