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I Talco chiudono una trilogia con “Silent Town”

Il 6 novembre è uscito “Silent Town”, il nuovo concept-album che chiude una trilogia iniziata con “La Cretina Commedia” e “Gran Galà”. Dodici brani che ripercorrono le esperienze dei Talco in questi anni e che li confermano una delle realtà SKA-PUNK più interessanti d’Europa. Abbiamo intervistato Tomaso De Mattia, fondatore, voce e chitarra della band.

Talco

Talco

di Milly Abrusci

Avete suonato in Giappone, in Germania e in Spagna facendo anche molti sold out. Come mai, invece, in Italia non riuscite a imporvi?
All’inizio pensavo che i Talco non potessero suonare in Italia perché non erano apprezzati musicalmente come band ma dall’anno scorso, in cui abbiamo suonato molto spesso qui, ho notato che anche nel nostro Paese abbiamo iniziato a fare qualche sold out e quindi mi sono fatto un’idea tutta mia.
Sarebbe?
Quando abbiamo iniziato, per farci apprezzare a livello europeo, abbiamo dovuto emigrare. La scena musicale cui appartiene il nostro genere viveva in uno stato di crisi che lo rendeva molto statico e che quindi alcuni grandi gruppi hanno creato un piccolo micro cosmo in cui gli interessi prevalevano (come molto spesso succede in Italia) e questo, unito a promoter e locali che non offrivano più la possibilità a nuove band di farsi conoscere, ha chiuso la scena musicale lasciandola ferma. Noi siamo andati all’estero perché abbiamo visto un po’ più di meritocrazia e spesso ci è capitato di andare a suonare in un locale da perfetti conosciuti, mentre qualcuno già ci ascoltava e ci apprezzava. Da lì il passaparola e siamo arrivati a promoter che hanno creduto in noi, che ci ha fatto suonare in altri posti e ci hanno fatto arrivare dove siamo oggi. La stessa cosa non si può fare in Italia perché, nonostante i gruppi storici non abbiano più il seguito di una volta, sono supportati da promoter e quindi continuano a dominare la scena ostacolando band come noi.
Quindi non dipende dal fatto che molti dei vostri testi sono politici?
Sicuramente quando fai dei testi impegnati in determinati ambienti non vai a suonare, però è una prerogativa di chi vuole affrontare un progetto del genere. Hai un campo un po’ più ristretto, ma ciò nonostante non credo sia un grande ostacolo. Faccio l’esempio dei Modena City Rambles, che ci piacciono molto, negli anni sono sopravvissuti, hanno cambiato generazioni e per quanto abbiano fatto sempre della musica molto impegnata, si sono ritagliati una grossa fetta di seguito. Sono una delle band alternative più famose in Italia e questo testimonia che non è un ostacolo. Il vero ostacolo credo sia quello che ho descritto prima e quindi una mancanza di apertura da parte della scena musicale alternativa italiana a un campo più meritocratico e meno legato “all’amico di”.
Che album è “Silent Town”?
Noi lo consideriamo l’album più riuscito dei Talco e sicuramente quello più maturo e difficile. Venivamo da cinque dischi e tre anni di tour da cento date annue e quindi il tempo di scrivere le canzoni era molto ristretto, però il lavoro che abbiamo fatto è stato molto meticoloso. E’ la chiusura di una trilogia che parla dell’Italia che metaforicamente è iniziata con “La Cretina Commedia” e “Gran Galà” e racchiude tutte le caratteristiche dei Talco perché rappresenta l’unione tra i vecchi timbri un po’ più potenti e quelli degli ultimi due dischi un po’ più melodici.  Secondo noi era il giusto modo per riassumere il nostro stile di musica.
Quali sono le vere differenze con i lavori precedenti?
Man mano che si va avanti con progetti musicali ci si evolve un po’ in qualcosa e si cerca una strada più personale. Nei primi dischi c’era più paura di esporsi perché non ancora troppo conosciuti, non ancora apprezzati, col tempo ci siamo lasciati andare più liberamente seguendo la nostra strada, legata alle origini, personalizzando il livello di musica. Aver unito la melodia dei nuovi pezzi con la potenza dei vecchi è la vera differenza sostanziale.
“Silent Town” nasce da un libro scritto proprio da lei.
Il disco è una specie di spiegazione di alcune parti del libro che narra più precisamente la storia. Con i CD e i concept album si possono estrapolare degli eventi e dei personaggi per descriverli meglio e affrontare la tematica in una determinata canzone.
I Talco compiono dieci anni, quali erano le tue aspettative quando hai fondato la band?
Non avrei mai creduto che saremmo arrivati fino a questo punto soprattutto perché, essendo nati in Italia, credevo avremmo avuto poca vita e che sarebbe rimasta solo una passione, ma stiamo vivendo la realizzazione di un sogno di quando eravamo ragazzini e che mai avremmo immaginato di esaudire.
La vostra band vanta anche la presenza di un trombettista e un sassofonista.
E’ una caratteristica che abbiamo nel gruppo. Quando scrivo una canzone la prima cosa a cui penso è il ritornello e la parte dei fiati perché per me sono la struttura della canzone dei Talco. Per noi la presenza dei fiati è una delle cose più importanti dal punto di vista artistico.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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