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Mike Sponza va ad Abbey Road per Made in the Sixties

Mike Sponza ritorna con il suo secondo album registrato negli Abbey Road Studios. Un Blues dedicato agli anni’60, che profuma di rivoluzione.Il blues non è morto.

Mike Sponza con la sua band

Mike Sponza con la sua band

di Irene Venturi

Mike Sponza, musicista da oltre 4 lustri sulla scena live europea con 8 album all’attivo, ci riporta non solo alle sonorità degli anni ’60 ma ci fa rivivere i grandi avvenimenti della decade più rivoluzionaria della seconda metà del ’900. “Un album dedicato agli Anni ’60, una decade per me molto affascinante sotto molti profili e su cui c’è molto da dire. È anche il periodo in cui sono nato e da un po’ di tempo pensavo di realizzare un disco su quel decennio. 10 canzoni. Una per ogni anno.” Persone, eventi, culture e musica concorrono a costruire 10 anni controversi che hanno cambiato la cultura giovanile per sempre. La forte evoluzione continua viene rappresentata in questo album dai generi e linguaggi musicali diversi, dal rock al latin, dal pop all’acustico, dal soul al rock n’roll. Mike Sponza esordisce nel mercato discografico nel 1997 con l’album “News for you” e nel 2016 registra il suo primo album negli Abbey Road studios. “Ergo sum” non viene definito solo come un album ma come un progetto rivoluzionario ed originale che vede la partecipazione di Dana Gillespie, ricordata per la sua interpretazione della Maddalena in Jesus Christ Superstar e per la sua unione artistica e sentimentale con David Bowie. In Italia lo troveremo live a Cerea, in provincia di Verona, dove terrà uno show case il 13 Ottobre alla manifestazione “Blues Made in Italy”. 8 gli elementi che lo accompagneranno. Ingresso libero.

Hai voluto dedicare questo album agli anni ’60 e alle sue rivoluzioni. Cosa dovrebbero imparare le nuove generazioni da quegli anni?
La capacità di non sostituire tutto subito, di provare a ricostruire. Il nostro è stato un decennio di classici e traevano dal passato le fondamenta. Oggi i giovani imparano tutto velocemente senza sapere cosa c’è dietro. Il sapere è una rottura di palle e l’intellettuale è noioso. In Italia c’è una superficialità che va troppo di moda.
Ma…
Ma da loro dovremmo imparare ad essere più aperti mentalmente. I nostri figli non hanno barriere, sono muri che cadono.
Le mura che resistono e continuano a creare sono quelle degli Abbey Road studios. Secondo album registrato in un tempio della musica rock-blues.
La prima volta entri tremando. All’inizio siamo stati accolti da due ragazzi, Paul e George. Puoi immaginare lo stupore? Per questo secondo disco, invece, ci è capitato di andare in studio a registrare la Domenica mattina. Eravamo solo noi e l’addetto alla sicurezza nello studio.
Vi siete dati alla pazza gioia?
Abbiamo potuto usare il pianoforte di Hey Jude, l’organo di Let it be e uno strumento degli Anni ’20, la celesta, utilizzato in diversi album dei Beatles.
La domanda sorge un pò spontanea, Beatles o Rolling Stones?
Assolutamente Beatles, per tutto il mondo culturale che hanno creato.
Tornando all’album, cosa hanno gli Anni ’60 per averti appassionato?
É una passione nata dall’ossessione verso i film, le macchine. Sono gli anni del glamour, John Kennedy, Martin Luther King e la musica.
Sono contrasti che hanno creato rivoluzioni e la musica era lo specchio della società.
I bei tempi andati?
No, nessuna nostalgia.
Pete Brown, uno dei più grandi autori inglesi, ha collaborato a questo album.
Pete mi ha detto che poteva essere la persona giusta per raccontare insieme a me quegli anni perchè “Non mi sono mai drogato o alcolizzato e ho una visione lucida”. Ci siamo seduti al tavolo e in una settimana abbiamo scritto i testi dell’album.
Sono brani che profumano di quegli anni ma sono reinterpretati in chiave moderna
Si, i testi indirizzavano a scelte musicali già chiare. Ho voluto attingere anche al mondo di armonie e sonorità del soul, della pop music inglese e del rock blues. Si sta rivelando il disco più importante della mia carriera.
Cos’ha di diverso dagli altri suoi album?
Riflette la mia voglia di andare in direzioni musicali nuove, andando a scavare dentro la mia cultura musicale che per anni voleva solo fare blues. Un giorno guidando mi sono accorto che in 5 ore di viaggio non ho mai ascoltato blues.
Cos’è oggi il blues?
Ora la black music è il blues, come Kanye West. Il blues vero e proprio invece è diventato molto manieristico, si è persa la connotazione fondante e il focus sulle tematiche.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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