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E’ Nero il nuovo disco di Federico Poggipollini

E’ uno dei chitarristi più famosi d’Italia, ha collaborato con i Litfiba ma dal 1994 suona con Ligabue. Federico Poggipollini trova il tempo anche per pubblicare dischi da solista, come Nero. Lo abbiamo intervistato e ce ne ha parlato.

Federico Poggi Pollini

Federico Poggi Pollini

di Milly Abrusci

E’ uscito Nero, il suo quarto lavoro da solista.
Esatto, sono abbastanza emozionato, anche se abbiamo fatto l’anteprima con lo showcase alla Mondadori di Bologna il giorno prima dell’uscita ufficiale (il 26 maggio) e quindi era già possibile comprare l’album.
Che disco è?
E’ un disco divertente che si presta anche a libertà musicali. L’ho atteso molto ed è stato fermo un po’ di tempo perché ho aspettato di farlo uscire quando avevo meno impegni. Per me è una grande soddisfazione.
Com’è nato?
E’ stato prodotto da Michael Urbano, batterista di Ligabue e musicista degli Smash Mouth, Sheryl Crow e altri, ed è stato registrato a San Francisco, dove vive lui e dove registra per Ligabue. Io ogni tanto andavo nel suo studio a sentire i suoi lavori e mi ha subito colpito che lui facesse produzioni con suoni tipicamente rock che ho sempre cercato. Da lì è nata la nostra collaborazione e quindi il disco.
Come siete riusciti a portare avanti il lavoro di musicisti per Ligabue e quello di Nero?
Per questo disco me la sono presa abbastanza comoda, nel senso che ho iniziato la lavorazione nel 2013. La realizzazione vera e propria dell’album è stata abbastanza veloce. Quando avevamo dei momenti liberi, producevamo il mio album sia sulla scelta delle canzoni sia nella post produzione. Abbiamo fatto quindici giorni di prove e registrato in presa diretta in quattro giorni.
Come sono nati i testi?
In partenza sono stati scritti in finto inglese per riuscire a essere molto musicali, poi riportati in italiano seguendo la fonetica inglese e mantenendo il suono e la melodia. Non ero sicuro di volerli cantare io, ma Michael ha preferito il mio suono e la mia voce perché i brani fanno parte del mio background e lui l’ha subito avvertito a livello musicale.
Chi li ha scritti?
I testi li ho scritti io con l’aiuto della mia compagna. Io sono stato molto in giro per le tournée e il fatto di ritagliarmi del tempo con lei per stare insieme e per renderci complici scrivendo qualcosa, è stato bellissimo e fondamentale anche per il nostro rapporto. La stimo per le sue letture, le ho proposto di aiutarmi e ci siamo trovati bene. Io ero più attento a far suonare le parole in un certo modo, ma i concetti di alcuni brani li abbiamo fatti insieme.
Religione è il singolo in rotazione radiofonica e cita: “Credo nella religione, non in quella del Signore”. Che significa?
Ho voluto dire il mio pensiero che è credere in Dio, ma in qualcosa che l’uomo manifesta come il suo operato. Cito l’operaio, l’artigiano, tre musicisti, “sento cantare Dio nei campi di cotone”. E’ l’energia legata al fatto di vedere Dio nell’operato delle persone. Non sono una persona che non crede, ma credo in quel tipo di cosa.
Nero si differenzia molto dai tre lavori precedenti perché è più rock. A cosa si deve questo cambiamento?
Innanzitutto è un disco che racconta il mio background, cioè tutte le cose che io ho ascoltato nel mio passato e che continuo ad ascoltare e che mi hanno formato. Io sono principalmente un musicista rock. Nero è un disco più maturo e più a fuoco rispetto agli altri proprio perché ho avuto la possibilità di interagire e di far suonare le cose come ho sempre pensato di fare senza mai riuscirci. Volevo fare un disco che fosse la mia storia e che raccontasse tutte le mie esperienze e quindi un disco molto onesto e sincero. E’ rock perché ha preso la direzione che fa parte del mio background. Gli altri tre dischi hanno un’idea più cantautoriale.
Ho notato che ogni disco ha un intervallo di sei anni l’uno dall’altro. E’ un caso?
E’ bella questa cosa perché io non la sapevo, non me ne sono mai accorto. Mi fa piacere! E’ sicuramente un caso e potrei usarla come idea. Si vede che trovo i buchi necessari per far uscire le mie cose ogni sei anni.
C’è una canzone che la rappresenta di più?
Tutte. E’ un album in cui ho fatto una selezione dei brani che mi appartenevano al 100 per cento.
Suona per Ligabue, ha mai pensato a un duetto con lui?
No, già suono tantissimo la chitarra con lui e collaboro pure. Faccio i cori con lui da sempre, quindi la mia voce con la sua c’è già nei suoi album. Non mi sento un cantante, sono un musicista a tutto tondo che ama la musica.
Quando parte il tour?
A giugno con delle date nei Festival, per ora sto facendo un tour promozionale per le Mondadori per far conoscere l’album, ma è un disco che porterò molto in giro perché è suonato live e va suonato così. La band che mi accompagnerà sarà la stessa che ha suonato nel disco.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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