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Jain, la Zanaka della musica internazionale

Origini africane, timbro graffiante, influenze parigine e testi in inglese, Jain è un mix di culture differenti che trovano la massima espressione in “Zanaka”, album della giovanissima cantante nata a Tolosa e cresciuta in Africa. Il singolo di debutto Come ha scalato la classifica francese, tedesca e italiana. L’abbiamo incontrata e  intervistata.

Jain

Jain

di Matteo Rossini

Quando è avvenuto il suo primo incontro con la musica?
Ho iniziato a scrivere in Congo, a sedici anni, e da quel momento non mi sono più fermata. Poco dopo ho scoperto My Space che si è rivelato la mia porta d’ingresso nel mondo della musica e un veicolo funzionale per arrivare alle persone.
Il suo singolo Come sta riscuotendo un successo enorme.
Sono contentissima che l’album sia uscito dai confini francesi arrivando in Germania e in Italia, non me lo sarei mai aspettato ma non posso che esserne felice.
“Zanaka” significa bambina e nella copertina dell’album ci sono elementi che rimandano al mondo orientale, com’è nata la cover?
Nella copertina ho voluto evidenziare le diverse influenze che caratterizzano il mio sound sottolineando l’aspetto non binario della musica. Questo disco rappresenta la mia nascita musicale, quindi mi sento come una bambina. Per me suonare è un gioco e mi sentirò una bambina fino a quando potrò farlo.
Nel disco ritroviamo suoni provenienti da diversi paesi tra i quali il Madagascar.
Fin da piccola ho ascoltato musica del Madagascar grazie a mia mamma e così nel disco ho unito quelle ad altre del Congo utilizzando le percussioni. Questi ritmi rappresentano il mio patrimonio artistico che desidero portare con me in qualunque luogo del mondo.
Nell’album omaggia Miriam Makeba con un singolo omonimo.
Ho voluto omaggiarla sia con strumenti elettronici che con altri più classici come trombe e chitarre. Ho ascoltato Makeba fin da piccola, la vedo come una persona di famiglia.
Quali sono le sue influenze musicali?
Ascolto molta musica jazz e soul, amo le voci di Nina Simone, Ella Fitzgerald e Janis Joplin.
Come mai ha scelto di cantare in inglese?
L’album è nato naturalmente, in passato ho scritto canzoni in inglese per amici che non conoscevano il francese, quindi i testi sono venuti spontaneamente. Mi piace definire questo lavoro “l’album dei viaggi” perché ci sono tanti stili  differenti e l’inglese è proprio il mezzo che ti permette di girare il mondo.
La sua musica potrebbe rappresentare un ponte tra l’Europa e l’Africa.
Non penso di avere già le spalle abbastanza larghe per potermi esprimere su situazioni delicate, al momento mi concentro sulla musica.
Durante le sue esibizioni indossa sempre lo stesso vestito.
È una sorta di rito, amo il momento in cui mi preparo per uno show, l’outfit fornisce un’identità visiva e sincera alla musica, mi mostro per come sono realmente.
Lei è la seconda artista che ha in programma più live in Francia quest’estate.
Ho un’agenda molto ricca e questa estate sarà piena di concerti. Al momento stiamo lavorando anche per fissare qualche data in Italia.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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