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Livio Cori e il suo mondo a forma di Femmena

di Carlotta Sorrentino

Esce, una canzone alla volta, il nuovo progetto musicale di Livio Cori, rapper e cantautore napoletano classe ’90, intitolato Femmena. A venerdì alternati Livio Cori “sbloccherà” un brano del suo ultimo album creando la tracklist delle due parti dell’album un singolo alla volta. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare l’album.

Raccontami un po’ di Femmena? Quali sono le donne che ti hanno segnato?
L’argomento centrale dell’album è la figura della donna vista a livello sentimentale. Racconta le questioni sentimentale che ho vissuto nell’ultimo anno, oltre alla musica quello che ha riempito di più gli ultimi mesi sono state le relazioni che ho avuto. L’album è diviso in due blocchi perché sono due mood completamente differenti. Il primo è più positivo, la seconda parte sarà più cupa e lenta con anche delle ballad, sono due momenti che
andavano tenuti separati.
Chi è la donna più importante della tua vita?
Penso che ogni persona risponda sua madre a questa domanda. Per me a livello affettivo è sicuramente lei. Sono cresciuto con mia madre mi ha supportato e ha influito tanto nella mia vita, non potrò mai dire nessun’altra donna.
A quale brano dell’album sei più legato?
È un brano presente nella seconda parte dell’album. Non posso svelare ancora nulla.
Quanto è importante la tua città per la tua musica?
Un 50/60%, per un napoletano la musica è tutto, Napoli è fatta di musica. La città è importante sono stato a Milano perché credevo fosse il posto migliore dove fare musica, sono tornato giù perché dovevo girare Gomorra e da quel momento in poi non sono più tornato. Ho scoperto il valore della città, quanto è importante per me e per la mia musica solo allontanandomi. Quando sono tornato mi ha dato un’energia diversa.
Raccontami un po’ della collaborazione con Enzo Dong?
Io e Enzo DOng ci conosciamo da quando siamo piccoli, lui è pazzo, io un po mi sono ripreso però quando ci ritroviamo finisce sempre in maniera folle.
Entrambi siamo stati presi per Gomorra, proveniamo da realtà parecchio crude, ha vissuto questa realtà come me, per questo lo sento molto vicino e lo stimo tanto sia come persona che come artista.
Come scegli quali brani scrivere e cantare in dialetto o in italiano?
Prima mi applicavo di più ora escono più naturali. Dipende molto dalla melodia, il napoletano è una lingua melodica, mi faccio moto trasportare
dalla parte musicale. Oltre alla musica anche ciò che voglio dire influisce sulla scelta. L’album precedente era totalmente in napoletano, probabilmente è stata anche l’influenza di Nino D’Angelo che durante Sanremo mi ha consigliato di cantare in italiano.
Come vivi la ricerca di privacy nell’epoca dei social?
Un incubo! Inizialmente ero molto restio ai social, mi sentivo un cretino a parlare con il telefono, a me piace stare in studio e fare musica. Ora sto migliorando più per necessità che altro, ormai la comunicazione della musica è solo social. Sto cercando di farlo a modo mio. Tante volte i capita che sono in studio a lavorare e non posto, e la gente mi dice che non faccio
nulla perché non mosto continuamente quello che faccio in studio, si aspettano che io posti sempre tutto.
Come hai vissuto la pandemia?
In realtà mi ha aiutato a costruire tutto l’asset per produrre questo disco, dopo la pandemia ho capito che dovevo cambiare varie cose. É un album che ho voluto far uscire con la mia etichetta, quel periodo mi ha permesso di sedermi concentrarmi e organizzare tutto, ho anche avuto modo di riscoprire la chitarra. Per quanto riguarda la scrittura, a differenza di tanti miei colleghi, io mi sono sbloccato a fine quarantena.
Cosa ti ha spinto a fare Rap?
All’inizio era divertimento, e poi ho capito che è un potentissimo mezzo per esprimersi. Fin da bambino ho sempre cercato un modo per esprimermi con la musica ho trovato il mio, lo trovo anche un modo per confrontarmi con le altre persone.
Che consiglio daresti a chi vuole fare musica e decide di usare un talent come trampolino di lancio?
Negli anni ho rifiutato tanti talent, non perché mi sento di giudicare il talent, secondo me utilizzare un programma televisivo, e come tale il suo interesse è fare ascolti non farti fare musica. Pochi talent di danno un futuro a livello musicale, una volta finito il programma sei come eri prima. Devi essere molto bravo nel gestire al meglio quello che il tante ha da offrirti.
Ti va di raccontarmi la tua esperienza a Sanremo?
La mia esperienza a Sanremo è stata super formativa, in una settimana ho vissuto di tutto, un vortice di cose ed emozioni. Ho avuto la fortuna di essere direttamente tra i big anche se per me era tutto nuovo. Ho dei ricordi incredibili, solo salire sul palco ti da sensazioni pazzesche è l’obiettivo di ogni artista. Dopo Sanremo sono cambiato totalmente, sono cresciuto molto.
Come vivi la mancanza dei live?
Tremendo! Fare musica per non poterla portare live ai miei fan mi deprime tanto. Dopo Sanremo stavo iniziando a girare in Italia e all’estero quando si è spento tutto mi sono demoralizzato. Sono pronto a ricominciare! Ho avuto la fortuna di fare un live a Napoli, l’ho fatto in acustico (che amo) per tenere il pubblico più “calmo”, sono riuscito ad alleviare un po’ la mia voglia di esibirmi ma mi manca l’energia del vero live.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a sky.it e collaboro col Secolo XIX. E poi c'è il blog note spillate

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