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Andrea Amati apre i concerti dei Nomadi, rigorosamente con un Bagaglio a mano

E’ Bagaglio a mano il secondo lavoro discografico di Andrea Amati, un viaggio interminabile, ironico ma chiaro. L’album, nato dalla lettura dell’omonimo libro di Gabriele Romagnoli, sembra non fermare la sua corsa verso le distese romagnole. Tutto quadra. Andrea Amati, cantautore santarcangiolese, continua il suo viaggio attraverso le varie tappe del tour, un mix di teatralità e di intimità che solo il cantautorato può dare. L’adrenalina è ispiratrice, e tra un opening dei nomadi e una tappa del tour la penna continua a scrivere: “In ciò che scrivo c’è sempre l’idea del viaggio, che sia fisico o che rappresenti solo l’allontanarsi da certi schemi per poter utilizzare a pieno la creatività”. Nei live Andrea sarà accompagnato da Federico Mecozzi (violino) e Massimo Marches (chitarre) e in alcune date si aggiungeranno anche gli altri membri della band Marco Montebelli (batteria), Francesco Preziosi (basso), Stefano Zambardino (tastiere) e Gianluca Morelli (programmazioni). I prossimi appuntamenti in programma sono: 5 agosto a Rimini (Cet Amour – concerto all’alba – Terrazza del Nettuno), l’11 agosto a Santarcangelo di Romagna – RN (Calici di Stelle), il 29 agosto a Ragone di Ravenna – RA (Piazza). A questi si aggiungono gli opening act dei Nomadi: l’8 agosto a Castel D’Aiano (BO), il 9 agosto a Tribano (PD), il 16 agosto a Sirolo (AN), il 25 agosto a Castagnole Lanze (AT), l’8 settembre a Mira (VE) e il 28 settembre a Bressanvido (VI). Qui l’intervista dove ci raccontava l’album: http://notespillate.com/tag/andrea-amati/

Andrea Amati

Andrea Amati


di Irene Venturi

Il tuo tour continua con l’aggiunta di sempre nuovi appuntamenti. Luglio si è concluso con otto date.
Si, non ci siamo fermati. Le canzoni nuove sono state accolte molto bene nel tour. Sono contento.
Però c’è una novità in più rispetto all’ultima volta che ci siamo incontrati.
Sì,   Beppe Carletti dei Nomadi ha ascoltato il mio disco, gli è piaciuto, ed ora eccomi qua a fare l’opening act di alcuni dei loro concerti. Non sono opportunità che capitano spesso, soprattutto se si tratta di un opening ufficiale e continuativo.
Com’è stato portare sul palco il tuo bagaglio a mano, ti sei sentito un pò vagabondo?
Nelle ultime date la gente cominciava a salutarmi. É un pubblico numeroso ma soprattutto fedele e trasversale. Davanti a me avevo bambini, ragazzi, genitori e nonni. É stato molto emozionante.
Come si prepara un opening del concerto dei Nomadi?
Ho riadattato solamente da un punto di vista musicale perché era impensabile portare tutta la band per motivi tecnici. I pezzi venivano riarrangiati per essere suonati con il violino e con una chitarra. Non mi sono soffermato troppo a pensare a cosa sarebbe piaciuto o meno, volevo solo portare il mio mondo.
Bagaglio a mano immagino sia stato un punto fermo
Bagaglio a mano ha fatto parte di ogni opening. Poi il podio se lo contendono anche Altrove, Cose e Bacio botto ma non escludo nuove evoluzioni.
Però non ti sei fermato a scrivere.
C’è molta adrenalina in quello che sto facendo. All’inizio avevo un bisogno fisico di fare concerti, ora che sono in pieno circolo e mi misuro con realtà molto più grandi mi trovo ad essere molto adrenalinico. Ho scritto cose, ancora lontane dall’essere canzoni.
Prossimo obiettivo?
Il Giro d’Italia con i miei concerti per l’autunno. Ora rimango nella mia regione ma poi mi piacerebbe uscire e girare l’Italia. Sto organizzando.
L’ultima volta avevi detto “Mi piacerebbe incontrare Romagnoli, io sarei contento di sapere che da un’opera d’arte è nata un’altra opera arte”.
Mi hai portato fortuna. Un giorno ho letto per caso che sarebbe venuto a Pennabilli, vicino a Sant’arcangelo. Presentava il libro Bagaglio a mano, l’ho letto il venerdì mattina e lui sarebbe venuto il sabato pomeriggio. Ho mobilitato tutti per incontrarlo anche solo 5 minuti.
E ce l’hai fatta.
Si, è stato molto carino, sembrava quasi in imbarazzo. Un incontro buffo. Spero di rincontrarlo presto. Lo dico a te, visti i precedenti non si sa mai.
Sei in tour ma starai già pensando al prossimo viaggio, rigorosamente senza valigia da imbarcare.
Mi piacerebbe fare la Normandia prima del tour autunno-inverno.

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DANIEN & THEØ: Sono Rock, sono giramondo Metal ma con la dolce vita sono Indie-Trap

La dolce vita è il primo album delle rockstar-urban italiane Danien & Theø,  appena uscito per Urbana Label e distribuito da Sony Music. Danien, originario di Livorno, e Theø, bresciano, si catapultano dal mondo metal, con la band Upon this Dawning, al mondo trap italiano, per portare una ventata di aria nuova. Più di dieci tour in America, centinaia di palchi e una dimora mai fissa. L’approccio alla trap è avvenuto su un furgone tra un live americano e l’altro. Tornati in Italia, mantenendo un look e un’attitudine collegati al loro background rock, iniziano a pubblicare brani trap per poi evolversi in qualcosa di più personale. La dolce vita manifesta il connubio tra mondo urban e il rock, valorizzando anche l’anima da musicisti che caratterizza Danien & Theø. Le sonorità americane, immagini pop, il linguaggio diretto della trap, un look più glam che street, rende questo album prorompente. Dieci i brani contenuti, con testi in cui viene raccontata la loro dolce vita tra notti nei club, alcool e groupie. Oltre al disco è anche disponibile una versione DELUXE, a tiratura limitata, che conterrà anche altri nove brani finora mai pubblicati con due featuring d’eccezione come Samuel Heron e Darksine del collettivo Dark Polo Gang. Abbiamo intervistato Danien.

La cover di Danien & Theø

La cover di Danien & Theø

di Irene Venturi

Primo album da “Rockstar urban”, cosa vuol dire?
Veniamo da una band metal. Abbiamo vissuto 4 anni in America con una vita frenetica e 5 day off al mese. Alternavamo momenti nei superhotel e momenti nei ghetti. Possiamo dire di aver fatto una vita da rockstar in giro per il mondo.
In Italia esistono ancora rockstar?
É uno stile di vita. mi vengono in mente Morgan e Vasco.
Possiamo definirlo un album trap o preferite non ghettizzarvi?
É un disco che può dare tanto di nuovo. Non è un disco trap, è un disco pop, con sonorità più morbide, a tratti indie. Possiamo chiamarlo indie-trap.
Un indie-trap dalle sonorità molto americane.
Si, abbiamo vissuto in America e l’abbiamo girata con la band. Ora ci piace fare una musica americana con i testi in italiano ma non escludo un singolo in inglese in futuro.
Il fatto che molti volti della trap (per primo Sfera Ebbasta) si definiscano Rockstar fa pensare che ci sia un legame con il Rock. Voi venite dal mondo rock effettivamente.
É un altro mondo. La trap è piena di dissing mentre nel rock è molto più pacifico. Da questo punto di vista preferiamo il rock. Non abbiamo mai risposto ai dissing che ci hanno fatto.
É un album pensato a 360 gradi perchè costruito per essere suonato dal vivo. C’è un grande attenzione al live, dopotutto siete musicisti.
Si, io suono chitarra batteria e tastiera. Vogliamo essere una band. Odiamo come il filone trap si esibisce live. Non vogliamo utilizzare basi e cantarci solosopra. Vogliamo far vedere che i nostri brani live possono suonare anche meglio del disco.
La vostra dolce vita è quella raccontata in questo album? É molto frenetica.
Alterniamo momenti in cui non ci va di fare niente e momenti di super felicità dove andiamo per locali. Mi piace definire questo album come un diario dove raccontiamo tutti i momenti.
Non vi siete mai fermati
Ho sempre avuto un vita frenetica. Sempre in tour fin da piccoli, poi l’America, prima i tour in Europa e in Russia. Non avevamo mai una casa fissa.
Non temete che le tematiche che trattate portino ad emulazione soprattutto dei più giovani?
Più che di droga parliamo di marijuana, siamo contro qualsiasi altro tipo di droghe.
Che consigli dareste ai giovani?
Se volete prendere la strada da musicisti o cantanti dovete dare tutto, non farlo diventare un piano B. Bisogna fare sempre che il tuo piano B sia il tuo piano A.

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Quando la musica si fa poesia…nulla è Inutilmente. Lo canta Rosmy

La cantautrice lucana Rosamaria Tempone, in arte Rosmy, torna con un nuovo singolo intitolato Inutilmente (BlueMusic International/Believe Digital), scritto da lei stessa in collaborazione con Ciro Scognamiglio. Abbiamo incontrato Rosmy per una piacevole chiacchierata.

Rosmy

Rosmy

di Antea Morbioli

Nel tuo nuovo singolo tratti in particolare il tema del ghosting all’interno delle relazioni: perché hai voluto parlare di questo argomento?
Inutilmente è nata perché intorno a me ho avuto modo di vedere questo particolare fenomeno, che riguarda degli amori che spariscono dopo essersi incontrati, voluti e amati. Tutto finisce all’improvviso senza una motivazione precisa, lasciando l’altro in una condizione di dubbio e disagio, senza possibilità di risposte. Da qui si vive inutilmente, senza un perché e senza una ragione. Ho fatto delle ricerche riguardo il ghosting e ho scoperto che è un tema attualissimo, poiché oggi sembra legittimo il comportamento che si assume sui social, ovvero sparire, bloccare le persone. Questo brano però sta anche a significare che io non voglio vivere inutilmente e grazie alla musica mi sono salvata, come dimostra il video in cui mi trovo isolata su una roccia in mezzo al mare, con la sola compagnia di un pianoforte.
Secondo te qual è il rimedio per vivere in modo sano le relazioni ai giorni nostri?
La cosa più importante è il dialogo, la comunicazione e quindi il confronto, altrimenti diventiamo una società piena di traumi. È bene quindi evitare in principio comportamenti negativi; se dovesse succedere, bisogna trovare la felicità e la forza nelle cose che ci circondano e che ci piacciono.
Con i tuoi brani hai affrontato tematiche sociali, è il tuo vero obiettivo? E credi sia efficace la musica utilizzata per questo scopo?
Io non vado mai alla ricerca del tema sociale, ma mi piace molto ascoltare quello che accade nella società e reinterpretarlo in musica. In realtà non lo faccio volontariamente, è una cosa automatica perché avverto quali sono i disagi sociali e li esprimo. Nel 2005, volendomi riferire all’attentato alle torri gemelle del 2001, ho scritto Tra nuvole e sole, immaginandomi come una persona coinvolta in un attentato terroristico e sottolineando la sofferenza gratuita che causano questi eventi. Con la musica voglio non solo emozionare, ma anche dare un aiuto: molte persone mi hanno contattato per ringraziarmi di aver dato loro la forza di reagire dopo il brano Ho scelto di essere libera.
Nel 2016 hai vinto il premio Mia Martini. Com’è cambiata la tua vita da quel giorno?
Ho deciso di scrivere il brano Un istante di noi insieme a Giulio Iozzi, Luca Sala e Kikko Palmosi e dato che mi sembrava molto forte ho voluto partecipare a questo concorso. È stato bellissimo vincere, prima di tutto perché è stata anche una conferma di come il mio percorso da cantautrice sia quello giusto e poi perché la gente ha capito che ho qualcosa da trasmettere. Da qui quindi è partita la mia vera carriera, è stata la spinta decisiva per concentrarmi totalmente in questa direzione.
Sei anche un’attrice teatrale. Adesso ti stai dedicando più alla musica? E quanto è utile per la tua carriera avere anche questo background?
Adesso mi sto dedicando totalmente alla musica, ma sicuramente sono quella che sono anche grazie al teatro che ho fatto per tanti anni. Facevo un teatro civile, raccontavamo i fatti quotidiani adattando testi già esistenti a temi attuali; questo si ritrova anche nella mia musica, perché appunto ho bisogno di raccontare qualcosa di reale e di sapere dove voglio arrivare quando inizio a scrivere un nuovo pezzo. Facevi anche la vocalist all’interno del gruppo The music family, che sono i tuoi fratelli.
Riesci a seguirli  ancora o ti dedichi alla tua carriera da solista?
Per anni abbiamo cantato insieme: io l’unica donna, Roberto polistrumentista e Salvatore alla voce e alla chitarra. Era nato un po’ come un divertimento, facevamo eventi e partecipavamo a matrimoni, poi essendo tra fratelli le discussioni duravano poco per fortuna e c’era sempre un bel clima tra noi. Adesso che io abito a Milano e loro sono in Basilicata è più complicato, stiamo seguendo le nostre strade. Mercoledì 27 giugno sarai a Bologna al Tavolaccio e Giovedì 28 giugno al Ronchi 78 di Milano per presentare il tuo nuovo singolo live, accompagnata da Renato Caruso.
Com’è nata questa collaborazione?
Ci siamo conosciuti durante vari live e ho potuto constatare che è un ottimo chitarrista, ha qualcosa che possiedono in pochi. Abbiamo deciso di fare insieme alcune esibizioni dal vivo, anche perché per me il musicista deve avere un ruolo ben preciso e contrassegnato: ci sono io alla voce e c’è lui alla chitarra, ognuno con una funzione ben definita.
Stai preparando il tuo primo album, come sarà?
Sarà una raccolta dei miei singoli ma conterrà anche brani nuovi, si scoprirà un lato diverso di me. Ho voglia di spaziare anche su altri temi, altri generi…Ci saranno novità!