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Mabel e le sue “High Expectations”: la popstar inglese presenta il suo primo album

Mabel e le sue “High Expectations”: la popstar inglese presenta il suo primo album Forte, decisa, bella e soprendente: sono queste le frecce all’arco di Mabel, la giovanissima popstar inglese rivelazione dell’anno che – a soli 23 anni – conta già oltre 3,5 milioni di singoli venduti nel Regno Unito e oltre un miliardo di stream in tutto il mondo.

Mabel

Mabel

di Alberto Dotti

Quest’estate l’abbiamo conosciuta con “Don’t call me up” (entrato al numero tre delle chart inglesi e con una permanenza di ben otto settimane nella top 10 UK), vera hit e singolo di successo mondiale che le ha permesso di essere nominata nella categoria “British Breakthrough Act” dei Brit Awards. E adesso, il grande passo: s’intitola ‘High Expectations’, il suo album di debutto, pubblicato su etichetta Universal/Polydor Records. Ben due anni di lavoro e quattordici canzoni attraverso le quali Mabel affronta con decisione e coraggio molti temi quali l'amore giovanile, il dolore e le sfide delle relazioni nell’era digitale. Il messaggio? Percepire aspetti come la vulnerabilità e la sensibilità non come ostacoli, ma come vantaggi. L’uscita del disco è affiancata dall’annuncio di un tour internazionale che toccherà l’Italia il 24 febbraio ai Magazzini Generali di Milano.

Il disco parla letteralmente di alte aspettative, ma quali sono le tue high expectations?
Trovo sempre difficoltà nel distinguere le aspettative che io ho sugli altri e le aspettative che hanno gli altri su di me. Le canzoni mi permettono di raccontarmi, suonare mi permette di esprimermi al meglio: ho la musica nel sangue e spero di mandare un messaggio positivo a chiunque mi ascolti. Scrivendo questo album ho guadagnato tanta fiducia: è questo che voglio trasmettere ai miei fan.
Com’è essere popstar? Te lo immaginavi così?
È diverso, il mondo delle popstar mi sembrava il mondo perfetto, con solo giorni positivi e umore sempre al top, ma non è così: il sogno della pop star dalla vita perfetta non è più valido per la nostra generazione. Sento di avere molte responsabilità e non è facile relazionarsi con le stesse. Mi ispiro a tante figure già affermate, da Beyonce a Justin Timberlake. L’importante è che chi mi ascolta riesca a immedesimarsi nei miei brani, a trovare se stesso.
Com’è andata ieri sera a X Factor?
Ieri per me è stata la prima volta su un palco italiano così grande, ero molto emozionata. Sono molto felice di ritornare qui il 24 febbraio per il live ai Magazzini Generali. La cosa bella delle mie esibizioni è che non si tratta di semplici e banali concerti. Io non canto e basta: sul palco ballo, mi diverto, lo rendo mio.
Don’t call me up è una ballad ma strong.
È stata un’esperienza questa canzone, mi ha permesso di raccontare il mio rapporto con le mie emozioni, il mio cercar di esser ogni giorno più forte. Sai, se vuoi fare un disco che parla delle persone, devi metterti a sedere, ascoltare e analizzare tutto al microscopio. Non puoi generalizzare.
Che rapporto hai con social?
Non mi ero mai fatta video prima di uscire con delle canzoni. Ho sempre avuto paura perché la gente ti giudica. Ma adesso ho imparato a fregarmene, non do spazio e attenzione alle negative vibes perché so che le positive ones sono più forti. Mi sento viva, sono felice e questo è quello che conta. Non ho nemmeno paura di mostrarmi senza trucco su instagram: ci sono giorni belli e giorni brutti, la vita è così. E menomale.
Il tuo sogno era diventare una popstar e ora lo sei diventata, hai altri sogni nel cassetto?
Il desiderio di fare grandi collaborazioni e tour mondiali è altissimo, ma sono comunque felicissima al momento.
Tra le 14 canzoni presenti nell’album, ne hai una preferita?
La mia preferita è “Bad Behaviour”, anche se ogni giorno cambio risposta a domande del genere. Ma dovendone scegliere proprio una… direi questa, sì!
Che rapporto hai con la moda?
È un modo per esprimere sè stessi, anche se non credo di avere uno stile definito. Oggi sono vestita così ma domani potrei vestirmi diversamente e con stile completamente differente. Non cederò mai a un’etichetta, poco ma sicuro: voglio esser libera.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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