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Carver, Pessoa…Ludovica Manzo li mette tutti in jazz in “Scraps”

Frammenti, istantanee, musica, fantasia, elegia…a volte gli aggettivi non bastano. E’, Scraps di Ludovica Manzo, un disco di straordinaria intensità, come non se ne sentivano da tempo. Lei, napoletana trapiantata a Roma, lo racconta.

Ludovica Manzo

Ludovica Manzo (foto di Cristina Vatielli)

Ludovica lungo percorso quello di Scraps.
E’ una storia vecchia, almeno come idea, nasce insieme ad altri progetti e come la marea un po’ si avvicinava per poi riallontanarsi.
Perché?
Non sono mai stata soddisfatta del sound. E’ un buon motivo?
Se i dubbi si traducono nel risultato sentito: ottimo. Poi che è successo?
Che ho scritto nuovi brani, ho messo mano agli arrangiamenti: nella nuova veste mi piacevano e il disco è finalmente uscito.
Una capolavoro di razionalità.
Il disco è indubbiamente ragionato ma contiene canzoni nate con la pancia.
Come nascono i suoi brani?
La musica quasi sempre prima. Poi entra il testo. Talvolta questa regola non funziona.
Un esempio anomalo?
Lisbona è nata di getto in un pomeriggio.
Considera Scraps una svolta?
In un certo senso sì. E’ un lavoro lungo e condiviso che dà il segno di un percorso. Lo dim0stra il fatto che nei miei live li propongo con la stessa formazione, se ci sono altri musicisti raramente i brani di Scraps entrano in scaletta.
A proposito di concerti…
Con calma ma arriveranno. In autunno e nei club. Intanto uno dei più attesi è quello estivo in Calabria al Peperoncino Jazz Festival.
Voglia di estero?
Ci ho pensato ma per ora non è una priorità.
Bella la sua musica…
Non è per le masse. Ci sono pochi posti dove suonarla ma a me piace!

 

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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