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Alice Phoebe Lou tra Child’s Play e i concerti in Italia: L’INTERVISTA

di LUCREZIA VITTORIA NATALE

Nata come musicista di strada a Berlino, Alice Phoebe Lou, cantautrice sudafricana, ha pubblicato il suo quarto album, Child’s Play, a sorpresa lo scorso dicembre. Questo inaspettato regalo per i suoi fan nasce da un processo semplice e intuitivo, facile e divertente, in un piccolo studio sull’isola di Vancouver. Nell’album l’artista si racconta e mostra le sue emozioni più profonde per lasciare che gli ascoltatori si rispecchino nelle sue esperienze, ascoltando ciò che forse avrebbero voluto esprimere loro stessi.

Oggi Alice torna con un nuovo tour che tocca l’Italia in quattro speciali date caratterizzate da location suggestive: il 23 luglio a Lugano, il 27 a Roma, il 30 a Rocca Calascio per arrivare a Madonna di Campiglio il 24 agosto.

Da dov’è nata la scelta di pubblicare il tuo ultimo album, Child’s Play, a sorpresa?

Molti artisti possono comprendere quanto il processo che porta all’uscita di un album possa essere intenso. Personalmente, non ho un’etichetta e quindi ho meno “doveri” su come pubblicizzare un album. Generalmente c’è pressione. Ho già vissuto tutto questo con l’uscita di Glow, il mio album precedente, in cui ho provato a creare la miglior uscita possibile per il disco perché ne ero fiera e volevo che molte persone lo ascoltassero. Improvvisamente, però, c’era già un altro album da far uscire e volevo che il processo fosse più immediato: volevo che le persone potessero ascoltarlo subito, perché rappresentava ciò che ero in quell’esatto momento. È stato liberatorio lasciarmi andare e non preoccuparmi troppo di essere una businesswoman. È stato molto confortante. Le persone hanno risposto bene e lo hanno ascoltato. Nessuno si aspettava un altro album così ravvicinato al precedente.

In che modo percepisci diversamente suonare come artista di strada in mezzo alle persone rispetto all’esibirti a concerti e festival? Quali sono i sentimenti che provi durante queste due esperienze diverse?

Quando suoni nelle strade c’è un’energia diversa: cerchi di attrarre le persone per farle unire a te, come in una sorta di battaglia che devi vincere. C’è la motivazione di attrarre l’attenzione di chi ti sta davanti. Oggi però ci sono anche persone che mi aspettano e che mi raggiungono per strada quando annuncio che mi esibirò. Ai concerti, invece, il pubblico è lì per vedere te. È diverso, ma in un certo senso è anche simile. Per esempio, ai festival, alcuni spettatori sono fan, ma altri possono non conoscerti. Allora devi creare un mondo nel quale loro vogliano entrare. In questo la strada mi ha aiutato, nelle performance dei grandi festival internazionali o posti in cui non tutti mi conoscono. Per questo incoraggio altri artisti a suonare per strada: ti insegna tanto su come creare un’atmosfera e un mondo di cui le persone vogliono sentirsi parte.

Come definiresti la tua musica? A quale genere pensi che appartenga?

È difficile rispondere a questa domanda. Non ho problemi col categorizzare la musica. Alcuni tipi di musica sono più facilmente definibili e rientrano chiaramente più in un certo mondo e genere rispetto ad altri. È un momento molto interessante per musica in cui gli artisti non si sentono forzati nell’aderire ad un solo genere e possono cambiare sound da un album all’altro. Anche io lascio andare le canzoni dove vogliono. Durante le ultime date mi sono sentita una rockstar sul palco con un po’ di momenti più sentimentali e delicati.

Qual è il processo creativo che vede la nascita delle tue canzoni?

È sempre cambiato nel corso degli anni anche perché sono un’autodidatta, non ho mai seguito lezioni di musica, e non ho un metodo su come creare musica. Il mio processo creativo è influenzato, quindi, dalle varie fasi della mia vita. Non avrò molte basi teoriche ma porto me stessa nella scrittura delle canzoni. Principalmente si tratta di improvvisare e di trarre i testi dal mio subconscio senza preoccuparmi di come possano suonare le parole. Su questo si basano gli ultimi due album. È liberatorio: prima mi preoccupavo di essere profonda, di scrivere parole che avessero un significato. Ora posso scrivere cose che altri non vorrebbero dire ad alta voce anche su temi come l’intimità e la sessualità a cui le persone si sentono collegate.

Quale è l’idea dietro al titolo del tuo ultimo album, Child’s Play?

Nell’album c’è una canzone che si chiama Child’s Play. Ci è voluto un po’ per scegliere il titolo dell’album. Volevo scegliere qualcosa che non svelasse subito tutto ciò che l’album contiene. Volevo trasmettere una sensazione libera ad interpretazioni. Child’s Play funzionava per me perché ricorda il modo in cui l’album è stato scritto e registrato: mi sono messa in contatto con la bambina che è dentro di me, scoprendo la gioia di fare quello che faccio, senza prendere la musica e me stessa troppo sul serio. Il titolo rispecchiava il contenuto dell’album senza darne un’idea troppo precisa.

Qual è dunque questo contenuto?

I temi principali sono l’amore e l’amore per se stessi, la scoperta di se stessi. È molto legato a questo periodo della mia vita, e molte persone di ventisette, ventotto e ventinove anni potranno capirmi. In questi anni vi sono stati numerosi cambiamenti. Io li ho attraversati durante la pandemia e ho avuto tempo per affrontare me stessa e i luoghi bui dentro di me. Ho imparato a guarirmi e ad essere più gentile e delicata nei miei stessi confronti. Ho capito quali amicizie e relazioni andavano bene per me e quali dovevo naturalmente lasciarmi alle spalle. Ho lavorato su me stessa. Le canzoni dell’album sono molto personali e penso che altre giovani donne ci si possano rispecchiare. Ma non solo loro: ai miei concerti vedo persone di ogni età. Cerco solo di far provare qualcosa agli altri e far loro capire che va bene sentire qualsiasi tipo di emozione.

Come è cambiata questa produzione rispetto a quella dei tuoi lavori precedenti?

Questa produzione è simile a quella di Glow, il mio album precedente: eravamo io, il produttore, David Parry, e le mie due compagne di band, Ziv e Daklis, in un lavoro di gruppo di persone a cui piace veramente fare musica e a cui piace la compagnia l’uno dell’altra. Siamo andati sull’isola di Vancouver, in un posto bellissimo, non in studio ma a casa di un amico in mezzo al nulla. È stato incredibile e ciò ci ha insegnato che non c’è bisogno di uno studio incredibile per creare un buon album che suona bene. È stato un esperimento che ci ha portato a registrare dieci canzoni in dieci giorni, un lavoro grandissimo.

Come mai preferisci pubblicare la tua musica come artista indipendente?

Alcuni pensano che io sia contro le case discografiche ma non è così. La mia scelta nasce dal fatto che ho capito che tipo di persona sono e so che un’entità che vuole molte cose da me porterebbe complicazioni nella mia vita e mi farebbe sentire meno in controllo di quello che faccio. Ho lavorato con etichette e distributori nell’industria, quindi non me ne sono completamente separata. Ma ho capito che ci sono molti elementi diversi che mi travolgono. Sono grata alla me stessa più giovane per aver fatto questa scelta, anche se a volte può risultare difficile fare molte cose da sola. Però oggi ho costruito la mia carriera su basi solide e ho fan che mi supportano in quello che faccio: è tutto ciò di cui ho bisogno. Ho paura che le cose diventino ancora più grandi perché non sono attratta dalla celebrità e sono a mio agio nella mia situazione attuale. Non sto cercando di crescere esponenzialmente.

Come ti senti ad essere di nuovo in tour?

È molto bello. Ho anche avuto la fortuna di suonare nel mezzo della pandemia quando si iniziava ad aprire. Per alcuni artisti è stato un periodo terribile ma io devo essere sincera e, anche se mi sento un po’ in colpa a dirlo, è stato un periodo difficile ma che mi ha veramente aiutato. Mi sono concentrata sulla musica e sono stata fortunata: ho scritto due album e ho tratto il meglio da quei momenti. Oggi tornare a suonare è bellissimo, sentire il pubblico che canta le mie parole, vedere tutto questo dal vivo e non solo su internet.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai lavorando ad un nuovo album?

Al momento sono in studio a Berlino e lavoro ad un album di Strong Boi, un altro mio progetto. Adoro fare musica per il mio progetto principale ma è legato al mio nome e alla mia storia mentre in questo caso posso fare musica in modo diverso ed esprimere diverse parti di me. Ho passato un mese dopo il mio tour da sola a Los Angeles in un piccolo studio e ho scritto un nuovo lavoro aspettando il momento per registrare l’album.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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