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Quando la musica è vita: Mambolosco e la sua “Arte”

La musica è arte, si sa. E solo chi ne conosce le sfumature più profonde, solo chi è in grado di coglierne l’essenza, può ritenersi un vero artista. Ne sa qualcosa Mambolosco – nome d’arte di Wiliam Miller III Hickman – che oggi debutta con il suo primo album: “Arte”, ovviamente. L’artista italoamericano dal cuore vicentino, a distanza di due anni dal grande successo di “Guarda come flexo”, ha realizzato un disco con ben 16 brani inediti. “Arte” nasce anche grazie al supporto del collettivo SUGO GANG, formatosi a Vicenza e con il quale Mambolosco ha non solo scritto, registrato e prodotto i brani ma ha curato anche tutto quello che riguarda il contorno dell’album, dalle foto alla grafica. Il messaggio? Celebrare la bella vita, ma pur sempre in un’atmosfera ironica e divertente: tra pensieri, ricordi e una certa soddisfazione per i traguardi raggiunti, Mambolosco segna una vera svolta nella propria vita, discografica e non. Lo abbiamo incontrato a Milano in occasione della presentazione del disco.

Mambolosco

Mambolosco

di Alberto Dotti

Questo disco esce due anni dopo il tuo successo, quando hai iniziato a prepararlo?
Un annetto fa, pian pianino. Poi è partito.
Il disco si chiama “Arte”, ma tu ti senti un vero artista?
Assolutamente sì. La musica è arte e io grazie a Dio faccio arte. Ne sono grato perché mi ha permesso di vivere. Qui per me tutto è arte: la trap, lo stile, tutto.
Sei italoamericano, quanto hanno influito le tue origini?
Molto, se non in tutto. Mio padre è afroamericano – è del Kentucky – anche se io sono nato a Vicenza. La doppia cittadinanza ha influito su tutto, c’è poco da dire: dal modo di vestirmi al modo di cantare. Sono cresciuto tra l’Italia e gli States: per via di questa cosa da piccolo mi sentivo quasi un alieno, sai?
Che rapporto hai con Vicenza? C’è qualcosa di particolare che dovremmo sapere?
Vicenza è parte del mio cuore. Musicalmente è una città molto americanizzata. Prima di Mambo, sì, Vicenza era su un hip pop di vecchio stampo, ma ora invece spinge un botto. Ovviamente è anche grazie alla Sugo Gang. Infatti, il disco è stato interamente registrato a Vicenza. È fatto in casa.
Che differenze pensi ci siano tra ascoltatori trap italiani e stranieri?
Gli italiani sono (musicalmente) più schizzinosi, vogliono ancora tante barre. Il mio album però è molto american. Se penso a me stesso, non ascolto molta musica italiana. Giusto qualcosa per capire le tendenze. Ascolto più hip hop o trap americano.
C’è chi sostiene che la trap stia morendo, cosa ne pensi?
Bah, direi che si sbagliano. La trap c’è e vive, anche se siamo noi che dobbiamo dimostrarglielo.
A proposito, domanda scottante: featuring con Capo Plaza?
Non gliel’ho ancora chiesta, forse in futuro.
In “No Cap” parli di spendere, quanto conta lo stile?
Nel genere trap è fondamentale, come per me personalmente.
Ultima domanda, importantissima: segui il calcio vicentino?
Purtroppo no, ma se vincono sono contento.

Dal 13 settembre partirà anche il suo tour instore che farà tappa in tutta Italia: Verona (13.09), Vicenza (13.09), Milano (14.09), Brescia (14.09), Mestre (15.09), Padova (15.09), Bologna (16.09), Modena 816.09), Lucca (17.09), Firenze (17.09), Frosinone (18.09), Roma (18.09), Salerno (19.09), Napoli (19.09), Bari (20.09), Lecce (20.09), Cosenza (21.09), Gioia Tauro (21.09), Messina (22.09), Catania (22.09), Palermo (22.09), Torino (24.09),  Varese (24.09), Como (25.09).

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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