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Il trionfo del pop italiano: Tiziano Ferro presenta il suo nuovo album “Accetto miracoli”

A tre anni dall’uscita de “Il mestiere della vita”, venerdì 22 novembre 2019 uscirà in tutto il mondo su etichetta Virgin Records (Universal Music Italia) il nuovo e attesissimo album di Tiziano Ferro: Accetto Miracoli.

Tiziano Ferro fotografato da Giovanni Gastel

Tiziano Ferro fotografato da Giovanni Gastel

di Alberto Dotti

Una boccata d’aria fresca, la testimonianza di un cambiamento incredibile e il desiderio di nuove esperienze: sono questi gli ingredienti (vincenti) dell’icona pop italiana – possiamo dirlo, d’eccellenza – che da ormai vent’anni ci regala emozioni da capogiro. A quasi quarant’anni d’età, Tiziano Ferro ci regala un album che riflette – oltre alla grandezza dell’artista che è – una fotografia della propria crescita personale e artistica nel tempo. Prodotto dal guru del sound R&B americano Timbaland per 9 delle 12 tracce che ne fanno parte, il disco è stato anticipato nei mesi scorsi dai singoli Buona (Cattiva) Sorte e Accetto Miracoli, entrambi certificati dischi d’oro: non c’è ombra di dubbio, Accetto miracoli si preannuncia il faro dello scenario pop italiano. Sarà disponibile su CD, vinile (anche in una speciale tiratura in vinile rosso) e in formato digitale. All’interno, ben 12 brani: Vai ad Amarti, Amici per errore, Balla per Me (un duetto – l’unico nell’album – con Jovanotti), In mezzo a questo inverno, Come farebbe un uomo, Seconda pelle, Il destino di chi visse per amare, Le 3 parole sono 2, Casa a Natale, Un Uomo Pop, Buona (Cattiva) Sorte e Accetto Miracoli.
Attesissimo anche il ritorno dal vivo di Tiziano Ferro con il tour TZN2020, che alle date negli stadi italiani, già annunciate a partire dal 30 maggio 2020, aggiunge ora una serie di date nelle arene indoor di 10 capitali europee, con partenza l’11 novembre a Bruxelles.

Un nuovo disco, un nuovo te: è bello vederti felice. Come ti senti?
Sto ancora metabolizzando tutti i cambiamenti della mia vita. Sai, ora tutto è diverso: vivo a Los Angeles (pur non sentendomi americano), mi sono sposato, sto dando vita alla mia nuova famiglia. Questo disco testimonia il cambiamento che sto vivendo: mi sono dovuto reinventare, avevo bisogno di uscire dalla zona di comfort che mi ero creato. Sono ripartito da zero e sai che c’è? Mi è servito un sacco. Dovevo capire chi ero, come cantavo, cosa cercavo. Il risultato è il figlio di una micro-crisi che mi ha permesso di trovare nuovi stimoli creativi. Ho capito che anche con 20 anni di carriera e quasi 40 anni di età, con la musica si può ancora giocare.
Dove pensi ti porterà questo disco e questo cambiamento?
Per me rappresenta un nuovo inizio, un cambiamento del quale sentivo il bisogno, senza averlo tuttavia pianificato. Dove arriverò non lo so, ma al momento sono felicissimo così.
È bello vederti emozionato. In Casa a Natale canti “Sono solo ed è sempre stato così”, cosa si nasconde dietro questo velo di tristezza?
È il tema più complesso non del disco, ma della mia vita. Mi sono sempre sentito un outsider. Un fuori gara. Da piccolo ero bullizzato, mi piaceva studiare e agli altri no, gli altri giocavano a calcio e io no. C’è sempre stato un senso di inadeguatezza. La musica in questo delirio mi ha permesso di trovare una luce, ma poi alla fine non è cambiato molto. Anche con un disco di platino, mi chiedevo chi fossi: i miei amici si laureavano, ed io? Chi ero? Ora che ho quasi 40 anni non è che sono diventato tutto a un tratto felice, ma diciamo che sto iniziando ad accettare ogni cosa che accade nella mia vita nell’ottica di un grande copione che prima o poi darà un senso a tutto.
Il disco s’intitola “Accetto miracoli”, temi le sconfitte?
Non ho mai avuto paura di parlare di sconfitte, di dolori: è il mio invito a non crogiolarsi nella disperazione. Il titolo all’inizio mi sembrava estremo, ma giusto: il disco racconta i piccoli miracoli e le grandi rivoluzioni che sono accadute anche nella mia vita: a volte dobbiamo consegnarci al nostro destino, senza forzarne l’andamento. È in quell’istante che i miracoli accadono e le cose vanno meglio di quanto ci saremmo aspettati.
L’Europa come la vedi?
Non so come la vedo. È un continuo alti e bassi, vedo la Brexit e mi dispiaccio. Spero nell’occhio di riguardo per chi è in difficoltà, nell’integrazione e nell’aiuto teso al prossimo.
E l’Italia?
Cosa volete che vi dica? È una ruota che gira, a volte si va su e a volte si va giù. Votate e non lamentatevi se chi va al governo non vi piace se prima non avete votato. Mi spiace non veder civiltà in chi ci dovrebbe rappresentare, ecco.
Credi che il mondo di voi artisti possa influenzare il potere, la politica?
Quando ti avvicini al sociale non è mai facile, a noi artisti manca un certo tipo di credibilità. Arrivare a chi fa la differenza è difficile, farsi ascoltare ancor di più. Ma non penso che il problema sia nostro, le istituzioni dovrebbero far di più.
Qual è la tua canzone preferita nell’album?
Direi In mezzo a questo inverno, l’ho scritta quando è venuta a mancare mia nonna – Margherita – a cui ero particolarmente affezionato. Sia chiaro, non volevo fare quello che scrive la canzone per la nonna… ecco perchè l’ho declinata al maschile, volevo farla volare per conto suo. Ancora adesso faccio fatica ad ascoltarla, uscirà a brevissimo.
Nel disco l’unico ospite è Jovanotti, che rapporto hai con lui?
Jova è stato il mio primo idolo, fu anche il mio primo poster in cameretta. Avevo il suo astuccio e a carnevale, mentre tutti si travestivano da Zorro, io mi travestivo da Jovanotti. Ho fatto impazzire mia mamma per trovare nei mercatini di Latina le cose che mi servivano. Creai pure un fan club nella mia classe. Ero fissatissimo. Ha accompagnato ogni fase della mia vita, c’è sempre stato. L’ho conosciuto nel 2005, ma tuttora quando gli parlo sono timido, ho una sorta di venerazione. Quello che abbiamo fatto non è un featuring (come si dice oggi), ma un vero e proprio duetto, cantiamo insieme dall’inizio alla fine. Talaltro, sembra che l’abbia scritta lui.
Che rapporto hai con il tuo passato?
Il passato è il passato, l’atteggiamento è cambiato con il presente. La differenza la fa il rapporto con le cose che arrivano.
Ti aspettavi la seconda data di San Siro?
Ma assolutamente no. È tutta una sorpresa e sono felicissimo!

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Mabel e le sue “High Expectations”: la popstar inglese presenta il suo primo album

Mabel e le sue “High Expectations”: la popstar inglese presenta il suo primo album Forte, decisa, bella e soprendente: sono queste le frecce all’arco di Mabel, la giovanissima popstar inglese rivelazione dell’anno che – a soli 23 anni – conta già oltre 3,5 milioni di singoli venduti nel Regno Unito e oltre un miliardo di stream in tutto il mondo.

Mabel

Mabel

di Alberto Dotti

Quest’estate l’abbiamo conosciuta con “Don’t call me up” (entrato al numero tre delle chart inglesi e con una permanenza di ben otto settimane nella top 10 UK), vera hit e singolo di successo mondiale che le ha permesso di essere nominata nella categoria “British Breakthrough Act” dei Brit Awards. E adesso, il grande passo: s’intitola ‘High Expectations’, il suo album di debutto, pubblicato su etichetta Universal/Polydor Records. Ben due anni di lavoro e quattordici canzoni attraverso le quali Mabel affronta con decisione e coraggio molti temi quali l'amore giovanile, il dolore e le sfide delle relazioni nell’era digitale. Il messaggio? Percepire aspetti come la vulnerabilità e la sensibilità non come ostacoli, ma come vantaggi. L’uscita del disco è affiancata dall’annuncio di un tour internazionale che toccherà l’Italia il 24 febbraio ai Magazzini Generali di Milano.

Il disco parla letteralmente di alte aspettative, ma quali sono le tue high expectations?
Trovo sempre difficoltà nel distinguere le aspettative che io ho sugli altri e le aspettative che hanno gli altri su di me. Le canzoni mi permettono di raccontarmi, suonare mi permette di esprimermi al meglio: ho la musica nel sangue e spero di mandare un messaggio positivo a chiunque mi ascolti. Scrivendo questo album ho guadagnato tanta fiducia: è questo che voglio trasmettere ai miei fan.
Com’è essere popstar? Te lo immaginavi così?
È diverso, il mondo delle popstar mi sembrava il mondo perfetto, con solo giorni positivi e umore sempre al top, ma non è così: il sogno della pop star dalla vita perfetta non è più valido per la nostra generazione. Sento di avere molte responsabilità e non è facile relazionarsi con le stesse. Mi ispiro a tante figure già affermate, da Beyonce a Justin Timberlake. L’importante è che chi mi ascolta riesca a immedesimarsi nei miei brani, a trovare se stesso.
Com’è andata ieri sera a X Factor?
Ieri per me è stata la prima volta su un palco italiano così grande, ero molto emozionata. Sono molto felice di ritornare qui il 24 febbraio per il live ai Magazzini Generali. La cosa bella delle mie esibizioni è che non si tratta di semplici e banali concerti. Io non canto e basta: sul palco ballo, mi diverto, lo rendo mio.
Don’t call me up è una ballad ma strong.
È stata un’esperienza questa canzone, mi ha permesso di raccontare il mio rapporto con le mie emozioni, il mio cercar di esser ogni giorno più forte. Sai, se vuoi fare un disco che parla delle persone, devi metterti a sedere, ascoltare e analizzare tutto al microscopio. Non puoi generalizzare.
Che rapporto hai con social?
Non mi ero mai fatta video prima di uscire con delle canzoni. Ho sempre avuto paura perché la gente ti giudica. Ma adesso ho imparato a fregarmene, non do spazio e attenzione alle negative vibes perché so che le positive ones sono più forti. Mi sento viva, sono felice e questo è quello che conta. Non ho nemmeno paura di mostrarmi senza trucco su instagram: ci sono giorni belli e giorni brutti, la vita è così. E menomale.
Il tuo sogno era diventare una popstar e ora lo sei diventata, hai altri sogni nel cassetto?
Il desiderio di fare grandi collaborazioni e tour mondiali è altissimo, ma sono comunque felicissima al momento.
Tra le 14 canzoni presenti nell’album, ne hai una preferita?
La mia preferita è “Bad Behaviour”, anche se ogni giorno cambio risposta a domande del genere. Ma dovendone scegliere proprio una… direi questa, sì!
Che rapporto hai con la moda?
È un modo per esprimere sè stessi, anche se non credo di avere uno stile definito. Oggi sono vestita così ma domani potrei vestirmi diversamente e con stile completamente differente. Non cederò mai a un’etichetta, poco ma sicuro: voglio esser libera.

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Il grande ritorno di Gianna Nannini: folk e blues per fare “La Differenza”

È una fiamma che non si spegne quella di Gianna Nannini: ribelle ma sensibile, determinata ma passionale, ritorna con classe sulla scena musicale italiana con un nuovo disco di inediti che – come il suo stesso titolo preannuncia – farà La Differenza.

Gianna Nannini (foto Daniele Barraco)

Gianna Nannini (foto Daniele Barraco)

di Alberto Dotti

È tutto vero: due anni dopo l’album “Amore gigante”, venerdì 15 novembre uscirà finalmente “La Differenza” (Charing Cross Records/Sony Music), un disco che è più che un semplice disco: in ben 10 brani inediti, Gianna Nannini – Fresca vincitrice del premio Tenco 2019 – ci racconta e ci coinvolge in un viaggio alla riscoperta di ciò che fa veramente la differenza: dai piccoli gesti quotidiani al coraggio per cambiare il mondo, dalla gentilezza alla frantumazione di ogni forma di pregiudizio. In un periodo storico in cui spesso la realizzazione di dischi è affidata prevalentemente al digitale, Gianna Nannini ha scelto di realizzare il suo ultimo disco nei BlackBird Studio di John McBride a Nashville, nel Tenneesse: regno dell’analogico e sede di grandi produzioni artistiche blues-rock. Il disco è nato con pianoforte, voce e chitarra a Londra, in un piccolo studio di Gloucester Road (che è anche il titolo di una canzone dell’album), dove l’artista ha condiviso session improvvisate con Pacifico, Dave Stewart, Fabio Pianigiani, Mauro Paoluzzi e Coez, con il quale ha realizzato “Motivo”, l’unico duetto presente nell’album.

Nel disco l’amore è protagonista  indiscusso, come mai?
In realtà i brani di questo album raccontano tutti dei conflitti d’amore. Parte tutto dalle emozioni. Racconto delle differenze che s’incontrano nella vita. Nelle mie canzoni d’amore vado oltre al sentimento smielato: l’amore che racconto è proiezione sul mondo.
Ma l’amore è protezione?
Per me sì, anche se non basta. Per esser forti bisognerebbe prima di tutto abbattere tutti quei muri mentali che ogni giorno erigiamo nelle nostre teste. Questo disco racconta come rompere le barriere, non a costruirle: si tratta di accettare le differenze, non di combatterle.
A Nashville che musica hai ascoltato? Cosa hai trovato?
Rock ovunque. Oltre ovviamente al sacrosanto country. Ma soprattutto rock. È stato un viaggio incredibile, ho ritrovato me stessa.
La differenza è un tema poco affrontato oggi, è casuale il tuo titolo?
Non è semplicemente un tema, è qualcosa di più. Si tratta di ridar valore a qualcosa che oggi viene troppo facilmente bistrattato.
Per “Motivo” hai duettato Coez, com’è andata?
Mi aveva colpito con “Faccio un casino”, così l’ho chiamato, mi ha raggiunto a Londra e siamo partiti subito a comporre. È stato più che un duetto, ha un bellissimo timbro di voce.
Ci sono altri giovani artisti italiani con i quali vorresti collaborare?
Ma certo, per farti qualche nome posso dirti che mi piacciono molto Salmo, Massimo Pericolo. Mi piace sempre cercare di unire la melodia al rap.
A 40 anni dall’uscita di “America”, arriva un brano sull’America. Ma qual è la tua America?
È stato difficile in Italia importare questo sound, ora però devono esser pronti loro per me. Volevo ripartire dall’album California, era un capitolo in sospeso. Volevo ridare voce a un blues che fosse mio.
Canti “Il tempo è canaglia”, ma che rapporto hai con il tempo?
Sono viva e felice della mia vita, questa è la cosa più importante.
Cos’è cambiato nel modo di registrare un disco? Vantaggi e svantaggi?
Ho cantato sicuramente meglio, perché ho registrato tutto in presa diretta, in una stanza, nel modo più genuino possibile.
Oggi c’è un razzismo sprezzante, cosa credi che possa fare la differenza nella vita di tutti i giorni? Da dove cominciare?
Credo che la chiave sia nel non avere paura dei pregiudizi. La scuola dovrebbe far molto di più, servirebbero lezioni sulla solidarietà. È da piccoli che si fa la differenza. Anche se la prima scuola che conta è la nostra, quella dei genitori.

A maggio 2020 avrà inizio uno Tour europeo – Londra, Parigi, Bruxelles, solo per citarne alcune – che arriverà in Italia il 30 maggio, con un live nello Stadio Artemio Franchi di Firenze. Da venerdì 15 novembre, “La Differenza” sarà disponibile in versione fisica (CD e vinile) e in digitale nei principali store e piattaforme streaming.