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Notre Dame de Paris torna in Tour: è il nuovo miracolo di Riccardo Cocciante

DI MARCO LATINI

È un giorno freddo di gennaio. Un freddo che sembra rallentare il tempo, un freddo che sembra calmare il cuore, un freddo che congela la città in un’armonia prima del caos. La città è in letargo, il sole è consolazione acerba di una primavera che ancora ha da riposare. Arrivo alle fonderie Napoleoniche, la soglia è un portale che mi trasporta dolcemente in Francia, a Parigi, nel 1492.

Il cast di Notre Dame (credit Attilio Cusani)

La luce è fioca; entra scortata da valorosi raggi solari che vivisezionano la stanza. All’interno di essi si intravede della polvere, dorata filigrana rende l’ambiente morbido ed amichevole. Cammino incerto, le suole suonano sulle assi di legno. Cammino attento, ogni passo impiega interminabili istanti a toccare terra, come se la gravità fosse alterata, come se io e la Terra fossimo improvvisamente poli opposti. Mi trovo nella soffitta della Cattedrale di Notre-Dame. Sul muro i riflessi arcobaleno di un rosone in vetro, attorno a me un esercito di mattoni freddi ed impolverati, che senza più i colori di un tempo restano fedeli svolgendo ancora diligentemente il loro lavoro. Sopra la mia testa scheletri di grandi campane in bronzo, che pendono dal soffitto e mi guardano minacciose, come un padre arrabbiato la cui collera ha sempre Celata una lezione. Vengo accolto da strane creature, incappucciate e curve, timidi discepoli di Quasimodo che si muovono nello spazio con movimenti storti ma esperti; difetti divenuti forza, germoglio divenuto quercia. Cercano disperatamente di ammaliare la bella Esmeralda, regina gitana dalle mille ombre complice di un amore irrisolto che dura da secoli. Il maschio suono di una campana interrompe la magia e mi riporta nel presente, allontana bruscamente l’alone del sogno come acqua gelida sul viso la mattina. Sono di nuovo a Milano. L’ambiente improvvisamente si scalda, si tinge di colore come un tramonto senza nuvole. Entra accolto dagli applausi Riccardo Cocciante; un artista di fama mondiale la cui musica ha unito generazioni, un sognatore in grado di mettere in scena il Notre – Dame de Paris, musical che dopo vent’anni si conferma l’opera moderna più famosa al mondo.

“Notre Dame è un’opera unica, che oscilla dolcemente tra la musica pop e la musica classica. A renderla tale sono i dettagli e quello che in essi si cela. Essere unici è difficile, comporta molto dolore e tante battaglie, ma penso sia l’unica condizione per essere artista” – Riccardo Cocciante Notre Dame de Paris arriva in Italia grazie all’incontro di due sognatori mai arresi, Riccardo Cocciante e David Zard. Due uomini che non hanno mai accettato un “no” come risposta e per cui l’impossibile è solo un punto di partenza.
Corre il 1998; Il musical in Francia va meglio delle aspettative, il pubblico lo adora. Le persone si rivedono in ogni personaggio, sentono sulla propria pelle i dubbi e le debolezze dei protagonisti, ne condividono i brividi. Zard incontra Cocciante a Parigi e rimane ammaliato dal Notre Dame. Decide senza indugi di portare l’opera in Italia, ma nessun Teatro è in grado di contenere uno spettacolo di tale portata. Sembra la fine del sogno, il brusco risveglio che assorbe il colore. Ma la vita ha la tonalità che noi le diamo. David Zard non si arrende e decide di far costruire un Teatro adatto alla grandezza del Notre Dame. Sorge così il Gran Teatro di Roma, si apre il sipario sul Notre Dame. Lo spettacolo è un successo senza precedenti con
1346 repliche e 4 milioni di spettatori. Dio benedica i sogni. “Volevamo esibirci in un posto vero, un posto popolare. Volevamo che ognuno potesse sentirsi sé stesso senza pressioni sociali e poter godere della musica senza pensare ad altro. Credo che la cultura debba appartenere a tutti. La parte che amo più del mio lavoro è potermi rivolgere a chiunque, di qualsiasi età o casta” – Riccardo Cocciante.

Riccardo Cocciante è un uomo senza tempo. Un uomo che ama così tanto quello che fa da rivivere ogni giorno le emozioni della prima nota, le emozioni della prima uscita, le emozioni del primo bacio. Cocciante ha un rapporto così profondo con la musica da non potersi staccare da lei, ne rimarrebbe irrimediabilmente dilaniato. Il Notre Dame è un’opera senza tempo. ancora dopo 20 anni la gente ama questo spettacolo eterno che
racconta di amore, di odio, ma soprattutto di diversità. Notre Dame de Paris mostra l’anima umana, che è eterna e soffre, ieri come oggi, per amore e per le ingiustizie. Parla dell’incapacità di accettare l’altro,
l’incapacità di amare il “diverso”. Il Notre Dame è senza tempo perché parla di tutti raccontando di pochi, perché mostra i dilemmi del mondo attraverso una singola storia, che prende la forma di ognuno mantenendo la propria, che mostra il presente trasportando nel passato.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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