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Cesare Cremonini in concerto a Milano: una notte fantastica a San Siro

Una data storica, quella del 20 giugno 2018.  Cesare Cremonini ha debuttato sul palco di San Siro abbracciato da 57 mila spettatori. Il nostro racconto.

Cesare Cremonini a San Siro

Cesare Cremonini a San Siro

di Antea Morbioli

L’attesa del pubblico nel buio viene interrotta dall’accensione dei maxi schermi laterali al palco, che mostrano i piedi di Cesare Cremonini avanzare lungo un corridoio; poi, con un ingresso degno di un mago, appare da una botola: giacca bianca, pantaloni neri, scarpe e maglia dorate. Si percepisce l’adrenalina, lui si posiziona in mezzo al palco e, grazie all’intro di Cercando Camilla, parte a cantare Possibili Scenari, brano che dà il titolo al suo ultimo album. Al ritornello una vera e propria esplosione: si accendono tutte le luci sul palco, volano stelle filanti colorate e delle barre utilizzate come schermi alle spalle dell’artista si riempiono di macchie rosse, gialle e azzurre. Quando poi queste barre si posizionano in diagonale sembra quasi di essere dentro la copertina di Possibili Scenari. Cremonini prosegue con la scatenata Kashmir Kashmir, sempre del nuovo album e poi racconta come la paura di esibirsi in un luogo simile sia stata spazzata via dal sentirsi come se si stesse tornando a casa. Perciò si lascia andare a qualche pezzo del passato, come Padre Madre, Il comico (Sai che risate) introdotto da una parte strumentale, La nuova stella di Broadway, che conta con l’accompagnamento delle luci di tutti i cellulari e Latin Lover, brano che utilizza per la sua prima uscita di scena.

Si sente il rumore di un elicottero in decollo che viene di seguito sostituito con delle luci da discoteca, in aggiunta a un remix che si scopre poi appartenere a Lost in the weekend e così torna sul palco Cesare, vestito adesso con una giacca rossa leopardata e dei grandi e buffi occhiali da sole, che corre sul palco mentre dietro la sua figura si deforma come se il pubblico stesse guardando in un caleidoscopio. Suona e canta con Un uomo nuovo, per poi farsi  accompagnare dalla tromba per Buon Viaggio, mentre dietro compare il firmamento e il nostro pianeta che ruota, sempre in viaggio. Il trombettista non cessa di suonare anzi, prosegue con un assolo mentre la sua figura nera si staglia sullo sfondo multicolore dello schermo, lasciando così il tempo a Cesare di avvicinarsi al lato sinistro del palco dove si trova un pianoforte argentato. L’ex Lunapop si lascia andare a una versione più intima piano e voce di Figlio di un re, per poi passare invece a Una come te in stile vagamente jazz. Con Vieni a vedere perché fa cantare l’intero stadio che canta appassionato tutto il brano insieme a lui e infine, sulle note della profonda Le sei e ventisei, si ritira nuovamente dietro le quinte.

Come in precedenza, durante il cambio d’abito si accendono le luci colorate e una musica elettronica anticipa Mondo, con tanto di apparizione, seppur solamente video, di Jovanotti. Con il suo completo argentato Cesare è ormai inarrestabile e si continua a scatenare con Logico, che tra la vivacità sul palco e i fuochi d’artificio è letteralmente scoppiettante. Dopodiché si accendono come dei raggi infrarossi che sempre più velocemente puntano il pubblico per fare
strada a Greygoose, altro pezzo che vuole sfidare chiunque a stare fermo. L’atmosfera torna più tranquilla, stavolta sul lato destro del palco ci sono due sgabelli e due chitarre, Cesare ha quella acustica, e canta Dev’essere così. Gli schermi poi si fanno subito tutti rossi e, sulle note de Il pagliaccio, il cantante bolognese avanza a passi robotici sfidando con la sua sagoma nera il colore che c’è di sfondo. Appena finito il brano chiama vicino a sé l’amico di una vita e il bassista che lo segue quasi sempre, Ballo, perché vuole dedicargli un vero e proprio coro da stadio per il suo compleanno e, in onore dei vecchi tempi con i Lunapop, si divertono con l’intramontabile 50 Special.

Ci si avvicina ormai alla fine e quindi Cremonini decide di lasciarsi andare con alcuni brani malinconici come Marmellata #25 e Poetica, accompagnata da uno sfondo pieno di lampadine che vengono poi sostitute da una cascata di fuochi d’artificio. È la volta del pezzo del momento, Nessuno vuole essere Robin, che si conclude con un’esplosione di coriandoli e con l’ultima sparizione di Cesare. Torna poco dopo, con una giacca blu, dicendo che il sogno di cantare negli stadi lo accompagna fin da quando era piccolo e forse ancora non ci crede che questa sera è riuscito a tener testa ad una location così importante. Dopo i doverosi ringraziamenti a tutta la band e al pubblico, il concerto si conclude con una delle canzoni che la maggior parte di noi portano nel cuore, con la speranza di Un giorno migliore. Un concerto in cui Cesare, anche attraverso un’invidiabile scenografia, ha saputo calibrare la giusta dose di vivacità e ballo con il suo lato più riservato, quel suo essere narratore che intimamente ci racconta storie d’amore.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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