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ThinkAboutIt, si alza da Bari la Marea della musica

In una calda mattina di fine inverno e in piena emergenza sanitaria mi ritrovo a fare quattro chiacchiere con i ThinkAboutIt, collettivo musicale originario della mia città, Bari, che ha pubblicato l’album Marea.

ThinkAboutIt fotografati da Martina Amoruso

ThinkAboutIt fotografati da Martina Amoruso

di Gegé Cifinelli

Ragazzi la prima domanda che vi faccio è su come nasce l’idea di questo collettivo?
L’idea di questo progetto musicale nasce e si sviluppa a partire dal 2013 con i segni che l’hip hop e la vita ci hanno lasciato, nei primi anni il nostro collettivo ha un’impronta chiaramente rap con influenze jazz. Dopo i nostri primi due lavori abbiamo cambiato la struttura del gruppo e questo ha influenzato l’idea stessa che si aveva del progetto, da qui nasce “Marea” album più strumentale rispetto agli altri in cui ruolo importante ha avuto Claudio new entry del gruppo.
Come mai la scelta di questo nome alquanto inusuale e se magari ha un particolare significato per voi?
Per essere sinceri la scelta del nome è alquanto casuale, avevamo un gruppo su facebook con il nome Dobbiamo pensarci, alla vigilia del nostro primo live non avevamo ancora un nome con cui presentarci e allora è nata spontanea l’idea del nome, ThinkAboutIt.
Inizialmente vi ho chiesto come nasce il progetto in se, ma ora proviamo ad andare più a fondo , qual è stata la vostra evoluzione dal punto di vista artistico-musicale e come mai la scelta dell’inglese nell’ultimo lavoro?
Beh allora come si accennava prima l’evoluzione che abbiamo avuto come gruppo è stata una chiara conseguenza dei percorsi di vita di ognuno di noi, vi sono stati dei cambiamenti nella composizione del gruppo e questo emerge dalle differenze fra i lavori fatti fino al 2016 e l’ultimo, Marea, che è frutto dei cambiamenti subiti. In Marea l’ingresso di Claudio ci ha portato ad avere una maggiore influenza dell’electro music rispetto al passato. Dopo l’addio di Gabriele Poliseno frontman del gruppo fino all’album “In secondo Piano”, ci siamo resi conto di come il mercato fosse saturo e questo ci ha portato a vivere un paio di anni di difficoltà come gruppo. La risposta che ci siamo dati è stata quella di non farsi influenzare solo dalla musica anglofona come fatto fino ad allora ma provare a riavvicinarsi alle sonorità e alle tradizioni del territorio di origine, portando i colori della nostra terra nell’album. Questo ci ha portato ad un interessante mix tra gli influssi musicali d’oltreoceano e quelli del territorio. Quanto alla scelta della lingua per l’album “Marea” è stato quasi naturale realizzarlo in inglese  vista la musicalità le la tendenza della voce del gruppo, Claudio, a preferirla.
Ragazzi prima mi parlavate della volontà di trasmettere i colori della nostra terra attraverso la musica per questo ora vi chiedo come il territorio pugliese, il contatto con il mare  hanno influenzato il vostro lavoro?
Sicuramente le peculiarità del territorio pugliese ci hanno fortemente influenzato, innanzitutto il mare, il mediterraneo con ciò che rappresenta oggi ci ha influenzato nel profondo, abbiamo provato a mettere assieme le immagini e i suoni del mediterraneo a noi più vicino con quelle dell’altra sponda del mare, il Nord Africa per unirle. Abbiamo fatto questa scelta cosmopolita che emerge sopratutto nel brano “We are all Doro” che ci racconta del dramma che purtroppo oggi migliaia di persone vivono nell’attraversare il nostro mare. Vogliamo sottolineare che anche le scelte dei featuring sono figlie del nostro rapporto con il territorio, sono tutti artisti legati al Sud Italia e al mare.
Restringiamo un po’ il campo d’indagine e vi chiedo come la città di Bari e la sua scena abbia inciso sulla vostra opera?
Innanzitutto quando parliamo di Bari e della sua scena musicale non possiamo riferirci solo alla città, ma occorre riconoscere il giusto peso alla sua provincia con i molteplici eventi e artisti che la animano,Bari come città è povera musicalmente. All’inizio del nostro percorso fra gli artisti della scena territoriale vi era un maggiore scambio di idee, oggi questi “scambi” vengono meno, per questo si sta riprovando a costruire una rete fra artisti e progetti del territorio, ecco spiegata la scelta di includere nel nostro album quasi tutti artisti autoctoni diversi nel genere. Non è casuale che “Marea” sia frutto di un contatto con i più disparati generi musicali dal classico al post-rock al funk. La varietà di stili è sicuramente un’immagine dell’eterogeneità del nostro territori, prima raccontavamo di voler racchiudere in un’album la puglia e la sua quotidianità, forse con quest’album ci siamo riusciti.
Arriviamo all’album “Marea” vostro ultimo lavoro, qual è il brano simbolo dell’intera opera e come nasce l’opera complessiva?
E’ difficile per noi scegliere un brano unico che possa rappresentare l’album,ogni pezzo è un figlio per chi lo ha prodotto, tutti hanno contribuito in egual modo alla realizzazione, per noi è stato centrale lavorare come collettivo, ma forse per ciò che volevamo trasmettere “We are all Doro” è simbolico di tutto il lavoro svolto. Il disco è un vero e proprio tetris, dove il lavoro di ognuno si incastra perfettamente con quello degli altri.
Arriviamo alla fine e vi chiedo quali sono le prospettive future che vi siete dati, con questo lavoro verso quali orizzonti siete diretti?
Purtroppo non è un momento semplice, non lo è un pò per tutti, il 7 Marzo avremmo dovuto presentare il nostro album ma non è stato possibile data la situazione emergenziale che si vive. Però siamo convinti che nonostante ciò, tornati alla normalità, vorremmo poter raccontare e far vivere il disco nei live, ci piacerebbe sviluppare un esperienza 360° con il pubblico, non fermandosi solo al live ma superandolo e approfondendo il rapporto che ci deve legare al nostro pubblico. Crediamo sia difficile dire quali siano gli orizzonti verso cui siamo diretti ora, dopo 4 anni senza suonare davanti al pubblico ci sarebbe bastato questo per renderci felici, abbiamo un’esigenza fisica di tornare in LIVE e sicuramente da qui ripartiremo verso il futuro.
Piccolo off topic ragazzi, proveniamo dalla stessa città e io ho personalmente un ricordo di voi nello spazio studentesco di cui faccio parte, Zona Franka, vorrei chiedervi appunto che ricordi vi legano a quell’esperienza?
A Zona Franka ci lega il ricordo di  uno dei live piu belli che abbiamo fatto in un ambiente  colmo di gente e con un’atmosfera fantastica, una serata difficile da dimenticare.

 

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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