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I Maneskin scatenano Milano: il racconto dell’ultima data del tour “Il ballo della vita”

“Da ballare fino alla fine”. Con ogni probabilità è questa la definizione migliore che possiamo attribuire all’ultimo concerto dei Maneskin. Il Tour “Il ballo della vita” – dopo aver girato l’Italia e aver toccato anche grandi città europee come Madrid, Parigi, Londra e Bruxelles – si è concluso ieri sera a Sesto San Giovanni, sul palcoscenico del Carroponte.

I Maneskin a al Carroponte

I Maneskin a al Carroponte

di Alberto Dotti

Il concerto è iniziato alle 21.30 tra giochi di luce e grafiche, i ragazzi fanno il loro ingresso sul palco negli abiti irriverenti e appariscenti che li
contraddistinguono. Damiano – frontman della band – sfoggia dei legging in pelle e una maglia di pizzo: un outfit che ha decisamente fatto impazzire le sue giovani fan… e anche le mamme che le accompagnavano. Poche chiacchiere, i Maneskin sono sul palco per dimostrare chi sono e per non cedere a tutte le critiche che ricevono dal web: ecco che infatti si parte con “Fear for nobody”. Inizio trionfante. I Maneskin padroneggiano il palco come se fosse un giocattolo: la giovane età (hanno tra i 18 e i 20 anni) invece che essere un ostacolo, gli permette di coinvolgere il pubblico come poche altre band sanno fare. L’energia di Damiano è indomabile, ma a fargli da spalla ci sono, scatenati come non mai, Victoria De Angelis al basso, Thomas Raggi alla chitarra e infine Ethan Torchio alla batteria.

La “squadra”, come si definiscono loro stessi, è al completo e al massimo della loro potenza. Segue “Chosen” , singolo con il quale i Maneskin hanno debuttato a X Factor due anni fa, riscuotendo un enorme successo. Nonostante il secondo podio raggiunto al talent musicale, questa canzone ha decisamente segnato il percorso della band, rendendola celebre e facilmente riconoscibile in tutta Italia. Dopo “New Song” e “Are You Ready”, é il turno di un altro grande classico: “Morirò da re”. L’entusiasmo è alle stelle, le mani del pubblico sono tutte al cielo e la band cavalca l’onda, regalandoci un sound unico. Il Rock qui sembra esser tornato di moda. Su “Recovery” e “Sh*t Blvd” si scatena il ballo della vita, ma il vero spettacolo avviene con la cover di “Beggin”, evergreen dei The Four Seasons: i Maneskin la ringiovaniscono e i suoi 52 anni sono ormai un lontano ricordo, viene cantata orgogliosamente sia tra i grandi che tra i piccini. Seguono altri brani tratti sempre dall’album d’esordio – “Il ballo della vita” – come “Niente da dire” e “Le parole lontane”. Quest’ultima é il quinto singolo estratto dal disco, in rotazione radiofonica a partire da venerdì 13 settembre 2019. Lo spazio per le cover non è finito, trovano il loro tempo anche “Vengo dalla Luna” di Caparezza e “Breezeblocks” degli Alt-J. Con quest’ultima hanno dimostrato di saper portare – in maniera singolare – su un palco rock un genere oggigiorno poco conosciuto in Italia: il soft pop elettronico.

Con “Close to the top”, “Immortale” e l’energica “Il ballo della vita”, ci avviamo verso la fine dell’evento. Per quest’ultimi brani, Damiano – con grande saggezza – raccomanda il pubblico di mettere giù i telefonini e di godersi lo spettacolo. La magia del rock è ancora viva e con “L’altra dimensione” ci illudono che il concerto sia finito. Ma all’appello manca ancora lei, la regina dell’album: la dolce e profonda “Torna a casa” con la quale il Carroponte viene definitivamente consacrato come tempio dei Maneskin. Tra gli arpeggi di Thomas e la voce suadente di Damiano, “Torna a casa” segna la fine non solo del concerto, ma anche del lungo tour. “Non ci vedremo per un po’ – afferma Damiano – ma voi dovrete continuare a ballare”. Insomma, le emozioni non sono di certo mancate, così come l’energia: questi ragazzi si sono letteralmente mangiati il palco, anche se stanno ancora germogliando. L’unica cosa che forse è un po’ mancata è stata la relazione diretta col pubblico, ma sono senza ombra di dubbio i degni eredi della tradizione del rock in italia.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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