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Mentre ti parlo vedo una anima dolce come…Miele

Due occhi grandi come un cerbiatto e un’anima calda come la Sicilia, Miele è stata tra i protagonisti del Festival di Sanremo 2016 in cui ha gareggiato con “Mentre ti parlo” nella sezione Nuove Proposte. Il brano è un messaggio forte e vero che arriva dritto al cuore. La abbiamo intervistata.

Miele

Miele

di Matteo Rossini

Partiamo da “Mentre ti parlo”, quando nasce?
Il brano è nato quando mi sono trasferita a Milano per fare musica a 360 gradi. Mi sono iscritta a un’accademia per cercare di avere una prospettiva diversa, fino a quel momento il mio strumento principale era stata la voce, ma lì ho iniziato a studiare il pianoforte e a seguire un corso di scrittura. All’inizio non riuscivo a scrivere ma pian piano il mio rapporto con la musica è cambiato, la passione si è trasformata in una possibilità di lavoro e ogni giorno mi alzavo con la voglia di fare.
Il brano parla del rapporto con suo padre.
Quando mi sono trasferita a Milano non è stato facile per i miei genitori perché erano preoccupati e volevano proteggermi dal futuro incerto, io però avevo voglia di farlo. Non riuscivo a spiegarmi completamente a voce, così ho sentito l’esigenza di provarci con la musica ed è nata “Mentre ti parlo”, la prima canzone in assoluto che abbia scritto e curata da Andrea Rodini, il mio insegnante di scrittura.
Cosa ha detto suo padre quando ha ascoltato il brano?
Si è commosso.
Il video è molto minimale, com’è nata l’idea?
Avevo voglia di lanciare un messaggio nella maniera più semplice possibile. Ho avuto l’opportunità di collaborare con Andrea Marchese e Alessio Abate, due ragazzi della mia città che hanno curato rispettivamente la regia e il montaggio. Andrea mi ha aiutato a sviluppare l’idea e a trovare il modo per lanciare il messaggio, così è nato il filo rosso che simboleggia la presenza di qualcuno che ti lega e ti impedisce di fare quello desideri.
Nel video ci sono pochi colori.
Sì, volevo che il focus fosse il messaggio della canzone così ho inserito solo pochi elementi colorati e scenografici.
L’album si intitola “Occhi”, perché?
È un omaggio al mio sguardo perché la mia attività da cantautrice è iniziata quando ho avuto il coraggio di scrivere “Troverai magari i miei occhi meno storti”. Ho sempre avuto un rapporto molto particolare con il mio sguardo, considerato per anni un mio punto debole. Nel tempo ci ho lavorato e oggi ne sono molto orgogliosa, così ho voluto rendergli omaggio.
Tre termini che descrivono l’album?
Carisma, libero e veritiero!
Come mai ha deciso di inserire nel disco la cover di “Grande figlio di puttana” scritta da Lucio Dalla con gli Stadio?
Perché ho sempre amato questa canzone, mi ricordo ancora quando da piccola la cantavo in macchina con i miei genitori. Lucio Dalla è tra i miei cantautori preferiti e avevo una grandissima voglia di fare una cover del brano.
Quali sono le sue influenze musicali?
Ascolto tantissima musica, ma i miei artisti di riferimento sono sicuramente Lucio Dalla eIvano Fossati. Sono anche completamente innamorata delle voci Janis Joplin, Tom Waits e Nick Cave.
Ora cosa l’aspetta all’orizzonte?
Tanta voglia di suonare! In questo momento stiamo lavorando al tour perché i concerti sono i luoghi in cui mi sento più a mio agio. La cosa che preferisco in assoluto è il contatto con il pubblico.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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