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Roberto Binetti accende l’Universo Fantasia

Roberto Binetti è un autore, arrangiatore e produttore di musiche originali che dopo tanti anni ha deciso di pubblicare il suo disco d’esordio. Dieci composizioni per piano solo che danno vita a un album in cui le musiche sono state interamente composte ed eseguite da lui, con la partecipazione di Marco Decimo al violoncello. Il 25 febbraio l’artista sarà in concerto al MaMu-Magazzino Musica di Milano (cortile interno di via Soave 3 – ore 19.30 – ingresso libero)per la presentazione di “Universo Fantasia”. Lo abbiamo intervistato in anteprima.

Roberto Binetti

Roberto Binetti

di Milly Abrusci

Lei suona dall’età di sei anni e ha composto molte musiche per diversi spettacoli teatrali, ma ha deciso solo ora di incidere il suo primo disco. Come mai ha aspettato così tanto tempo?
Fondamentalmente perché dopo tante collaborazioni sentivo il bisogno di propormi con la mia musicalità. Per me ha rappresentato una sfida e un’opportunità sfida perché un disco piano solo significa che non hai sonorità sulle quali appoggiarti e quindi il modo di suonare è diverso; opportunità perché è il modo di fare ascoltare la mia essenza musicale.
Come mai ha chiamato il disco “Universo Fantasia”?
E’ l’insieme di quello che dovrebbe intendere la musica e la vita. Penso che ognuno leggendo un libro, guardando un dipinto o, come nel mio caso, ascoltando la musica debba poter volare con le emozioni. Mi piace l’idea che quando io suono propongo un tema o un passaggio che può essere poi sviluppato a livello personale a seconda della propria fantasia.
Anche la cover è tutta colorata, lo è per riprendere il titolo?
E’ il mio modo di intendere la vita, sono sempre positivo e vedo le cose sempre a colori. Mi piaceva dare un connotato di gioia e belle emozioni di me stesso e della mia musica. Il colore penso sia adatto a questo sfogo, oltre a essere bello anche graficamente.
Mentre il videoclip del brano “It Rains Outside” è tutto in bianco e nero.
Con la mia grafica abbiamo deciso di farlo in bianco e nero perché ci sembrava più adatto al tipo di brano intimo e melanconico.
Il 25 febbraio suonerà al MaMu-Magazzino Musica di Milano, che concerto sarà?
Sarà il concerto di presentazione del CD. Su diversi brani sarò accompagnato al violoncello da Francesca Ruffilli e cercheremo di ricreare quelle atmosfere dinamiche e anche contemplative di cui è piena la mia musica.
Come nasce un brano piano solo?
La composizione è un momento magico perché sei davanti al pianoforte e automaticamente ti può venire in mente un frammento musicale. Non è semplice perché delle volte può essere una melodia che cogli subito al volo, ti fermi e la scrivi, ma tante altre, invece, è solo un fraseggio e quindi devi lavorarci del tempo per evolverlo. Alcuni brani nascono di getto chiudendo gli occhi davanti al pianoforte, altre volte parte da una piccola idea e quindi poi devi svilupparla secondo il tuo stato d’animo.
In base a che cosa sceglie il titolo del brano?
Io mi baso sulle sensazioni che mi dà la musica mentre la suono e la ascolto. Per esempio, mentre suonavo “Intimate Affresco” avevo l’impressione di stare davanti a un affresco; la musica di “It Rains Outside” mi rievocava delle gocce di pioggia che battono sui vetri; “The Fleeting Thought” mi ha dato l’idea di un pensiero che hai in testa, ma alle volte può sfuggire e più ci pensi e più lo perdi e magari ti torna quando smetti di pensarci. Nel mio caso, nel titolo c’è sempre una correlazione tra il tipo di musica e la sensazione.
Come mai sono quasi tutti in inglese?
Mi piaceva l’idea di potermi rivolgere a un pubblico internazionale sia nella musica sia con lo scritto.
“Universo Fantasia” è da considerarsi più un punto di arrivo o di partenza?
Entrambi. E’ un punto di arrivo perché è la summa del mio essere musicista oggi e perché la musica è sempre un divenire. E’ un punto di partenza quando ci sono collaborazioni e nuove esperienze, perché bisogna sempre essere aperti alle contaminazioni e alle nuove sonorità.
I brani hanno un filo conduttore che li unisce?
A livello musicale, sì. Il filo conduttore che li unisce è la mia musicalità, ho privilegiato i due aspetti armonici e melodici lasciando in disparte quello jazzistico nonostante lo adori. Insieme all’improvvisazione, che ce n’è molta anche se non sembra.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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