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Capitolo 21: ”Una notte come tante è il nuovo singolo”

Una notte come tante” è il brano che segna il ritorno della band Capitolo 21, vincitrice del Festival Estivo 2018 proprio con questo brano. Marcello Stride (chitarra) e Mattia Maccioni (voce e chitarra) sono i due componenti della band, due musicisti che vivono con grande passione la musica, molto attivi dal vivo e con tanti brani inediti in fase di lavorazione. Il brano (ed. Riserva Sonora, Latlantide, Materiali Musicali, Festival Estivo), apparentemente parla di una
situazione molto comune “una festa”, una situazione allegra e movimentata, mentre il messaggio che abbiamo voluto trasmettere è più profondo e comune a tanti. ”Parla di noi, parla di noi artisti emergenti quando ci si trova a suonare in locali in cui non hai tutte le attenzioni della gente o che sono addirittura deserti ” spiegano. Registrato da Andrea Ramacciotti, prodotto da Gino Sozzi e Giovanni Germanelli per il Festival Estivo, mix-mastering e produzione artistica
a cura di Alex Marton (Firstline Studio), il singolo è accompagnato da un videoclip (girato a Piombino) che vede alla regia Simone Gazzola, DOM Stefano Campagna.

Capitolo 21

Capitolo 21

Come nasce ‘Una notte come tante‘?
Questo brano è nato sostanzialmente per descrivere una situazione comunissima a tutti e vissuta davvero in prima persona da noi stessi. Apparentemente la canzone sembra quasi non voglia comunicare nulla, ma in realtà il messaggio è molto importante per noi e per chi come noi insegue una passione. La canzone descrive una festa dal punto di vista di noi musicisti, infatti fin da subito vengono descritte le situazioni che dinnanzi a noi si creano, la stanza un po buia, la gente che beve, noi che suoniamo ma senza ricevere nessun tipo di attenzioni, una ragazza che sarà poi la protagonista della canzone e tante altre situazioni.
Perché una ragazza diventa la protagonista?
Beh in mezzo a quella situazione di completo disagio, noi dovevamo trovare la forza, un motivo, un appoggio che ci aiutasse a portare a termine il nostro scopo, suonare bene, fare del nostro meglio anche se in quel momento nessuno aveva nei nostri confronti particolari attenzioni. La ragazza è proprio questo, è la forza che qualcuno ti può dare attraverso piccole cose, uno sguardo, un sorriso, una motivazione che ti spinge a continuare a fare quello che ami anche quando sembra tutto andare storto. Questo è il messaggio che vogliamo dare, non solo a tutti i musicisti emergenti, ma a chiunque cerchi di portare avanti un sogno o nella vita di tutti i giorni. Crederci sempre, non abbattersi, portare avanti il  proprio lavoro nel migliore dei modi nonostante, a volte, non ci siano le migliori condizioni per farlo. Trovare “ il motivo “ per dare il meglio è come crearsi una bolla intorno, dove all’interno vi è solo il tuo lavoro e la tua forza, il resto passa in secondo piano.
Da dove traete l’ispirazione per la vostra musica?
Dalla nostra vita, dalle nostre esperienza e a volte perché no anche dalle esperienze altrui. Scrivere è una delle nostre più grandi passioni, ci piace ascoltarci e sfogarci utilizzando la musica e le parole. Poi naturalmente ci sono anche dei luoghi che ci piace frequentare per aiutare la mente a liberarsi, per distaccarci della realtà e immergerci nel nostro mondo solo per concretizzare le nostre idee in musica. Il tutto condito da due chitarre, un quaderno per scrivere, un po di vino e tanta voglia di essere ascoltati.
Che cosa vi distingue dalle altre band?
L’unica cosa che può distinguere una band da un altra è il modo di approcciarsi alla musica che fa, i temi che tratta, il modo in cui conserva le sue particolarità. Noi ci sentiamo diversi su certi aspetti solo perché non seguiamo uno stile ben preciso. Ci piace sperimentare, partendo dai suoni più “old school” a quelli più moderni, mantenendo però un certo tipo di sound in cui ci riconosciamo ed è forse questo che ci distingue.
Avete in programma dei concerti?
Ci stiamo lavorando. I live sono importantissimi, e per noi sono l’unica cosa che conta. Il contatto con la gente, l’adrenalina, l’emozione che si crea sono tutti fattori di cui un musicista non può far a meno, noi in primis. Siamo cresciuti suonando in mezzo alla gente con quel poco di attrezzatura che avevamo. Siamo amanti del divertimento e come tali stiamo aspettando con ansia questa estate per cominciare a girare un po ovunque e divertirci con tutta la gente che riusciremo ad incontrare. Sarà bellissimo!

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Davide Peron: ”Nella musica c’è bisogno di verità”

Continuano le soddisfazioni per il nuovo album ‘Inattesi‘ del cantautore veneto Davide Peron, un progetto nato dopo l’arrivo della sua primogenita Anita. Un album che vede in primo piano le emozioni e le paure di un artista che affronta la vita con naturalezza e amore arrivando al cuore di tutti. Gli elementi naturali come l’aria, la terra, il fuoco, l’acqua a giocare un ruolo primario nei suoi brani insieme ad uno dei temi che più gli sono cari: l’amore in un contesto di esperienze semplici, genuine, nella musica come nella vita. Le sue canzoni si nutrono di semplicità, naturalezza, pulizia nella costruzione di musiche e testi. Affiora, forte, nei suoi testi anche l’impegno sociale: “La pallottola” uno dei pezzi di più marcato impegno civile, è stato scelto come inno da LIBERA (coordinamento Veneto), l’associazione italiana di Don Luigi Ciotti che si batte contro tutti i generi di criminalità organizzate.

Davide Peron

Davide Peron

Inattesi è l’album che ti ha aperto nuove strade. Ti senti cambiato?
E’ un album che racconta di gioie, di paure, parla con grande semplicità. Parla di figli, anche se non sempre attesi, di grandi eventi. Il titolo si ispira all’unico acuto che canto in tutto il disco: sulla parola “inattesi” nel brano “Abbiamo pensato a giocare”. Segno che forse anche chi non è aspettato ha diritto di essere compreso e merita di ricevere dignità. Mi ha cambiato per il motivo per cui è nato, la nascita di mia figlia Anita Maria. Credo sia una cosa che se non si ha la fortuna di vivere non la si può capire fino in fondo. Ho spostato, tolto sempre di più il mio “io”. Se prima avevo la sensazione di essere uno strumento che la Musica utilizza, ora ne ho le certezza. Anita Maria è arrivata per dirmi che devo guardare all’altro, al domani e non più “all’adesso”, all’io. E’ una grande emozione aver letto tanto interesse per questo lavoro. Devo dire che appena finito il disco, prima che uscisse, avevo detto a tutti coloro che hanno lavorato che qualsiasi cosa si fosse detto ero tranquillo perché era stato fatto nel miglior modo per le nostre possibilità. Per questo motivo, ero sereno e pronto ad accogliere qualsiasi cosa potesse accadere. Sono felice e grato nel vedere che il disco piace e ha ottimo consenso anche da parte della critica.
Cosa ti ha spinto a dare vita a questo album?
Non avevo in programma un nuovo lavoro discografico fino alla nascita di mia figlia. Poi la musica ha bussato con forza alla mia porta e mi ha detto di tenermi pronto che di lì a poco il disco sarebbe nato. Il teatro e la musica convivono bene nella tua vita.
Quando hai deciso di intraprendere questi due percorsi?
Teatro e musica convivono nella mia vita e l’uno non toglie forza all’altra e viceversa, anzi, ne scaturisce una commistione perfetta, armoniosa. Io penso che le due forme d’arte si compenetrino in modo speciale: dove non arriva la musica, arriva la parola e viceversa. La contaminazione d’arte è a mio avviso la forma per eccellenza che si avvicina alla perfezione della bellezza. Questo matrimonio è nato dall’incontro con mia moglie, Eleonora Fontana, attrice di teatro che mi ha fatto scoprire quanta forza può avere questo matrimonio d’arte!
Come si sta evolvendo la musica?
La musica trova sempre vie imprevedibili per farsi sentire. Mi pare di vedere che non stia però nello show business che oramai ha la meglio su tutto. C’è bisogno di un ritorno alla verità, al fatto che essere un musicista è prima di tutto un impegno, un onere oltre che un onore, un lavoro profondo continuo. Quando si cerca attraverso la musica solo l’apparire allora è giusto dare un altro nome a questo mestiere.
Elimineresti qualcosa?
Non eliminerei nulla. Dico questo perché sono certo che tutto prende forma quando è la musica a deciderlo ed essendo una cosa oltre l’uomo sa bene quando parlare e quando tacere.
Stai già pensando a un nuovo disco?
Devo dire che sono nella stessa situazione di quando Anita doveva ancora nascere, senza pretese. Ma la musica mi sta pian piano già dettando nuove canzoni.
Prossimi progetti?
Ho debuttato con mia moglie con lo spettacolo teatrale-musicale sulla figura di Padre David Maria Turoldo i primi di febbraio 2019 e le date delle repliche si stanno aggiungendo man mano (le trovate tutte su davideperon.it). Prevedo di poter girare l’Italia. E poi nell’estate ci sarà il “Mi rifugio in tour” (il tour che faccio ogni anno nei rifugi delle Piccole Dolomiti, miei concerti tra prati e cime) che arriva alla sua 12a edizione. Lo spettacolo teatrale- musicale “Una calza a salire e una a scendere” sulle portatrici carniche, con cui sono in tournèe da qualche anno, prosegue anche nel 2019 con altre date e questo ci onora.

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I Musicanti incantano gli Arcimboldi: il racconto del musical con le canzoni di Pino Daniele

I musicanti è una grande opera teatrale e musicale veramente unica fatta in onore di colui che si può definire essere stato il “re” per eccellenza della musica on the road: Pino Daniele!

musicanti
di Domenico Lamanna

In scena, oltre a ballerini molto bravi l’orchestra di ex componenti delle sue band che suonano tutte le sue canzoni adattate in modo perfetto alla storia di Antonio, un uomo che aveva lasciato Napoli da bambino dopo la morte della madre, che non ha mai conosciuto suo padre e che torna a Napoli in seguito alla morte di quest’ultimo che lascia un testamento a suo favore. Eredita un locale musicale storico nella città che lui ha sempre detestato, il famoso UE MAN, e dopo varie peripezie e ripensamenti, si innamora della cantante, si innamora di Napoli, e difende il locale ereditato dalle mire di un delinquente del quartiere che aveva messo gli occhi sullo stesso. Bellissima opera teatrale, con una scenografia che rende in modo assolutamente realistico la vita dei vicoli di Napoli, e che fa rivivere subito allo spettatore l’aria che vi si respirava, dalle botteghe popolari agli amori semplici ed intensi dei suoi abitanti. Gli interpreti molto bravi all’altezza del difficile compito di affrontare la musica di uno dei maggiori esponenti di sempre della musica napoletana, non hanno deluso e hanno lasciato nello spettatore il ricordo più vivo del Pino nazionale, trasmettendo non solo la sua passione per Napoli ma anche quel sound che lo ha reso unico.

Ottima la regia e altrettanto ottima la scelta dei brani adattati in modo efficace alla storia di Antonio in tutte le vicissitudini che accompagnano il suo ritorno a Napoli. Complimenti alla direzione artistica di Fabio Massimo Colasanti, a lungo collaboratore di Pino Daniele. “Na tazzulella ‘e cafè”, “a me me piace ‘o blues”, “I say I sto ‘ccà”, “Napule è”, “Viento”, “Je so pazzo”, “Cammina Cammina”, “Lazzari Felici”, “Musica musica”, “Quanno chiove” e alcune canzoni tratte dal  repertorio successivo come “Che soddisfazione” e “Anima”, diventano i quadri in cui si muove un cast di artisti talentuosi, accompagnati dalla “Resident Band”, composta da celebri amici di Pino Daniele. Per concludere un sofisticato suono e fedele alla produzione del cantautore napoletano ed uno straordinario disegno di luci. Uno spettacolo coinvolgente sia dal punto di vista musicale che emotivo.