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Conchita, semplicemente…Conchita!

Un disco, un libro e un personaggio che ha fatto del coraggio e del mistero la sua forza. Questo è Conchita Wurst che, la nuova (?) star del pop che ho incontrato e intervistato a Milano.

Conchita durante l'intervista

Conchita durante l’intervista

Conchita partiamo dal libro, edito da Mondadori, Io Conchita la mia storia.
Ammetto di essermi affidata a un ghost writer che è stato un po’ anche il mio psicologo.
Aveva bisogno di liberarsi?
Quando si tratta di rivivere la mia adolescenza difficile dove ero ancora Tom Neuwirth non è mai una passeggiata.
Le discriminazioni resistono, basta vedere cosa sta accadendo in Russia.
Vorrei incontrare Putin per capire cosa vuol dire essere Putin. Potrei imparare tanto da lui anche se ha preso decisioni che non mi hanno reso felice.
Che obiettivo si pone?
Discutendo con lui vorrei provare a fargli cambiare idea.
Il suo sogno è sempre stato diventare cantante?
Già quando avevo sette anni giocavo a fare la cantante di professione e sognavo di farne un mestiere.

Conchita Wurst

Conchita Wurst

Così piccola?
Volevo diventare famosa perché è bello e divertente.
Determinata.
Sempre. Volevo vincere un Grammy. Ogni obiettivo va perseguito.
Punto di riferimento?
Tanti ma soprattutto Shirley Bassey: cantavo sempre la sua Goldfinger anche se non conoscevo la lingua. Cercavo di imitarne la voce, Shirley mi ha dato lezioni di canto senza saperlo.
Come nasce il libro?
Quello non è stato amore a prima vista. Avevo da poco vinto l’Eurovision Song Contest 2014 e mi sembrava presto per raccontarmi.
Poi però ha cambiato idea.
Sì, ci ho ripensato e in quattro giorni di full immersion ho raccontato al mio ghost writer tutta la mia vita. Esce in sei lingue e ci sono tante foto, come nei libri che piacciono a me. Come è lontano dai riflettori?
Ho una vita privata normale, senza ciglia finte e parrucche non mi riconoscereste. Vado al supermercato, prendo i mezzi pubblici e nessuno sa chi sono.
Come nasce una sua canzone?
La prima cosa che mi colpisce è la melodia, poi passo al testo.
Il messaggio?
Deve esserci ma un disco non è solo messaggi importanti. Ci sta anche raccontare perché qualcuno mi ha lasciato.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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