0

Matteo Buzzanca svela l’anima di Teodorf

Cosa accadrebbe se Matteo Buzzanca, uno dei più grandi autori italiani, decidesse di realizzare un proprio progetto musicale? La risposta è Teodorf, un magnifico concept album con sonorità elettroniche e arrangiamenti sofisticati che ti rubano l’anima al primo ascolto. Venerdì 30 ottobre è uscito l’album che racchiude otto brani di cui non potrete più farne a meno. Abbiamo intervistato l’artista.

Matteo Buzzanca

Matteo Buzzanca

di Matteo Rossini

Quando è nato il progetto Teodorf e perché non ha deciso di utilizzare il suo vero nome?
È nato alcuni anni fa quando ho deciso di creare un mio progetto personale. In realtà il mio nome c’è ed è velato. Teodorf è un nome composto che unisce il termine Teo da cui deriva Matteo e la parola tedesca Dorf che significa “paese”, “villaggio”. Il villaggio di Matteo, un luogo franco “musicalmente” dove fare quello che mi pare.
Quanto tempo ha richiesto la scrittura dei brani?
Sono nati nell’arco di un paio d’anni, nel senso che sono frutto di una selezione di brani scritti in quel lasso di tempo.
Lei è tra gli autori più affermati del nostro paese ma questa volta ha deciso di passare anche dall’altra parte, come mai? È da tempo che ci pensava?
Come autore ho scritto per diversi artisti ma non ho avuto molte occasioni di cimentarmi come produttore e arrangiatore nonostante sia una mia prerogativa. L’ho fatto, quindi, quando ho ritenuto di avere i brani adatti a realizzare un progetto per me musicalmente interessante. Mi sono anche adattato al ruolo di cantante.
Tutti i brani dell’album sono in inglese, perché questa scelta?
Perché l’inglese permette di lavorare molto di più con la musica. È la parola al servizio della materia musicale e non viceversa come è invece nel caso dell’italiano. Poi come musicista e produttore mi sento molto affine al mondo anglosassone.
I testi delle canzoni sono molto profondi, filosofici ed esistenziali, fanno riferimento a fatti personali e autobiografici?
Fanno riferimento ad una visione della vita che mi appartiene, non tanto a fatti specifici ma all’insieme di episodi che hanno determinato la mia sensibilità e la mia etica, il modo che ho di osservare e metabolizzare la realtà.
Come mai ha scelto “Why” come primo singolo?
Perché penso sia il più diretto, forse il più immediato con cui approcciare questo mio progetto. Contiene un po’ tutti gli elementi che poi si ritrovano nell’album.
C’è l’idea di realizzare anche il video per un altro brano del disco?
Sì, certo, in realtà pensavo ad un video per ogni canzone ma non so se sarà possibile. Probabilmente ancora un paio.
C’è un brano di “Teodorf” a cui è più legato?
“Richard Wright”, un brano omaggio al grande tastierista dei Pink Floyd scomparso qualche anno fa. È il brano che ha dato via al progetto.
Porterà il disco in tour?
Sì, non sarà facile perché il disco è molto articolato ma lo farò.
Quali sono i suoi progetti futuri? Ha già stabilito qualcosa?
Vorrò realizzare brani molto diversi tra di loro, frequentando i differenti generi musicali che amo e per interpretarli vorrò coinvolgere cantanti ospiti scelti ad hoc.

notespillate

notespillate

Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *