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Galeffi, racconta la sua storia in Belvedere

DI LUCREZIA VITTORIA NATALE

E’ uscito Belvedere (Capitol Records/Universal Music Italy), nuovo album di Galeffi, pseudonimo di Marco Cantagalli. Il cantautore romano presenta il suo nuovo progetto nato dalla pandemia e dalla fine di una storia d’amore. È dalle sofferenze personali e collettive vissute dall’artista che nasce un album che invita “ad allenare il bene, ad evadere, a guardare il bello, il panorama che siamo noi e che sono gli altri”, come spiega lui stesso.

Galeffi fotografato da Ilaria Ieie

Dodici brani diversi tra loro, ognuno un mondo. Dalle fisarmoniche e dal romanticismo di Un Sogno, passiamo ai pianoforti e l’universo interspaziale di Asteroide, per arrivare alla delicatezza di Malinconia Mon Amour.

L’artista ha presentato il suo nuovo progetto sul palco di Spaghetti Unplugged nei tre appuntamenti di Bologna, Milano e Roma. Ne ho approfittato per incontrarlo all’Alcazar di Roma e fare due chiacchiere non solo sul fantacalcio e del campionato che si chiude, ma anche su Belvedere.

Da quali esperienze nasce Belvedere?

È un album che nasce da esperienze che tutti abbiamo vissuto a causa della situazione COVID, che è stata una botta forte per tutti. Penso di averla sofferta in modo particolare perché Settebello, l’album che ho pubblicato nel 2020, è uscito proprio nella settimana del primissimo lockdown. Con tutto il lavoro che ho messo nell’album, è stata dura sapere di non poterlo suonare, vendere, condividere. Invece di posticipare il tour l’ho annullato perché ho sentito subito il bisogno di pensare al futuro e alla normalità a cui stiamo tornando in questo periodo. Allora, ho scritto Belvedere, nato dalle ceneri della pandemia e da altri eventi personali, come la morte del mio cane e la rottura con la mia ragazza dopo sei anni di relazione. Insomma, l’ispirazione per l’album è la mia vita di tutti i giorni, anche se con un po’ di fantasia.

Cosa pensi che sia cambiato in te a livello artistico e personale da Scudetto e Settebello a oggi, con Belvedere? Cosa è cambiato a livello musicale e perché?

È cambiato tutto, in modo naturale. Nella pandemia ho percepito che quel periodo avrebbe potuto cambiare la musica, le mode, e l’attitudine all’ascolto della musica. Ho pensato di creare un disco ambizioso, diverso, difficile, e l’ho fatto.

Non hai mai incluso dei featuring nei tuoi album. Che motivi ci sono dietro a questa scelta? Faresti dei featuring in futuro? Se si, con quali artisti pensi che questo potrà essere possibile?

Nonostante avrei potuto includerli, penso che un album debba essere il più personale possibile. Voglio che il disco sia mio. Comunque, se dovessi scegliere degli artisti con cui collaborare, questi sarebbero Cesare Cremonini, Giovanni Truppi, Calcutta, Niccolò Fabi, e Andrea Lazlo de Simone.

Come hai scelto la tracklist e l’ordine dei brani nell’album?

L’album ha più anime. Ha un’anima di leggerezza, che si può trovare in canzoni come Leggermente e Dolcevita, ma anche brani più “importanti”, se non pesanti, come Un Sogno e Appassire, che mi auguro che gli ascoltatori capiranno: dureranno per sempre. Mi piace decidere la prima e l’ultima traccia degli album perché sono due momenti importanti, l’inizio e la fine. Ho scelto quelle che penso siano le mie due canzoni preferite. Sono ossessivo per quanti riguarda le simmetrie. Si tratta anche di una questione di colore: ogni canzone rappresenta un colore e mi è piaciuto alternare questa tavolozza di colori musicali. Pensavo che questa fosse la giusta scelta cromatica.

Mentre scrivevi l’album avevi in mente un tipo di destinatario particolare?

Sì, la mia ex. Ma anche me stesso tra vent’anni.

Nel tuo lavoro senti la pressione del dover fare tutto bene, del dover vendere, di avere successo? Come gestisci l’ansia che può derivare da queste responsabilità?

Non ci penso. Non sono uno che fa scelte commerciali, com’è evidente dalla mia breve carriera. Faccio sempre scelte difficili, scelgo singoli difficili e non mi piace partecipare al fenomeno del mercato come altri possono fare. Scrivo anche molte canzoni come autore, anche se il pubblico può non saperlo.

Se non avessi una carriera nella musica, che lavoro sceglieresti?

Vorrei essere uno scrittore o uno sceneggiatore. Sono laureato in cinema e ho lavorato per il David di Donatello, ho scritto per Ciak, ho intervistato attori. Mi piace scrivere, siano libri, film, o canzoni. Da piccolo sognavo di fare il calciatore, ma ormai ho trent’anni ed è tardi: al massimo potrei fare l’allenatore.

Quale messaggio o consiglio daresti agli ascoltatori di Belvedere?

Incuriositevi. La curiosità ha valore. Siate liberi. E non accontentatevi della musica che vi propone la moda. Sembra che esista solo la musica della tv, della radio, di Spotify, ma non c’è solo quello. Ci sono tante belle realtà che meritano di essere ascoltate e amate. Ci sono artisti che meritano pubblico, tanti giovani e cose fighe che meritano di essere ascoltate.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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