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Folco Orselli si racconta nel nuovo album “Outside is my side”

E’ finalmente uscito “Outside is my side”, il nuovo album di Folco Orselli. In questo lavoro l’artista, per la prima volta, scopre tutti i suoi lati smettendo di raccontare le storie degli altri. Il lavoro è un mix di generi e suoni con cui Folco delinea una posizione ben precisa all’interno del panorama musicale italiano. L’abbiamo intervistato.

Folco Orselli

Folco Orselli

di Matteo Rossini

Come nasce questo disco?
Il mio quarto album ha avuto suoni orchestrali rimandando a un certo tipo di sensazioni emotive e sonore. In “Outside is my side” ho voluto cambiare un po’ le carte in tavola affiancando nuovi suoni ad altri già presenti nei dischi precedenti.
In questo lavoro ha raccontato molte cose personali.
Ho sempre voluto raccontare storie perché la musica è un po’ come un palcoscenico in cui puoi creare figure che non riguardano direttamente te, ma in questo caso mi sono tolto un po’ delle maschere e ho svelato alcuni miei lati dark. Ovviamente, questa è una visione personale, ognuno può vederci qualcosa di diverso, l’interpretazione è soggettiva, però credo che questo disco racchiuda tutto il mio mondo artistico con pezzi che vanno verso il futuro e il passato.
Quali suoi lati troviamo nel disco?
Io ho tante anime che vanno dal blues al rock passando per le ballate, in questo album ho messo insieme un po’ tutti i miei lati. Ho mescolato tante emozioni che ho ritenuto necessarie includere e ho tirato una linea ben precisa perché credo che “Outside is my side” chiuderà un percorso.
Tre aggettivi per descrivere l’album?
Dark, blues e consapevole. Mi sono tolto tutto e per una volta ho parlato molto di me.
Inizialmente aveva pensato di chiamare l’album “Vecchi vestiti nuovi”, poi ha cambiato idea: perché?
Qui siamo nel fulcro della questione. L’idea di chiamare il disco “Vecchi vestiti nuovi” è scaturita dalla voglia di dare un senso di circolarità alla mia musica, ma in seguito ho optato per “Outside is my side” perché mi sono accorto che in questo periodo c’è bisogno di fare un certo tipo di caccia, allegorica ovviamente. Infatti, il titolo rimanda alla questione che ora vogliono convincerci che il mainstream sia sinonimo di qualità ma non sempre è così, anzi, credo che fuori da quel circuito esista un fervore artistico che spesso non viene considerato.
Negli ultimi anni la musica è cambiata.
Ora vediamo che le classifiche sono piene di artisti che hanno cominciato prendendo parte a casting e talent-show. I cantanti sono coloro che sudano, lavorano e portano avanti con costanza la propria passione, non è sufficiente avere talento, ci vuole anche esperienza e voglia di apprendere, per questo rimango all’esterno di quel mondo, “Outside is my side”. Ci tengo a precisare che non sono contro i talent-show, non sto attaccando quel genere, ma vorrei che venisse presa in considerazione anche la musica che non passa per la tv. Adesso sento una certa inquietudine, vent’anni fa c’erano Pino Daniele e Lucio Dalla, l’offerta era totalmente diversa ma allo stesso penso anche che la musica cambi a seconda delle  richieste della domanda.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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