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The Script, aspettando i concerti e ascoltando Freedom Child…l’INTERVISTA

E’ stato rinviato il concerto ma non l’intervista. Abbiamo incontrato The Script, che ci hanno parlato di loro e dell’ultimo lavoro Freedom Child.

The Script, la cover di Freedom Child

The Script, la cover di Freedom Child

di Chiara Pedà

Il concerto è solo rinviato. Tranquillizziamo i fan?
Siamo davvero dispiaciuti di aver dovuto annullare il concerto, non vorremmo mai deludere i nostri fan. Abbiamo fatto di tutto per riuscire a cantare stasera, ma non è stato davvero possibile. Speriamo che il pubblico italiano capirà, sicuramente cercheremo di tornare il più presto possibile e speriamo che ci sarete anche tutti voi per assistere al nostro spettacolo.
Perché avete scelto “Freedom Child” come titolo dell’ultimo album?
E’ evidente che il mondo sta cambiando moltissimo. Il terrorismo, continui problemi economici e politici stanno caratterizzando gli ultimi anni. Il nostro intento con “Freedom Child” è dire al mondo che quello da fare in questo momento è rimanere uniti, mostrare il nostro senso di umanità ed essere persone forti, ma tutti insieme. Solo rimanendo uniti si riescono a superare i momenti difficili.
In “Freedom Child” affrontate la tematica del terrorismo. Considerando i recenti eventi di alcuni attacchi terroristici durante dei concerti come a Manchester durante lo spettacolo di Ariana Grande, vi siete mai sentiti preoccupati che potesse accadere qualcosa durante uno dei vostri show?
Sicuramente. Di solito durante i nostri concerti ci sono davvero tante persone e la nostra preoccupazione è proprio per il nostro pubblico, prima di iniziare uno spettacolo spero sempre che vada tutto bene. L’attentato di Manchester ha lasciato un grande segno, le persone andavano a un concerto per divertirsi con famiglia e amici, per mettere da parte le paure e le preoccupazioni della vita, ma adesso percepisco che non c’è più la stessa leggerezza. In realtà siamo preoccupati anche per noi stessi, quando siamo sul palco siamo molto esposti e vulnerabili.
“Freedom Child” è stato pubblicato tre anni dopo il vostro penultimo album. E’ stata una vostra scelta quella di lavorarci con calma o è stato molto impegnativo da realizzare?
In realtà Danny (Danny O’Donoghue – il cantante) ha avuto un’infezione alle corde vocali e non poteva cantare. Ha dovuto sottoporsi a due interventi chirurgici e per sei mesi non ha potuto parlare né tanto meno cantare. Le nostre intenzioni sarebbero di continuare sempre a fare concerti e a scrivere nuovi album, ma in alcune occasioni è necessario prendersi una pausa e preoccuparsi della nostra salute.
Come avete scelto la copertina dell’album?
Le ali al neon vogliono rappresentare la libertà. L’uomo in piedi in mezzo alla strada vuole essere una qualsiasi persona del mondo perché tutti dovremmo sentire di poter essere liberi nelle strade delle nostre città. Questo è uno dei messaggi principali che volevamo trasmettere con la nostra musica in questo album.
In questo ultimo album ci sono parti di musica elettronica, dance e hip-hop. Cosa vi ha spinto a inserire questo nuovo stile nelle vostre canzoni?
Senza innovazioni si rischia di diventare noiosi, non si può rimanere sempre uguali. Avevamo voglia di provare qualcosa di nuovo, di sperimentare qualcosa di diverso.
Il vostro tour finirà a luglio. Avete già deciso cosa farete dopo?
Sicuramente ci riposeremo un po’. Magari dopo faremo un nuovo album e poi un nuovo tour, è un giro continuo.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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