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Shade, una notte all’Alcatraz

Non avrà ottenuto il successo sperato al Festival di Sanremo, ma la data milanese del tour di Shade era senza dubbio uno degli eventi più attesi dalle centinaia di fan del rapper torinese. D’altronde il genere che propone il cantante è più adatto alla fruizione tramite social e piattaforme di streaming, visto che raggiunge in tal modo direttamente il suo pubblico, giovani e giovanissimi appassionati di rap italiano di qualità. E la composizione del pubblico di questa serata ne è la riprova: gli over 25 sembrano una sparuta minoranza.

Shade

Shade

di Federico Moia

L’eccitazione è visibile e poco alla volta l’Alcatraz, la venue scelta per lo spettacolo di questa sera, inizia a riempirsi. Il locale, settato in modalità B, appare a un primo sguardo pieno ma non stracolmo, lasciando un po’ di “spazio vitale” ai giovanissimi che assiepano la sala. Prima della portata principale, due piccoli antipasti, Oliver Green e Boro Boro accolti freddamente da un pubblico un po’ pigro. Alle 21,30 circa, le luci si spengono e fanno il loro ingresso sul palco i musicisti che accompagneranno il Shade, la platea dell’Alcatraz va in fibrillazione, i giovanissimi iniziano a saltare e urlare. Non sono molti gli artisti di questo genere che si esibiscono con un gruppo live, che contribuirà a rendere ancora più particolari i brani. Pochi istanti dopo aver attaccato con il primo brano, ecco finalmente il protagonista della serata che incita i partecipanti al grido di Welcome to the Show, direttamente dal suo ultimo album Truman, seguita a ruota da un altro “classicone” Mai una gioia, dal debut del 2015. Shade scherza e ride con il pubblico, creando un bel rapporto fan-artista, sincero, quasi improvvisato. Lo show continua rapidamente, con un pezzo sparato dopo l’altro in rapida successione. Severo ma giusto, Stronza bipolare, fino ad arrivare al primo dei tanti featuring che impreziosiranno la serata. Accolta da un boato, sale sulle assi dell’Alcatraz Emma Muscat, con la quale il nostro canterà la hit Figurati noi. Non c’è un attimo di pausa ed ecco il secondo ospite, addirittura J-Ax che tra un elogio e l’altro al giovane cantante, divide con Shade Tutti a casa. Tanti altri i nomi che contribuiranno a rendere la serata una e vera e propria passerella di ospiti: Fred de Palma con Se i rapper fossero noi, Giulia Penna Se mi lasci ti disso, Nitro con Le cose peggiori, e poi Ensi e Grido. Ognuno di questi ospiti è accolto con un boato e non fa altro che far alzare ancora di più il livello di adrenalina del pubblico. I giovanissimi non stanno fermi un secondo, ballando e scapocciando ininterrottamente dall’inizio alla fine. Il locale è ormai quasi in una discoteca. L’accoglienza più incandescente è riservata, prevedibilmente, a Federica Carta con cui Shade propone la hit sanremese Senza farlo apposta, che tutti accompagnano cantando in coro. Il concerto corre veloce e appassionante. Impossibile non farsi trascinare dalla grinta e dall’entusiasmo di Shade, dalla bravura dei musicisti e dalla spettacolarità della scenografia che tra giochi di luce, stelle filanti e video sui megaschermi regala una cornice perfetta all’intera esibizione. Shade appare sicuro, un vero mattatore che riesce a coinvolgere e divertire tutti i presenti, tra una Amore a primo Insta e una commovente Patch Adams, sicuramente uno dei brani più “impegnativi” del rapper. Alla fine rimane la sensazione di uni spettacolo ben collaudato, vivace, dal ritmo coinvolgente. Inutile chiedere di più. Per la qualità ripassare un’altra volta.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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