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Nightwish, un tour da leggenda: il racconto di una notte con loro

Circa due anni dopo l’ultima calata della band symphonic metal per eccellenza, l’entusiasmo e l’attesa per l’unica data italiana dei Nightwish sono davvero alle stelle. I fan del gruppo hanno aspettato l’apertura delle porte del Forum di Assago fin dalla mattina, per poter essere i primi a posizionarsi sotto il palco e godere delle delicate trame musicali della truppa diretta dall’istrionico Tuomas Holopainen, direttore del circo Nightwish, che invita gli astanti seducendoli con e sue note. E sicuramente anche in questa serata il gruppo dalla gelida Finlandia sarà scaldato dall’amore e dall’ardore dei fan italiani, sempre in prima linea nel supportare i loro beniamini.

Nightwish

Nightwish

di Federico Moia

Prima del piatto principale, un ottimo antipasto è offerto dai Beast in Black, band finlandese di recentissima formazione dedita a un heavy/power graffiante ed energico. Pur non potendo contare sul fattore originalità – tantissime le fonti di ispirazione, in primis gli immortali Judas Priest – i cinque, regalano uno show convincente ed esplosivo. Il merito va anche alla simpatia del frontman Yannis Papadopoulos, che sa coinvolgere i presenti. La scaletta propone l’album Berserker, l’unico all’attivo per i nostri, praticamente per intero, tra cui segnaliamo l’opener, l’omonima, Beast in Black, Blind and Frozen e la ballad Ghost in the Rain. Fondamentale l’apporto dell’ultimo entrato in formazione, il  corpulento batterista Atte Palokangas, tanto preciso sulle percussioni, quanto divertente quando interagisce con il resto del gruppo. Beast in Black promossi, aspettando una loro data da headliner. Intanto, il pubblico accorso al forum per assistere allo spettacolo dei loro beniamini Nightwish aumenta progressivamente, anche se notiamo con dispiacere che l’anello più alto è stato chiuso e ben due settori sono praticamente vuoti. Dal punto di vista dei numeri i Nightwish avrebbero meritato molto di più considerando che mancano dall’Italia da circa due anni e che il loro show, chiamato Decades, prometteva di rispolverare gemme da tutta la discografia della band in occasione del suo ventennale. Peccato! In ogni caso, la fibrillazione e l’eccitazione sono cresciute di minuto in minuto fin quando, alle nove meno un quarto, è finalmente calato il sipario che nascondeva il palco. Sui megaschermi un video invita i presenti a non usare i cellulari durante lo show, per non rovinare l’atmosfera e potersi così immergere, anima e corpo, nella struggente fiaba della band finlandese. Ad aprire ufficialmente le danze, è proprio la sognante Swanheart, eseguita al flauto dal polistrumentista Troy Donockley, che durante tutta la serata alternerà uno strumento tradizionale all’altro. Mentre le note scorrono veloci, fanno il loro ingresso sul palco gli altri musicisti e, una volta che tutti sono al loro posto, vengono proposte subito due delle hit più famose della band, Dark Chest of Wonders e la bombastica Wish I Had An Angel, entrambe estratte dall’album Once del 2004. Il palco è letteralmente dominato dalla titanica Floor Jansen, 1.85 senza tacchi, che svetta imponente sui comprimari al suo fianco e facendo sembrare piccine le piattaforme su cui sono posizionate le tastiere e la batteria. La cantante olandese sembra perfettamente a suo agio sul palco e incita a più riprese il pubblico che impazza dalla gioia cantando ogni singola canzone. Certo, il confronto con la sua illustre predecessore, Tarja Turunen, è inevitabile e sicuramente Floor perde nello scontro diretto con la soprano, cantante originale della band, specialmente nei brani che erano costruiti maggiormente sul timbro operistico della Turunen. E per chi scrive la voce dei Nightwish, senza la quale non avrebbero avuto il successo di cui godono ancora adesso, è Tarja Turunen. In ogni caso, la performance vocale è ottima e la voce della valchiria olandese regge senza problemi le due ore abbondanti di show. Anche visivamente lo spettacolo è assolutamente fantastico, grazie ai video che scorrono armoniosi sui megaschermi e che accompagnano accuratamente le canzoni della band, aiutando ancora di più a immergersi nel mondo fiabesco e incantato dei Nightwish. Dopo altre perle del passato più o meno dimenticate, come Gethsemane o Sacrament of Wilderness, la prima pausa arriva dopo la struggente Dead Boy’s Poem, dall’album che consacrò definitivamente la band nell’olimpo del metal, quel Wishmaster targato 2000. Una canzone perfetta per comprendere tutta la poetica e il lirismo del gruppo, capace di alternare le sfuriate tipiche del metal con melodie raffinate e d’atmosfera, evocative. I Nightwish sono prima di tutto dei cantastorie che amano traghettare l’ascoltatore nel loro mondo fiabesco ed etereo, composto da melodie gentili e avvolgenti. Merito senza dubbio del mastermind della band, il tastierista Tuomas Holopainen, un musicista a 360°, che ha saputo dire molto anche al di fuori dell’ambito prettamente metal. Dall’alto della piattaforma dedicata alle tastiere, scruta il palco con il suo immancabile cilindro, come il direttore del circo che si sta esibendo secondo le sue indicazioni.

Solo qualche minuto di pausa, in cui Troy, Tuomas e il batterista Kai Hahto propongono una loro personale versione di una melodia tradizionale finlandese, prima di far esplodere nuovamente la festa con un’altra canzone attesissima dai fan, Elvenpath, la opener del loro primo album, Angels Fall First, che 21 anni fa ha dato origine al loro mito. Lo show prosegue rapido attraverso tutti i pezzi che hanno contribuito a rendere grandi i Nightwish, sia recenti come I Want My Tears Back, che più datati come The Carpenter o l’aggressiva The Kinslayer. Eccellente anche la prova del chitarrista Emmpu Vuorinen e del bassista Marco Hietala, il comico del gruppo che alleggerisce e stempera la tensione con smorfie e gag. Anche un piccolo malore di uno spettatore tra il pubblico non ferma i nostri che, anzi, in maniera estremamente professionale, approfittano della pausa concessa all’intervento dei soccorritori per ringraziare calorosamente il pubblico. Si tratta in realtà di uno dei pochi momenti in cui la band e il forum interagiscono. È la musica che parla per loro e non c’è nemmeno bisogno di presentare le canzoni tanto sono famose e conosciute dai fan. Lo spettacolo termina infatti con quattro capolavori del gruppo. Nemo, anch’essa dall’album Once, che rappresenta la pubblicazione da cui sono stati estratti il maggior numero dei pezzi in scaletta, Slaying the Dreamer e le due lunghe suite The Greatest Show on Earth e quella che da molti è reputato il gioiello assoluto dei Nightwish, Ghost Love Score. Il concerto finisce così, nel lancio di migliaia di coriandoli rossi – anche se forse mettere due pezzi così lunghi in chiusura non è stato il massimo, dato che dopo due ore piene il pubblico inizia a sentire inevitabilmente gli effetti della stanchezza. Applausi, inchini e promesse di ornare presto. Anche se forse, data l’uscita del nuovo album solo nel 2020, l’attesa non sarà poi così breve. A presto Nightwish!

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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