0

Bon Iver a Verona: unica data italiana tra silenzio e bellezza

Dalla baita del Wisconsin nel 2006 a un Castello veronese, silenzioso. É difficile far rimanere in silenzio 9 mila persone, è difficile per chiunque, non per Justin Vernon. Forse la voce più riconoscibile dell’ultimo decennio, un falsetto preciso quanto fragile, a trasmettere il dolore di un “buon inverno” che non se ne va mai completamente e che segna la pelle e la voce.

Bon Iver

Bon Iver

di Irene Venturi

Un’aurea intoccabile che ha avvolto il castello per più di due ore per l’unica data del tour prevista in Italia. La gente sta ancora entrando quando risuonano le prima note e il falsetto di Perth. Si cammina senza far rumore, lasciandosi avvolgere dalle emozioni di un brano che parla di morte quanto di rinascita, scritto dopo che il regista Matt Amato ha saputo della morte del suo migliore amico mentre stava girando il video a casa di Vernon. Si percepisce tutto. Non serve conoscere la storia che sta dietro ad ogni canzone: i colpi decisi della batteria, la chitarra di Justin, i synth pad distorti, il vocoder, creano vibrazioni che suonano come pugni in pancia, e non sai perché. Forse perché tra le vibrazioni si propagano immagini vere, sensazioni tangibili, esperienze vissute e tattili. Testi brevi ma evocativi, dotati di un intimismo struggente e di una purezza compositiva. Il concerto si divide in due parti, divise da una pausa di 25 minuti. Prima i protagonisti sono soprattutto i brani estratti da 22, A Million, album che esiste anche grazie a Kenye West. Il secondo atto ricomincia con Skinny Love, chitarra e voce, il buio e solo un faro che illumina Vernon dall’alto. Un’interpretazione straziante, cantata sottovoce dal pubblico, suonata con pennate decise quanto rassegnate come a raccontare gli amori finiti, e come questi amori Justin conclude con una voce rotta e interrotta. Una carica emotiva e spirituale che rintocca tra le mura. For Emma, Forever Ago, è la scintilla primordiale che porta Justin Vernon a riscoprire un proprio modo di scrivere e vivere l’arte. Un percorso dovuto forse al ricordo di Sara Emma Jensen, ex il cui nome è il titolo dell’album, o forse semplicemente dalla ricerca di una via di fuga che gli appartenesse davvero. Tutto questo immergersi nel passato della propria vita si riflette in un nuovo mondo musicale fatto di più linee vocali, una chitarra vissuta con un tocco che fa male, registrata in quattro tracce perché all’inizio l’obiettivo era quello di creare semplicemente delle demo. Anche tra le mura di una roccaforte sembra di essere in una baita di Eau Claire, tra le pareti di legno e le stoviglie che scricchiolano, come nel disco. Si viaggia per immagini, spesso deformi, ma nude e naturali, in un universo parallelo. Hey Ma è il singolo che anticipa il quarto album, uscita annunciata per il prossimo 30 Agosto 2019. Sul maxi schermo immagini in bianco e nero di bambini e di momenti dell’infanzia. É un viaggio tra tutti e tre gli album dei Bon Iver (quattro se comprendiamo anche quello in uscita) un incontro tra passato, presente e futuro. Mentre si giunge al termine ascoltiamo il blues di The Wolves (Act I e II) full band. Si sentono i lupi e si ritorna nella baita del Wisconsin. For Emma, e la sua chiave rock, viene cantata da tutte le 9mila persone, consapevoli che il concerto sta volgendo al termine. Due ore di musica che si concludono con 22 Over Soon. Ritorna il silenzio dell’inizio, che in realtà non se ne è mai andato ma ha solo lasciato spazio a qualche sussurro. Si esce con calma, ancora legati alle emozioni vissute e ai pensieri che ognuno di noi ha fatto in solitaria questa sera. É un sold out che sa di futuro. E intanto si rimane in attesa del prossimo album, mentre le immagini di questo 17 Luglio rimangono anche sulle gambe che sanno di prato.

notespillate

notespillate

Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *