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BellaVista tra allegria e originalità

“Tarantella nel castello Putipù” è l’album di debutto di BellaVista, artista napoletano che mescola ironia a ricercatezza e originalità. Il disco è stato anticipato dal singolo “L’Italienne” con cui “il menestrello che saltella da una parte all’altra del palco” mostra tutta la sua unicità. L’abbiamo intervistato.

BellaVista

BellaVista

di Matteo Rossini

Partiamo dal nome, BellaVista deriva dal ristorante di famiglia, come mai ha deciso di utilizzarlo come nome d’arte?
La parola BellaVista è legata all’immaginario della mia infanzia, cioè un contenitore di ricordi: cose belle e momenti di serenità; quel ristorantino non c’è più ormai da tempo.La scelta di utilizzare BellaVista avviene dopo essere stato folgorato dalla visione del film “Così parlò BellaVista” di Luciano De Crescenzo in cui il protagonista descrive la bellezza della sua terra e al contempo ne denuncia gli aspetti più disparati, insomma, un perfetto Italienne proprio come me. La coincidenza di omonimia non poteva restare una casualità.
Lei si definisce “un menestrello che saltella da una parte all’altra del palco, ma soprattutto da uno strumento all’altro”, perché?
Il menestrello era l’artista di corte chiamato per allietare le feste al castello, un cantastorie, un giullare o un musicista che rappresenta alla perfezione il mio ruolo. La mia corte è il pubblico e siamo nel castello Putipù. Sono un polistrumentista e nei miei live lascio vari strumenti in diversi angolo del palco scegliendo al momento quali suonare, una corsa continua per recuperarli.
In “Tarantella nel Castello Putipù” racconta uno spaccato della società, com’è nato questo disco? Cosa l’ha influenzata nella scrittura?
È nato per raccontare storie di persone semplici attraverso metafore, citazioni e svariati riferimenti musicali. Dalla scrittura delle prime tracce, mi sono subito reso conto del filo conduttore, ovvero un messaggio di rivalsa sociale appoggiato a una spavalda ironia, tratto distintivo di BellaVista.
Com’è nata “L’Italienne”?
Ho tanti amici che son scappati dall’Italia alla ricerca della dignità. “L’Italienne” è un mash-up musicale di storie sociali attuali. La canzone è un inno d’amore per la patria da parte dell’italiano medio, combattuto tra la voglia di abbandonare la terra che tanto critica e il desiderio di restarne attaccato. È stata una scrittura di getto, di pancia.
Perché ha scelto “L’Italienne” come primo singolo?
Racchiude l’intero messaggio dell’album in tre minuti e mezzo lasciando intuire ciò che accadrà nelle tracce successive. Il brano è la sintesi perfetta del menù e non a caso apre il disco.
Qual è la situazione attuale del cantautorato italiano?
C’è chi dice che la canzone d’autore sia morta, io penso che siamo bendati dalle tendenze. Oggi c’è il rap, domani il country, tutti seguono la direzione inculcata. Se un concorrente del Grande Fratello decidesse di fare un disco, venderebbe milioni di copie, questa è la situazione attuale della musica in Italia. Dietro tutto questo marasma mediatico, però, ci sono molti cantautori che restano purtroppo dietro le quinte e depositati in un cassetto chiamato nicchia. Mi capita spesso di ascoltare nuovi progetti, trovarmi a condividere il palco con artisti sconosciuti con idee geniali che la gente purtroppo è sempre meno abituata ad ascoltare o, ancor peggio, a ricercare.
C’è una canzone dell’album che sente più vicina delle altre?
Mi rappresentano tutte a pieno; alcune le sento vicinissime per morale, altre sono autobiografiche e parlano di Enzo Fiorentino, me le sento addosso.
Quali sono gli artisti e i generi che la influenzano nella musica?
Ho studiato i cantautori italiani leggendo migliaia di testi: Dalla, Gaber, De André, Battisti, Rino Gaetano, Iannacci, Lauzi, Bindi, Paoli. Nel contempo ho ascoltato anche artisti come Bowie, Prince, Wonder, Caetano Veloso, David Byrne, Jaco  Pastorius, Smiths, Queen, Miles Davis, Pink Floyd, Sex Pistols, Zappa e Beatles. Come vedi, non c'è un genere specifico, vado dal jazz al punk, dal cantautorato al rock&roll, dalla beat alla psichedelica, tutto quello che è geniale.
Con quali artisti le piacerebbe collaborare e perché?
Elio e le Storie Tese per restare in tema di genialità.
Cosa l’aspetta all’orizzonte? Quali sono i suoi progetti futuri?
Dietro la realizzazione di un album, c'é sempre un gran lavoro e tanti sacrifici. Non mi aspetto ulla se non di arricchire il mio percorso artistico che spero mi porterà ad avere sempre più soddisfazioni! Magari proprio questo disco aprirà le porte al futuro.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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