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Samuel Heron Costa ci porta all’osteria con le Canzoni Popolari


INTERVISTA DI CARLOTTA SORRENTINO

Esce oggi venerdì 12 febbraio Canzoni Popolari il nuovo Ep disponibile in digitale di Samuel Heron Costa. Con questo Ep l’artista di origini spezzine prosegue il suo singolare e rinnovato percorso musicale con sonorità e tematiche più autentiche e vicine alle tradizioni popolari. Lo abbiamo incontrato ovviamente virtualmente per farci raccontare “i mille segreti” di Canzoni Popolari.

Come nasce l’idea di Canzoni Popolari?
Sono canzoni nate in maniere semplice e rimaste cosi, chitarra e voce, suonate fuori dall’osteria, con la Liguria che profuma di salsedine, questo è il senso di canzoni popolari. Ora vivo a Lucca ma ho realizzato il tutto a Milano durante la prima fase del lockdown. Prima del lockdown stavo vivendo una fase eremitica stavo ricercando le mie radici il mio passato, il Samuel cresciuto in mezzo ai vicoli della Liguria. Il fatto che fossi a Milano chiuso in casa mi ha portato a ricercare con la mente il Samuel del passato.
Come è nato il brano Una Bugia e la collaborazione con Danien?
Ho provato a scrivere questo brano quattro volte, convivo con l’ansia da parecchi anni, è amica e nemica delle mie giornate. Non riuscivo a descriverla senza dare un alone di pesantezza, ho fatto vari tentativi poi le ho dedicato parole d’amore sperando che si levi di torno. Danien come me vive questa ansia in maniera a tratti patologica, ci siamo trovati non solo a scrivere il brano ma anche a condividere questa ‘croce’, nata da un’amicizia. Una lettera d’amore nei confronti dell’ansia, spesso è un sentimento che tendiamo a sopprimere in quanto ci viene insegnato come sbagliato.
Cosa possiamo imparare da questo sentimento, tu cosa hai imparato?
Ho imparato a gestirla, ci sono stati momenti ed episodi dove ha preso il sopravvento, con gli anni sono riuscito a gestirla. Il fatto di scrivere un pezzo è una cura, è terapeutico, ci convivo a volte sparisce ma so che torna, anche se si litiga, come dico nel brano.
Con Ubriaco ci riporti a ricordi ormai lontani di serate al bar con amici, ti mancano questi momenti?
Si, tanto, il non avere orari e freni…l’alcol è amplificatore di sensazioni oltre a essere compagno di feste; mi piace bere come si deve, per godermi il piacere, sono un appassionato di whisky, ricerco le bottiglie e in casa ho tutto per farmi drink. Mi manca la parte di condivisione, non tanto della festa ma la situazione in cui condividere pensieri e serate semplici di chiacchiere e compagnia.
Quanto sono importanti per te e la tua musica la Liguria e le tue origini?
Sono scappato dalla Liguria dieci anni fa, sono scappato da La Spezia perché per me aveva meccanismi negativi e deleteri, personalmente parlando. Con gli anni ho preso una consapevolezza diversa, ho fatto pace con il mare, ora è arrivato il momento di sancire questa amicizia ritrovata, come un tributo. La mia famiglia vive là e sto riassaporando le cose belle che ci sono. Ora ho esigenze più umane e Milano è diventata una città complicata per le mie esigenze.
Le tue sonorità sono cambiate parecchio come pensi reagiranno i tuoi fan a questo cambiamento?
Ho fatto una scelta abbastanza drastica, ho voluto dare un colpo repentino, questa è sempre stata la mia personalità, ora ho preso coscienza nel farlo vedere, sono parti nascoste di me che ci sono sempre state. La ricerca delle mie radici, la musica italiana leggera legata alle mie radici culturali e musicali, sono partito con il rap e il pop ora sto facendo un percorso a ritroso verso il jazz e una cultura più italiana. I fan la stanno prendendo bene, si sono avvicinate persone che vivono una vita più matura, persone che spero di ritrovare anche durante i live. La mia ‘ciurma’ si sta formando bene.
Come mai hai deciso di inserire il tuo cognome oltre al nome d’arte?
E’ un passaggio, Heron verrà tolto e rimarrà Samuel Costa, avrei già voluto farlo ma ogni cosa ha il suo tempo. Arriverò al completamento di questo passaggio. La mia musica sarà sempre più vicina a quello che sono, non c’è nulla che mi rappresenti meglio del mio nome e cognome. Heron è importante ma forse è anche un limite, quell’artista là ha rappresentato altre cose, è come se stessi sabotando Heron.
Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?
A oggi è difficile programmare qualcosa di più strutturato, ci sarà continuità di espressione artistica, con libertà, senza legarsi a logiche di mercato.
Sperando di rivederti presto live, troveremo un mix di tutte le tue sonorità o solo quelle di canzoni popolari?
Solo canzoni popolari, ci sarà una teatralità semplice da osteria. Voce, chitarra e gente che canta nulla di più. Mi sono immaginato dentro a una osteria, con il profumo di focaccia, un bicchiere di vino e vicino i miei fan: tutti alla ricerca di un live più folcloristico.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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