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Fra la Via Emilia e il West – Francesco Guccini raccontato da Paolo Talanca

Nella storica Osteria delle Dame, eccezionalmente aperta per l’occasione, Paolo Talanca ha presentato venerdì sera la sua ultima fatica, edita da Hoepli.
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di Camilla Battista

Giornalista de Il Fatto Quotidiano, saggista, critico musicale ed esperto di letteratura italiana, ancora una volta Paolo Talanca rinnova il sodalizio con la nota casa editrice, regalando un compendio sulla produzione del noto cantautore. Fra la Via Emilia e il West ripercorre in centoquarantacinque pagine l’intreccio tra la vita artistica e quella privata di Francesco Guccini, attualmente impegnato nella promozione del primo capitolo della raccolta “Note di Viaggio”, prodotta da Mauro Pagani e che contiene un unico, nostalgico inedito, “Natale a Pàvana”. Ed è proprio Pàvana, borgo dell’appennino tosco-emiliano in cui la famiglia Guccini si trasferisce all’indomani dell’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la chiave della comprensione della poetica gucciniana. Partendo dalle prime canzoni dell’adolescenza, passando per i mitici anni ’70, la libertà artistica degli anni ’80 e il commiato della fine degli anni ’90, per poi dedicarsi esclusivamente all’attività di scrittore, Talanca traccia un chiaro profilo artistico che è possibile riassumere nell’ “eterno ritorno” a Pàvana: dopo una vita tra Modena e Bologna infatti Guccini ritorna a Pàvana in età matura, il paese che l’ha accolto da bambino e di cui si sente davvero figlio. Alla presenza del padrone di casa, Andrea Bolognini, il racconto cronologico del libro e delle canzoni è stato impreziosito dall’intervento musicale di Andrea Mirò, che ha allietato la serata con l’interpretazione di Piccola Città, la struggente Incontro, Amerigo (spartiacque tra il primo e il secondo periodo artistico), che esorcizza l’illusione del sogno americano, e l’immancabile Locomotiva. Diceva Giorgio Gaber di Guccini: «Tenetevi stretto Guccini: uno che è riuscito a scrivere tredici strofe su una locomotiva può scrivere davvero di tutto.» Ed io aggiungo: teniamoci stretta anche l’Osteria delle Dame. Un appello al comune di Bologna affinché si faccia di tutto per salvare dalla polvere e dall’oblio uno dei tanti grandi piccoli templi della musica e riportarlo in auge.

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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