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Il lungo volo dell’Astronave Max

C’è un modo per tornare indietro nel tempo di 20 anni e Max Pezzali, ex voce degli 883 e ormai solista dal 2004, lo sa molto bene. Dopo quattro anni dall’uscita del suo ultimo album in studio, a giugno ha presentato il suo nuovo lavoro che da settembre lo sta facendo conoscere portandolo nei vari palazzetti italiani. Vi raccontiamo il viaggio dell’Astronave Max.

Max Pezzali in concerto

Max Pezzali in concerto

di Milly Abrusci

La band entra per prima, col suo bassista Luca “Lupo” Serpenti scalda la folla poi arriva Max Pezzali con il suo abituale cappellino in testa, e si parte subito con uno dei singoli del suo ultimo lavoro Come Bonnie & Clyde. Dopo aver riscaldato la voce, ha salutato tutti promettendo divertimento: “Ce l’abbiamo messa tutta per spostare il calendario, ma anche se oggi è giovedì, per noi È venerdì”. Anticipa così il secondo brano della lunga e interessante scaletta e, dopo aver fatto ascoltare due delle 14 tracce contenute in “Astronave Max”, ha fatto un tuffo nel passato degli 883 con “Rotta X Casa di Dio”, “Gli anni” e “La dura legge del gol” incastrando una storia d’amore triste tratta dal suo penultimo album, “L’Universo tranne noi”. Era diverso tempo che Max Pezzali non visitava Bari e lo ricorda lui stesso durante la serata, tra una canzone e l’altra. Il pubblico non ha avuto bisogno di riscaldarsi, è partito subito in quarta scatenandosi e accogliendo il cantautore pavese nel migliore dei modi. Finito il primo blocco caratterizzato per lo più da vecchi successi ha presentato “Col senno di poi” (spiegando che quando si diventa grandi ci si accorge che incontrare il proprio ex dopo tanti anni può essere bello per capire tante cose) e “Sopravviverai”. Sul videowall (composto dalla scritta “MAX” in caratteri cubitali), intanto, scorrevano le immagini dei membri della band con accanto i loro nomi. “Sei Fantastica” è stato l’intermezzo tra il nuovo e il vecchio. Subito dopo “Sei un mito”, le luci improvvisamente cambiano colore, da bianche diventano rosse, iniziano a rimbombare delle assordanti sirene, tutti capiscono che è arrivato il momento di una delle canzoni che hanno segnato la storia degli 883: “Hanno ucciso l’uomo ragno”. In tanti abbandonano gli spalti per scendere nel parterre e scatenarsi. “Adesso è il momento di Zak che mixerà di brutto”.

Max Pezzali live

Max Pezzali live

Max e la band lasciano il palco e a occuparlo rimane l’acclamato DJ che suona una versione remix di “S’inkazza”. Si ricomincia con “Non me la menare” e “Fallo tu”. Quest’ultimo brano è arricchito da un videoclip in cui Max Pezzali si trasforma in donna e indossa una lunga parrucca nera. La scaletta è intervallata da brani recenti e vecchi: “Come deve andare”, “Lo strano percorso” e “Sempre noi”. E’ di nuovo il momento del DJ, chiamato a contaminare la scaletta con inserti hip-hop e campionature a ripercorrere, come in un medley, 20 anni di carriera di Pezzali: “La notte”, “Bella vera”, “Viaggio al centro del mondo”, ”La lunga estate caldissima” e “Non ti passa più”. Dopo il blocco remix, Max Pezzali torna con tutta la band e lo fa passando a un lungo momento romantico con: “Il mondo insieme a te”, “Una canzone d’amore”, “La regola dell’amico”, “Ti sento vivere”, “Come mai” e “Nessun rimpianto”. Il pubblico non smette di cantare nemmeno per un attimo, conosce tutte le canzoni parola per parola. Adulti, ragazzi, bambini, sembrano avere tutti la stessa età. Come se fino a quel momento ognuno fosse rimasto seduto tranquillo al suo posto, Max invita chi occupava le tribune a scendere nel parterre e avvicinarsi al palco per fare festa e divertirsi un po’ con “Nord Sud Ovest Est” e “Tieni il tempo”. “E’ giunto il momento di presentare le persone che mi hanno accompagnato questa sera: Sergio Maggioni, chitarra solista e cori; Giorgio Mastrocola, chitarra ritmica; Sergio Carnevale, che con la sua batteria da quest’anno occupa la prima fila del palco; Ernesto Ghezzi, tastiera e percussioni elettroniche; Davide Ferrario, sintetizzatore e programmazione; e da Bari al basso, Luca Serpenti che stasera ha qualcosa da dire”.

La parola passa al bassista Luca Serpenti che, dopo aver ringraziato la sua città e salutato i familiari seduti in tribuna, invita la fidanzata a raggiungerlo sul palco. Tutti capiscono cosa sta per succedere e accendono immediatamente i cellulari per riprendere la scena. Claudia Franchini, cantante e autrice, è a pochi centimetri da Luca che la presenta orgoglioso e, dopo pochi istanti, s’inginocchia e le chiede di sposarlo. Accompagnata da un applauso scrosciante, la ragazza, sorpresa e felicissima, risponde con un convintissimo ed emozionatissimo “Sì”. Dopo questa bellissima proposta, la band lascia il palco per qualche minuto. Max torna per il bis con i due chitarristi e il bassista e prima di iniziare un medley in versione acustica di “Se tornerai”/“Nient’altro che noi”/“Io ci sarò”/“Eccoti”, spiega che per un cantante la cosa più bella è scrivere canzoni e la seconda è cantarle, ma “l’emozione più bella è sentire che la gente canta qualcosa che hai scritto tu e non importa se qualche parola la sbaglia, l’importante è che la canti”.  Il resto della band occupa il proprio posto, Pezzali introduce “Niente di grave” confessando che è una canzone alla quale tiene molto perché parla di suo figlio, di suo padre e di lui sia come figlio che come padre. Il bis termina con “Con un deca” che manda in totale delirio il pubblico che non fa altro che saltare e agitare le braccia a ritmo di musica. Il palazzetto si è trasformato in una vera e propria discoteca, peccato che però il concerto sia giunto al termine. Prima di andar via, Max chiama a sé tutta la band per un mega selfie con il suo pubblico. Ci sono concerti che non possono non essere visti, ci sono canzoni che non posso non essere ricordate e cantate a squarciagola e che, inevitabilmente, ti fanno tornare bambino senza nostalgia del passato, ma solo con tanta felicità e bellissimi ricordi. Max Pezzali, con gli 883, ha segnato la storia della musica italiana negli anni ’90.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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