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Ex Otago, il loro Marassi espugna l’Alcatraz di Milano

Marassi, Stramarassi e Marassi Deluxe…gli Ex Otago arrivano all’Alcatraz di Milano per una data speciale, una serata che celebra una delle band più amate e uno dei dischi più affascinanti degli ultimi anni. Aspettandoli sul palco li abbiamo intervistati.

Ex Otago

Ex Otago

di Caterina Prestifilippo

Passerete da Milano sabato 9 dicembre: tutto pronto? Il tour sta andando alla grande.
Sì, il tour sta andando alla grande e Milano rappresenta un punto d’arrivo davvero importante, se ci pensi tutti son passati dall’Alcatraz nei momenti culmine della propria carriera.
Quanto sono incazzati oggi i cinghiali? Sapere che ai vostri concerti il concetto di incazzati non entra vi responsabilizza?
Beh, ci sono diversi modi di declinare l’incazzatura. La gioia che pervade i nostri concerti è forse uno dei modi migliori. Non vogliamo che arriviate e vi sentiate effettivamente incazzati… forse è proprio tramite il concerto che si può smussare
anche l’incazzatura!
Marassi, StraMarassi e Marassi Deluxe: un album decisamente fortunato che è un ritorno alle origini in tutto e per tutto.. Genova per voi cosa è oltre Marassi e il concetto del ritorno?
Innanzitutto Genova è casa. Ognuno dentro di sé sente un luogo piuttosto che un altro come il posto in cui ritornare, dopo un po’. Se pensate che il nostro album precedente si chiama In capo al mondo, dovrebbe essere tutto più chiaro.
Spieghi.
A un certo punto la casa sta un po’ stretta, ed ecco il perché dell’università fuori, dell’Erasmus…però, davvero, crediamo in questo momento di aver trovato una grande bellezza dentro le piccole cose di casa nostra.
I tre ragazzetti del 2002 sono cresciuti: ma riescono a conservare incanto e disincanto di allora?
Beh sì, ovviamente è mutato nei modi, ma probabilmente non nelle intenzioni. Nei modi ma non nei presupposti: c’è sempre quell’incanto della piccola cosa, è un po’ la poetica che ha sempre contraddistinto gli Ex-Otago. Parlare di ciò che accade a un centimetro dalla porta di casa e della sua complessità, bellezza e poetica.
E quindi meglio i giovani d’oggi o i giovani di ieri?
No beh, il senso è proprio che i giovani d’oggi e i giovani di ieri sono la stessa cosa. Il senso è proprio quello, parlare di giovani d’oggi è una forzatura e la storia insegna che è anche una cazzata… i giovani son giovani sempre, si è sempre più giovani rispetto a qualcun altro, vecchi rispetto a qualcun altro. Dire “giovani” è un po’ come trovare una scusa per etichettare una categoria debole, tipo “fatevi da parte ché non sapete niente”. Ed è una costante, non è che i giovani d’oggi siano diversi da quelli di ieri bensì hanno modi diversi, strumenti diversi, e probabilmente aspirazioni diverse, però il modo in cui vengono ravvisati da chi si pone sul piedistallo è purtroppo sempre lo stesso.
Come sono nate le collaborazioni per StraMarassi? Aldilà della già nota amicizia con Jake La furia, ci sono molti cantanti della scena rap/hip hop come Caparezza, Mecna, ma anche nomi come Finardi e Levante.. qual è stato il collante che vi ha portati a compiere queste scelte?
Ma il collante è stato uno spirito di genuina curiosità, di voglia di ricerca. Con Jake è capitato in modo estremamente naturale, per quanto sorprendente all’inizio, fu una piacevolissima sorpresa. Ed è venuto talmente bene alla prima che ci siamo gasati, abbiamo ricevuto questa immediata conferma… fai una cosa e alla prima, ovviamente ricercando, provando e studiando, viene benissimo. E allora ci siamo detti proviamo a spacchettare questo disco fortunato, e a consegnarlo nelle mani di un po’ di figure che stimiamo e ci piacciono, di cui ci piace la poetica, da cui ci piacerebbe ricevere delle contaminazioni. E’ stato proprio un genuino spirito di curiosità. Abbiamo detto: vediamo un po’ come viene sconvolto Marassi…è divertente proprio questo, non affezionarsi troppo a un prodotto finito che in quanto tale poi rischia un po’ di morire, riaprirlo, metterlo in discussione, vedere un po’ se qualcun altro ha qualcosa da dire in merito e perché no modificarne e cambiarne anche il senso…
Dopo 15 anni di carriera e 5 album, che direzione prenderanno le ritrovate “tastierine” degli Ex Otago? Che progetti avete in cantiere? Il vostro futuro prevede un utilizzo dell’elettronica importante come in Marassi?
Probabilmente sì. Non lo sappiamo bene, non sapremmo dirlo adesso, perché poi ogni disco ha una storia a sé, ogni volta ci si perde, si parte da un punto ma poi si arriva da qualche altra parte… ma in ogni cosa per fortuna, perché perseguire qualcosa di identico fin dall’inizio non è neanche troppo interessante.. perché significa che non c’è stata tanta ricerca. Chi lo sa, stiamo partendo da un post-Marassi, un Marassi un po’ più elettronico, un po’ più adulto, non so come definirlo. Poi vedremo. Ci vorrà del tempo, dobbiamo ancora finire il tour, quindi…siamo ancora nel turbine di Marassi.
La promessa di Natale?
Quella che ci siam fatti è: dopo l’Alcatraz prendiamo una baita in montagna e ci mettiamo lì a scrivere, a stare un po’ tranquilli…e accadrà sicuramente. Riposo ma anche lavoro sul materiale nuovo.

 

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Quei bravi ragazzi…Pagliaccio e una musica fa stare bene

Un progetto nato nel 2012, quello di questo trio che ha scelto di chiamarsi Pagliaccio. Con questo articolo ci raccontano chi sono, chi saranno ma soprattutto che la loro musica fa stare bene. Meglio che andare dallo psicologo

Pagliaccio

Pagliaccio


di Pagliaccio

Pagliaccio nasce alla fine del rock e all’inizio dell’indie pop, nei primi anni dieci, in un contesto territoriale che mixa le prealpi piemontesi e la metropoli milanese. Pagliaccio è un singolare, ma in realtà a suonare siamo in tre, ognuno con le sue stranezze e le sue priorità. Quindi progetto singolare o plurale? Diciamo che siamo tre tipi singolari. Fondamentalmente il nostro orizzonte si rifà alla musica pop; lo abbiamo fatto sin dall’inizio, quando ancora non si poteva parlare di progetti indie sulle radio mainstream  o di superstar divenute in breve tempo personaggi televisivi dopo essere partiti dalle cantine. Il nostro primo disco Eroironico è uscito nel 2012, il secondo disco La Maratona è uscito invece nel 2015.

Il tour di La Maratona si è concluso nell’ottobre 2016. In questi quattro anni ci sono state tante cose per noi: innanzitutto più di 400 date live in tutta Italia, la vittoria di alcuni concorsi nazionali e un po’ di collaborazioni con artisti che abbiamo conosciuto (Ex Otago, Alessandro Baronciani ad esempio con cui abbiamo collaborato per la canzone “Amore Cieco” su La Maratona). Abbiamo suonato prima di Passenger e Lumineers a Rock in Roma, siamo stati inviati per Mtv New Generation prima e Radio Deejay poi presso il Festival di Sanremo per parlare dei giovani in gara; abbiamo suonato un intero concerto “al buio” (totale assenza di qualsiasi fonte luminosa per noi ed il pubblico durante il live) all’Istituto per Ciechi di Milano in occasione della Giornata Mondiale della Vista e dell’uscita in concomitanza del nostro ultimo singolo “Amore Cieco”, che parla dell’amore tra due ragazzi non vedenti.

Poi ci siamo presi una pausa e mentre intorno a noi l’indiepop conquista le radio, i programmi Tv e i Gossip noi ci guardiamo intorno per scrivere cose nuove (che confluiranno in un disco nuovo). I tempi sono cambiati, un po’ di strade si sono aperte ma soprattutto un po’ di sensibilità sono cambiate e questo non può che essere positivo. La nostra musica guarda alle persone, alle storie, belle e brutte, facili e difficili, giuste e sbagliate: l’ironia ci nasconde per permetterci di raccontare vissuti universali, tipi umani, personaggi migliorabili, insicurezze, debolezze. Siamo tutti, noi tre compresi, migliorabili ma in fondo potenzialmente delle buone persone. Diciamo che vorremmo che ascoltarci fosse un po’ come andare dalla Psicologo senza pagare.

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Foto di Pura Gioia: una preziosa antologia per celebrare i 30 anni degli Afterhours: L’INTERVISTA

Dopo l’uscita del singolo Bianca con Carmen Consoli gli Afterhours annunciano una antologia che raccoglie 30 anni di carriera della Band. Intitolato Foto Di Pura Gioia, Manuel Agnelli con gli Afterhours festeggiano i loro 30 anni di carriera con l’uscita di un album analogico, il 17 novembre, composto da 4 dischi contenenti 76 tracce e un libro scritto da Federico Fiume che accompagna la versione deluxe dell’album e che raccoglie interviste e immagini ancora inedite.

Afterhours

Afterhours

di Carlotta Sorrentino

“Qualche mese fa -raccontano- è andato a fuoco il capannone con la nostra sala prove, nel riordinare le varie macerie abbiamo trovato tantissimo materiale ancora inedito in ottimo stato, foto, articoli e brani inediti che troviamo in questo album”. Poi Manuel Agnelli continua: “Ho trovato vari nastri con registrati pezzi precedenti agli Afterhours e non ho riconosciuto la mia voce, è stato Paolo Mauri a identificare i pezzi”. La compilazione di questo album è stata fatta in ordine cronologico, sono stati inseriti i pezzi che per la band sono i più importanti e non solo i più conosciuti dal pubblico, Manuel racconta che durante il loro percorso musicalmente molto coerente ci sono brani che raccontano al meglio il loro immaginario anche se minori. Ma le sorprese non finiscono, il 10 aprile 2018 vedremo gli Afterhours esibirsi in un concerto evento al Forum di Assago (MI), unica data per celebrare il lavoro che è stato fatto con uno spettacolo che vuole essere un’evento unico per il gruppo di musicisti e i loro fan. Ci saranno sicuramente tanti ospiti e momenti speciali:. “Cercheremo di emozionare la gente, siamo musicisti, è questo quello che dobbiamo fare”. I biglietti per questo evento sono in vendita su Ticketone, la data è organizzata da Vertigo. Sarà un’occasione irripetibile per festeggiare i 30 anni di carriera di una band che ha scritto un pezzo importante della storia della musica italiana. Per la band questo trentennale non è un’arrivo, ma u passaggio intermedio, gli Afterhours hanno ancora molto da raccontare sia di nuovo che trovato tra quelle macerie.