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The Wombats, unica data italiana: la recensione

Unica tappa italiana, unico show imperdibile: tornano a infuocare l’Italia, a distanza di un anno, i The Wombats.

The Wombats

The Wombats

di Caterina Prestifilippo

Il trio di Liverpool composto da Matthew Murphy (voce, chitarra e tastiere) e Dan Haggis (batteria) e dal norvegese Tord Øverland-Knudsen (basso) arriva al Fabrique di Milano per presentare il suo ultimo progetto: Beautiful People Will Ruin Your Life, quarto album in studio. Dopo i due concerti di apertura dei Bloxx e dei Circa Waves, band dal sapore brit-pop in pieno mood per la serata, è subito la volta di Cheetah Tongue: il singolo di apertura del nuovo album degli headliner. Fedeli alle scalette finora eseguite in tour (un perfetto mix & match dal nuovo album e vecchie glorie) e nonostante un pubblico molto caldo e particolarmente giovane, è solo a metà concerto che la situazione, finalmente, decolla: Kill The Director, pezzo tratto da The Wombats Proudly Present: A Guide to Love, Loss & Desperation del 2007 avvicina tutti i fan sotto al palco, dai più freschi fino a quelli di lunga data, chiaramente in trepidante attesa per ballare e cantare le canzoni dello scorso decennio. La seconda parte del set riapre “le porte” alle hit dei primi Wombats, dal sapore ancora genuinamente indie-rock di prima annata, come per esempio con l’esplosiva Your Body is a Weapon. Di seguito fino al culmine della serata, tra palloni aerostatici giganti e l’invasione di palco di due enormi orsi ballerini su Let’s Dance To Joy Division, la band, nonostante un Fabrique non proprio sold-out, regala un concerto coinvolgente e di alta qualità, a ricordarci che il brit-rock/pop non muore mai.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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