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Mark Knopfler incanta Milano: due ore di grande musica

C’è un momento speciale in tutti i concerti di Mark Knopfler: si spengono le luci sul palco, il pubblico nel buio sa cosa sta per succedere e si scalda, urla, incita, applaude… Passano pochi lunghissimi secondi, poi il batterista conta il tempo sul charleston e l’ultimo quarto lo dà con un colpo secco di rullante. A quel punto si accendono le luci, sempre rosse e blu sul palco sono rimasti solo in quattro (due chitarre, basso e batteria) e parte Sultans of Swing. (Grazie a Roberto Sasso per le foto)

Mark Knopfler (foto di Roberto Sasso)

Mark Knopfler (foto di Roberto Sasso)

di Giovanni Nahmias

Impossibile non avere un brivido lungo la schiena. Seguito dal boato del pubblico che saluta il pezzo con cui tutto è cominciato ormai quasi 40 anni fa.

Era il 1978 quando si affacciò sulla scena musicale inglese e mondiale il rock dei Dire Straits, un rock dal suono nuovo, impastato di blues e folk, capace di dilatare ogni spunto in un racconto sonoro in più scene, quasi cinematografico, con la regia di una chitarra dal suono inconfondibile.

Ma non è stato un concerto rock quello di Mark Knopfler ieri sera al forum di Assago, gremito.

L’atmosfera fin dal primo pezzo –Broken Bones, dal suo ultimo album- è molto più calda, più rarefatta, la voce intensa per raccontare le storie delle sue canzoni, non solo suonarne le melodie.

Non ci sono megaschermi, solo luci molto belle per sottolineare l’emozione di un cambio di accordo o di un crescendo di intensità negli arrangiamenti.

Non si balla, si ascolta, si gode della maturità artistica di un musicista che dipinge con la sua chitarra e la sua ottima band panorami diversi, un po’ americani un po’ scozzesi…

Mark Knopfler (foto di Roberto Sasso)

Mark Knopfler (foto di Roberto Sasso)

Il secondo pezzo ci porta a Corned Beef City, mentre con Privateering entra in scena la cornamusa che darà anche a molti pezzi successivi (Father and Son, Laugh and Jokes and Drinks and Smokes, Done With Bonaparte) un forte sapore folk britannico, molto melodico e emotivamente coinvolgente.

Il primo vero assolo di chitarra Knopfler lo suona al quinto pezzo, Hill Farmer’s Blues.

Subito dopo introduce sul palco Ruth Moody, songwriter australiana dalla splendida voce, che lo accompagna nel ritornello di Skydiver, poi arriva anche il sassofonista Nigel Hitchcock: quasi tutti i membri della band suonano con Knopfler da molti anni e sono talentuosi polistrumentisti, e in Laugh and Jokes and Drinks and Smokes va in scena un meraviglioso duetto tra chitarra e flauto.

Dopo il rock and roll di I Used to Could Knopfler imbraccia la chitarra dobro e pizzica gli arpeggi di Romeo and Juliet. Tutto il pubblico la conosce a memoria, ma la canta sottovoce, per non perdere nessun suono e il sussurro della voce.

Questo è il momento in cui si spengono le luci e arriva Sultans of Swing, con un lungo assolo finale che esce dai binari di quello su disco, in gran parte improvvisato, molto più jazz.

Knopfler subito dopo suona Done With Bonaparte, eseguita per la prima volta in questo tour a Milano.

La band viene presentata sulle note allegre e latine di Postcard from Paraguay.

E la band da questo momento diventa sempre più protagonista, con momenti solisti davvero di pregio (come i duetti violino-contrabbasso e flauto-pianoforte in Marbletown) e il crescendo meraviglioso di Speedway of Nazareth (uno dei suoi pezzi migliori in assoluto, ieri sera particolarmente forte).

Il passato con i Dire Straits è omaggiato con altri due pezzi, che appagano pienamente le aspettative dei fans: Telegraph Road, che conclude il concerto prima dei bis (quando tutto il pubblico del parterre si alza e corre sotto il palco), e il primo bis: So Far Away, malinconica e dolce, che si accomiata, ma con un abbraccio.

Non è però l’ultimo pezzo: dopo Knopfler suona Wherever I Go, in duetto con Ruth Moody, in un mix di voci armonizzate davvero da pelle d’oca.

E infine chiude mandandoci a casa con Going Home, il tema strumentale da Local Hero.

A 65 anni Mark Knopfler è apparso più in forma che mai, divertito e coinvolto, e ci ha regalato uno show fresco e raffinato per due ore abbondanti di ottima musica. (FOTO: Roberto Sasso)

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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