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Judith Owen, il concerto e l’intervista: batte forte il cuore del Galles

L’elegantissima, sulfurea, etera Judith Owenm riempie un teatro, un club solo col suo carsima. La abbiamo incontrata e intervistata in ocasione della data di Milano del suo tour europeo. La sua voce avvolgente, accompagnata dal piano e dalla sua band, ci mette poco a scaldare l’atmosfera.

Judith Owen

Judith Owen


di Carlotta Sorrentino

E’ giusto dire che il suo ultimo album Somebody’s Child è un viaggio nelle miserie umane della nostra epoca ma che non perde la forza della redenzione?
Assolutamente, è una viaggio nella miseria del nostro tempo, perdiamo tante cose perché siamo sommersi dalla tecnologia. L’ispirazione è venuta quando ho incontrato per le strade di New York una ragazza incinta vestita con un sacco della spazzatura e nessuno l’aiutava. Io penso che bisogna aiutare chi è in difficoltà perché siamo tutti nati nello stesso modo.
La title track sembra una sceneggiatura, come altre sue canzoni: ha mai pensato di tradurre un suo testo in sceneggiatura?
La ringrazio per la domanda, ho fatto fatto i video di molte mie canzoni perché quando scrivo, già nella mente visualizzo una storia, un film. Sono un’attrice che vive e vede le canzoni che scrive in prima persona.
Dagli spunti jazz di I know why the sun shines al groove di sapore R’n’B di Arianne sembra il suo disco musicalmente più importante. Concorda?
Sì, musicalmente è l’album dove ho visto al di fuori da me, nel quale analizzo ciò che vedo perche per me la musica è come un linguaggio che mi permette di unire i miei due mondi.
No more goodbyes è la storia di un addio: quando è difficile andare così a fondo nelle pieghe dell’animo umano?
Molto, questa canzone è nata quando mio padre è morto. È stato difficile dirgli addio ed è difficile parlare di queste cose anche se sappiamo che succedono, ma non ne parliamo, è per me la canzone più importante. Quando canto questa canzone mi viene quasi da piangere.Anche il pubblico si emoziona con me.
Gli autori degli anni 70 restano la sua stella polare, ma tra i giovani c’è qualcuno che la emoziona?
Amo molto tutta la buona musica in generale. Seguo dei jazzisti molto giovani che fanno jazz e pop insieme Ma apprezzo molto anche cantanti più commerciali come Adele o Amy Winehouse. Però senza gli anni ’70 noi non saremmo qui.
Oggi la via del successo passa attraverso i talent: cosa consiglia ai ragazzi che non hanno altre opportunità per dimostrare le proprie doti?
Ci sono due scelte, la prima è Se vuoi il successo è una fama immediata e vuoi diventare una star e fare pop la strada del talent è la migliore. Per me che l’ importante è essere una vera artista sceglierei una strada più lunga e magari più difficile, ma che sicuramente ti forma diversamente.
E’ passata, nel suo lavoro autorale, dalla fase dell’introspezione a quella dell’osservazione: il suo percorso artistico dove sta andando?
Il teatro sarà la mia prossima sfida. Già durante questo tour cercherò di scrivere  il capitolo successivo, è in una direzione che va attraverso il musical.
Il Galles come sta vivendo questo difficile momento politico, economico e sociale?
Non sono felice, sono tempi duri, sono rimasta molto male per il brexit, penso che chiunque viva a Londra non sia felice di questa scelta, cio che mi preoccupa di più è l’America. E la cosa peggiore è che sia Trump che Brexit hanno scopo razziale.
Si sente una paladina dell’elogio della lentezza? In senso positivo, ovviamente, visto che viviamo un’epoca dove tutto si fa correndo. Anche le scale mobili.
La nostra epoca è molto frettolosa e si ha sempre mille cose da fare, c’è bisogno di rallentare ad un certo punto è io riesco a prendermi i miei spazi con la musica. Quando sono sul palco penso solo a cantare e quello è il momento in cui io stacco con il mondo.
Infine ci racconti la sua Italia: cosa le piace, cosa ama, cosa non le piace e che concerto porta in giro.
Amo l’Italia per la storia, l’arte e sopratutto il cibo.Da bambina venivo spesso con i miei genitori in auto dall’Inghilterra per andare da amici di famiglia in Toscana. Gli italiani non hanno paura di mostrare le proprie emozioni. Il pubblico capisce le emozioni della mia musica, ho un buon rapporto con questo paese. Nel tour troverete molte emozioni, raccontare una storia è il mio obiettivo è bello quendo il pubblico ti capisce, ci sarà bella musica tanta gioia e tanti capelli.

 

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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