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Ho perso un amico-poeta…troverò un poeta-angelo: ciao Alberto Prandi!

E poi ti ritrovi a non saper che dire. Forse perché più che il detto ora manca il non detto e, quello che non abbiamo avuto tempo di dirci. E quello che non mi dirai più. Perché, un po’ alla chetichella, hai scelto di  andare nel Parnaso, con i tuoi amici poeti. E magari ora, mentre io scrivo e tanti ti cercano allungando le mani nel nulla (me compreso) cercandoti, sei lì che realizzi uno dei tuoi sogni.

Il poeta Alberto Prandi

Il poeta Alberto Prandi

Ricordo che nei nostri viaggi nel tempo e nei continenti, viaggi un po’ salgariani, visto che avvenivano tutti intorno a un tavolo, a casa, spesso al Barolino, qualche volta al Clorofilla o in altri luoghi di passaggio ma di buone bottiglie e buoni cibi, più volte mi hai detto: “Se potessi tornare indietro nel tempo, andrei in Palestina, circa duemila anni fa, per vedere che combinava quel cappellone”. Ora forse siete vicini. La tua indomita fierezza intellettuale ti porterà a disquisire con lui di ogni argomento, tra un calice di Friulano, a te tanto caro in apertura di pasto, e un calice di Ormeasco, difficile da trovare ma che qualche volta, sulla tavola, siamo riusciti a mettere.

Alberto ricordo le nostre camminate sull’argine, ricordo quando dovevo passare a prenderti e tu eri sul cancello pronto andare (e guai a non essere puntuali)…ricordo quella sera a Mantova quando all’alba eravamo ancora tutti a tavola con di fronte una distesa di bottiglie e un salame che non finiva mai. Penso alle cene a casa tua con tuo cugino Guccini. Ricordo quando mi dicevi delle tue poesie, di quelle pubblicate e di quelle cui stavi lavorando per un prossimi libro. Ricordo i caffè la mattina e le chiacchiere alla Fenice. Ricordo la tua cagnolina Sila (o Shila). Mi hai fatto conoscere Malamud, Haruf, Roth, Rulfo, Louise. Mi hai portato nel mondo dei nativi americani. E pure in Siberia a cacciare i lupi e a scoprire un mondo ignoto, almeno a me. Ci mandavamo messaggi licenziosi e ogni volta borbottavi perché non mi sforzavo a fare endecasillabi. Li ho quasi tutti quegli sms…a luci rosse: li ho riletti più volte in questi giorni, come più volte mi sono fermato sulla tua fotografia.

Ci siamo visti non molto prima che tu chiudessi la porta della mente. E della vita. Guardo la libreria (e penso alla tua, sterminata, magica) e vedo i libri che tu mi hai consigliato, che ho divorato o rigettato. Ma che sono lì. Che bellezza La Trilogia del Minnesota di Vidar Sundstøl! Di Williams invece io ho amato Stoner e tu Butcher’s Crossing…perché nell’animo eri un po’ cowboy, selvatico e sospettoso. Ma buono. Dolce con la tua nipotina, paterno con tuo figlio Alessandro, affettuoso con tua nuora. Proprio ieri sera c’era Inter-Sampdoria. Noi due…contro! Capita ogni tanto. Ho vinto io…ma avrei anche perso con gioia se la contropartita fosse stata una tua telefonata di sberleffi. A proposito: non ti ho mai sentito suonare la chitarra…e questo mi spiace. Ricordo la poltrona sulla quale leggevi e la cucina di casa dove mi hai permesso di entrare come tuo aiutante nelle succulente cene che, talvolta, preparavi. Il tuo piccione al forno…una meraviglia! E l’erbazzone? Bagnato con un fresco e spumeggiante Lambrusco scioglieva la chiacchiera. Ora forse sono anche un po’ patetico…lo so, ma che devo fare? Ciao Alberto, ovunque tu sia ti auguro la compagnia di buone vendemmie e buoni libri. Sapere che stai bene mi fa stare meglio. E pure un po’ sorridere.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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