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Arctic Monkeys infiammano Milano: la nostra recensione

Dopo il successo di pochi giorni fa a Roma, gli Arctic Monkeys sbarcano a Milano al Mediolanum Forum di Assago per l’ultima delle tre date italiane del tour e di certo non potevamo mancare.

Arctic Monkeys a Milano

Arctic Monkeys a Milano

di Antea Morbioli

Al centro del palco solo una scritta a lettere cubitali, Monkeys, mentre il resto della scenografia è abbastanza semplice per non dare spazio a distrazioni. Con un leggero ritardo rispetto all’ora di inizio, i musicisti fanno capolino sul palco con Four Out of Five, il brano trainante del nuovo e controverso album. Un pannello rosso lampeggia dietro di loro, mentre gli schermi posti ai lati del palco mostrano in bianco e nero il volto e le mosse del vero protagonista della serata, il leader del gruppo Alex Turner. Il cantante si distacca dagli altri componenti con un completo elegante, accompagnato da una giacca nera e degli occhiali da sole e sembra trovarsi subito a suo agio davanti al tutto esaurito. Nel  frattempo la luce cambia colore, diventa di un bianco giallastro, come a rievocare quell’atmosfera lunare che si può riconoscere nelle varie tracce dell’album Tranquillity Base Hotel & Casino. Ma la tranquillità dura ben poco, perché il pubblico si infiamma subito con le esuberanti Brainstorm e Crying Lightning, per poi arrivare a quel ritmo incalzante che caratterizza Do I wanna know? in cui, durante il ritornello, dei fari sul palco puntano in modo inquisitorio il pubblico. Turner continua a porsi delle domande con Why’d you only call me when you’re high?, ma poi torna la calma e il pubblico lo segue costellando il Forum di mille luci provenienti dai cellulari, mentre lui al piano canta 505.

Ecco poi che si scopre un altro brano del nuovo album, One point perspective e con un abile passaggio di batteria la band si collega direttamente a Do me a favour. Si riprendono in mano i telefonini, muovendoli lentamente in aria trasportati da Cornerstone, seguita a ruota da One for the road e Arabella. Turner si sposta di nuovo al piano e con uno sfondo che sembra una lunga verde, alternato con una luce rossa lampeggiante, si ricrea palesemente un’atmosfera tipica di un vecchio casinò del passato, non a caso il pezzo è Tranquillity Base Hotel & Casino, omonimo titolo dell’album. Il cantante, a differenza di come aveva fatto finora, annuncia le successive due canzoni, cioè
She looks like fun e Knee Socks, per far poi partire il rush finale di brani uno più scatenato dell’altro: Pretty Visitors, Don’t sit down ‘cause I’ve moved your chair e I bet you look good on the dancefloor. Le parole
durante tutto lo show sono poche, nessun discorso studiato a parte qualche grazie imparato per il pubblico italiano, ma sicuramente la musica parla da sola e non necessita di ulteriori presentazioni. I brani infatti vengono eseguiti uno dietro l’altro senza sosta, Turner e gli altri sembrano inarrestabili e pieni di determinazione, con una compostezza esemplare e senza alcun comportamento al di sopra delle righe. La band esce quindi di scena, ma tutti sono in fermento perché si intuisce che c’è da aspettarsi qualcos’altro, non può finire così presto. E difatti, dopo le urla di incoraggiamento, le scimmie artiche rientrano in scena per le ultime canzoni: Batphone del nuovo album e The view from the afternoon. Concludono ufficialmente con la magnetica R U Mine?, la quale rilascia una potente scarica di adrenalina che fa venire voglia di assistere da capo a tutto il concerto. Uno spettacolo forse troppo breve, ma con grande spazio per la musica e con un’energia invidiabile che fa saltare dall’inizio alla fine.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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