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Niccolò Fabi a Borgo Egnazia accende il Locus Festival Limited Edition 2020

E’ una serata estiva diversa quella del 7 Agosto 2020, dopo tanta attesa e in modo quasi inaspettato torna il LOCUS Festival e lo fa in grande stile, con un’artista del calibro di Niccolò Fabi  e in una cornice, gli antichi scavi di Egnazia, che definire suggestiva è riduttivo.

Niccolò Fabi fotografato da Chiara Mirelli

Niccolò Fabi fotografato da Chiara Mirelli

di Gennaro Cifinelli

Mentre sorseggiamo un buon vino pugliese e gustiamo un ottimo panino con del pesce una leggera brezza marina soffia sulle nostre teste e scaccia via l’afa che caratterizza le estati qui in Puglia. Il contesto che si crea è ottimale per vivere una serata all’insegna della buona musica e della leggerezza. Sarà un concerto diverso, tutti i presenti hanno il posto assegnato per garantire il rispetto delle misure di sicurezza anti-covid, ma si rivelerà essere comunque una serata molto piacevole.

Alle 21 circa il concerto ha inizio con “Filosofia Agricola”, una canzone che ben si sposa con il tradizionale attaccamento alla terra che qui in Puglia ancora segna e caratterizza la vita di tanti e tante, la natura viene  intesa come ricchezza da rispettare e dimensione alla quale tendere, per Fabi  in un mondo agricolo la semplicità è sicuramente elemento essenziale e il brano seguente, “Una somma di piccole cose”, segue perfettamente il medesimo fil rouge.

A questo punto Niccolò stringe un a promessa con il suo pubblico, al prossimo concerto tutti insieme torneremo a ballare. Il momento in cui si ricordano le difficoltà di questi mesi è intimo, viscerale, tutti comprendono le necessità e si impegnano a ballare seduti.

Dopo tanto tempo di lontananza dai concerti, pubblico e artista devono ritrovarsi, corteggiarsi e riconquistarsi, Fabi lo comprende e decide di aumentare l’intensità con “E’ non è”,uno dei suoi piu grandi successi ed  il risultato è assicurato. Si prosegue con un inno necessario contro le violenze e contro le guerre, “A prescindere da me”, l’amore come  antidoto alla rabbia dell’uomo è questo il significato profondo del brano, un inno pacifista moderno, con interessanti elementi di elettronica che rendono vivace la canzone. E’ con “Amore con le ali”  che l’artista ci consegna la sua personale idea di amore, una parola tanto utilizzata ma quanto mai forse poco compresa, sentimento non statico ma in continuo movimento, sentimento in grado di cambiare la vita e la visione del mondo di ognuno. La serata prosegue con “Ostinatamente”  ed “Ecco” due brani che parlano di amori terminati, due amori diversi, finiti che hanno lasciato un segno profondo nel cuore dell’autore. Al termine di “Ecco” Niccolò torna indietro con la memoria ricordando un locus di tre anni fa in cui, come quest’anno, venne graziato da una pioggia che avrebbe rovinato la magnifica serata. E’ l’ora di “Vento d’estate”, brano ormai ventennale, la freschezza e la leggerezza della canzone ben si intrecciano con la profondità della serata, il pubblico vorrebbe svincolarsi dalle proprie postazioni ma non può, deve resistere, è una prova di forza incredibile quella del pubblico ma ci pensa l’autore a placare gli animi con quella che parrebbe essere una assunzione di colpa per la “pesantezza” dei suoi testi che però ben si sposano con la leggerezza della sua voce.

“Costruire”  è oggi un dovere, la canzone dell’artista sembra essere scritta per questi giorni, in cui si deve ricominciare e ripartire dopo le enormi difficoltà sofferte in questo anno, costruire è un esortazione che il pubblico coglie e lo fa accompagnando l’autore durante l’esecuzione. Si continua con “Una mano sugli occhi” e “io sono l’altro”, canzone che fa emergere tutta la stupidità del razzismo e dei pregiudizi, presenti ancora in modo preponderante nella nostra società. La serata raggiunge l’apice con “Una buona idea”, il pubblico è in visibilio e segue il cantante durante tutto il brano, la necessità di novità e di riuscire a sviluppare buone idee per il futuro del nostro paese sono sentite e condivise da tutta la platea che accompagna Niccolò nell’esecuzione del brano successivo “Il negozio di antiquariato”, la serata sembra giunta al termine con un brano tanto colmo di significato ma è solo un bluff. Dopo aver abbandonato il palco per qualche minuto Fabi è richiamato sul palco dalle urla del pubblico in giubilo che viene subito accontentato, è l’ora di “facciamo finta”  che prepara il pubblico a “lasciarsi un giorno a Roma”, il tormentone storico dell’artista romano da l’addio al caldo pubblico del Locus che alla fine non resiste e si concede a balli improvvisati sulla propria sedia.

 

È stata un esordio degno di nota per il Locus 2020, la profondità dell’artista e la bravura dello stesso calzano a pennello in una cornice nobile e tutta da scoprire come il parco archeologico di Egnazia.

 

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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