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Subconscio con un singolo trova la sua Giungla

E’ uscito per la Totally Imported il primo singolo di Giulio Campaniello in arte Subconscio, “Giungla” e abbiamo pensato di fare due chiacchiere per conoscere meglio questo artista emergente e il suo progetto.

Giungla (foto di Stefan Paun)

Subconscio (foto di Stefan Paun)

di Gegé Cifinelli

Allora Giulio iniziamo, prima di tutto ti chiedo come nasci artisticamente e come sei arrivato alla creazione di questo tuo primo lavoro?
Il mio rapporto con la musica inizia da bambino quando sono diventato soprano delle voci bianche di Bologna per un paio di anni finché decido di chiudere con questa esperienza per via del troppo peso. Questa mia lontananza con la musica dura qualche anno poi degli amici mi fanno ascoltare un paio di dischi di Jordan Rakei, è in quel momento perdo la testa per il New Soul e inizio ad approfondire artisticamente e culturalmente questo genere. Il progetto quindi prende vita con il mio nome e cognome in collaborazione con Davide Luzi con cui escono un paio di singoli in inglese e un breve tour in giro per l’Italia, ma inizio a sentire l’esigenza di scrivere in italiano e con un progetto tutto mio e cosi nasce Subconscio.
Da quanto tempo lavori al progetto Subconscio?
Questo progetto va avanti da ormai 5-6 anni, ma finalmente sono riuscito a trovare le persone giuste con cui collaborare e sono riuscito a trovare un metodo di lavoro soddisfacente. L’incontro con i ragazzi di Totally Imported mi ha aiutato a definire il progetto secondo i piani originari
Mi hai parlato di come nasce il tuo progetto artistico, ora ci concentriamo su questo singolo “Giungla”, come nasce e che significato ha?
“Giungla” è parte integrante di un EP con cinque brani che uscirà a breve, paradossalmente è il primo a essere uscito ma è l’ultimo a cui ho lavorato. La scelta di esordire con questo brano è stata naturale perché raccoglie tutte le sfumature del mio percorso artistico e potrei definirlo il pezzo più pop. Rispetto agli altri pezzi ha una componente elettronica ridotta ed è proprio questa la direzione artistica che vorrei prendere per il futuro. Inoltre credo che “Giungla” possa rappresentare uno stato d’animo in cui ogni persona possa ritrovare la propria giungla, per me ha rappresentato la giungla del sistema musicale ma come detto l’obiettivo è rappresentare la giungla quotidiana di ognuno.
Visto che mi hai citato il tuo EP ti chiedo quando uscirà il tuo lavoro completo?
Dovrebbe uscire entro metà aprile, salvo ulteriori problemi che possono nascere dalla situazione che stiamo vivendo Come sai “Giungla” è uscito il 10 marzo, stesso giorno in cui è stata ampliata all’Italia la zona rossa e così magari, per trovare un risvolto positivo alla faccenda, tutti si sarebbero potuti concentrare sull’ascoltare il mio singolo (ride, ndr).
Proviamo a guardare avanti, verso il futuro: cosa rappresenta in quest’ottica  questo singolo e quello che effettivamente è il tuo primo lavoro completo, quali prospettive ti dai e se hai già progetti in laboratorio?
Come ti ho detto ho lavorato tanto su questo progetto, cinque anni per cinque brani sono molti ma è il primo lavoro e va bene cosi, ora ho trovato le persone con cui lavorare e sono in un punto in cui ho definito tutto il progetto e ho trovato un metodo di lavoro. Ovviamente in futuro si proverà a viaggiare con altri ritmi ma sicuramente “Giungla” rappresenta un manifesto di ciò che sarà il mio futuro artistico.
Nasci artisticamente a Bologna: come questa città vivace e giovanile ha inciso e influito sul tuo percorso artistico e sul tuo lavoro?
Bologna è come sai una città magica artisticamente, io ho iniziato in Bologna Underground Movement che mi ha restituito tanto. Ovviamente l’essere una città universitaria ti permette di entrare in contatto con culture diverse , ogni giorno puoi incontrare persone nuove e condividere musica questo ovviamente porta ad aumentare enormemente il tuo bagaglio artistico, come sai qui a Bologna molti artisti ci vivono e li si può incontrare nei bar farci due chiacchiere. Per un artista emergente è la città giusta in cui crescere.

 

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ThinkAboutIt, si alza da Bari la Marea della musica

In una calda mattina di fine inverno e in piena emergenza sanitaria mi ritrovo a fare quattro chiacchiere con i ThinkAboutIt, collettivo musicale originario della mia città, Bari, che ha pubblicato l’album Marea.

ThinkAboutIt fotografati da Martina Amoruso

ThinkAboutIt fotografati da Martina Amoruso

di Gegé Cifinelli

Ragazzi la prima domanda che vi faccio è su come nasce l’idea di questo collettivo?
L’idea di questo progetto musicale nasce e si sviluppa a partire dal 2013 con i segni che l’hip hop e la vita ci hanno lasciato, nei primi anni il nostro collettivo ha un’impronta chiaramente rap con influenze jazz. Dopo i nostri primi due lavori abbiamo cambiato la struttura del gruppo e questo ha influenzato l’idea stessa che si aveva del progetto, da qui nasce “Marea” album più strumentale rispetto agli altri in cui ruolo importante ha avuto Claudio new entry del gruppo.
Come mai la scelta di questo nome alquanto inusuale e se magari ha un particolare significato per voi?
Per essere sinceri la scelta del nome è alquanto casuale, avevamo un gruppo su facebook con il nome Dobbiamo pensarci, alla vigilia del nostro primo live non avevamo ancora un nome con cui presentarci e allora è nata spontanea l’idea del nome, ThinkAboutIt.
Inizialmente vi ho chiesto come nasce il progetto in se, ma ora proviamo ad andare più a fondo , qual è stata la vostra evoluzione dal punto di vista artistico-musicale e come mai la scelta dell’inglese nell’ultimo lavoro?
Beh allora come si accennava prima l’evoluzione che abbiamo avuto come gruppo è stata una chiara conseguenza dei percorsi di vita di ognuno di noi, vi sono stati dei cambiamenti nella composizione del gruppo e questo emerge dalle differenze fra i lavori fatti fino al 2016 e l’ultimo, Marea, che è frutto dei cambiamenti subiti. In Marea l’ingresso di Claudio ci ha portato ad avere una maggiore influenza dell’electro music rispetto al passato. Dopo l’addio di Gabriele Poliseno frontman del gruppo fino all’album “In secondo Piano”, ci siamo resi conto di come il mercato fosse saturo e questo ci ha portato a vivere un paio di anni di difficoltà come gruppo. La risposta che ci siamo dati è stata quella di non farsi influenzare solo dalla musica anglofona come fatto fino ad allora ma provare a riavvicinarsi alle sonorità e alle tradizioni del territorio di origine, portando i colori della nostra terra nell’album. Questo ci ha portato ad un interessante mix tra gli influssi musicali d’oltreoceano e quelli del territorio. Quanto alla scelta della lingua per l’album “Marea” è stato quasi naturale realizzarlo in inglese  vista la musicalità le la tendenza della voce del gruppo, Claudio, a preferirla.
Ragazzi prima mi parlavate della volontà di trasmettere i colori della nostra terra attraverso la musica per questo ora vi chiedo come il territorio pugliese, il contatto con il mare  hanno influenzato il vostro lavoro?
Sicuramente le peculiarità del territorio pugliese ci hanno fortemente influenzato, innanzitutto il mare, il mediterraneo con ciò che rappresenta oggi ci ha influenzato nel profondo, abbiamo provato a mettere assieme le immagini e i suoni del mediterraneo a noi più vicino con quelle dell’altra sponda del mare, il Nord Africa per unirle. Abbiamo fatto questa scelta cosmopolita che emerge sopratutto nel brano “We are all Doro” che ci racconta del dramma che purtroppo oggi migliaia di persone vivono nell’attraversare il nostro mare. Vogliamo sottolineare che anche le scelte dei featuring sono figlie del nostro rapporto con il territorio, sono tutti artisti legati al Sud Italia e al mare.
Restringiamo un po’ il campo d’indagine e vi chiedo come la città di Bari e la sua scena abbia inciso sulla vostra opera?
Innanzitutto quando parliamo di Bari e della sua scena musicale non possiamo riferirci solo alla città, ma occorre riconoscere il giusto peso alla sua provincia con i molteplici eventi e artisti che la animano,Bari come città è povera musicalmente. All’inizio del nostro percorso fra gli artisti della scena territoriale vi era un maggiore scambio di idee, oggi questi “scambi” vengono meno, per questo si sta riprovando a costruire una rete fra artisti e progetti del territorio, ecco spiegata la scelta di includere nel nostro album quasi tutti artisti autoctoni diversi nel genere. Non è casuale che “Marea” sia frutto di un contatto con i più disparati generi musicali dal classico al post-rock al funk. La varietà di stili è sicuramente un’immagine dell’eterogeneità del nostro territori, prima raccontavamo di voler racchiudere in un’album la puglia e la sua quotidianità, forse con quest’album ci siamo riusciti.
Arriviamo all’album “Marea” vostro ultimo lavoro, qual è il brano simbolo dell’intera opera e come nasce l’opera complessiva?
E’ difficile per noi scegliere un brano unico che possa rappresentare l’album,ogni pezzo è un figlio per chi lo ha prodotto, tutti hanno contribuito in egual modo alla realizzazione, per noi è stato centrale lavorare come collettivo, ma forse per ciò che volevamo trasmettere “We are all Doro” è simbolico di tutto il lavoro svolto. Il disco è un vero e proprio tetris, dove il lavoro di ognuno si incastra perfettamente con quello degli altri.
Arriviamo alla fine e vi chiedo quali sono le prospettive future che vi siete dati, con questo lavoro verso quali orizzonti siete diretti?
Purtroppo non è un momento semplice, non lo è un pò per tutti, il 7 Marzo avremmo dovuto presentare il nostro album ma non è stato possibile data la situazione emergenziale che si vive. Però siamo convinti che nonostante ciò, tornati alla normalità, vorremmo poter raccontare e far vivere il disco nei live, ci piacerebbe sviluppare un esperienza 360° con il pubblico, non fermandosi solo al live ma superandolo e approfondendo il rapporto che ci deve legare al nostro pubblico. Crediamo sia difficile dire quali siano gli orizzonti verso cui siamo diretti ora, dopo 4 anni senza suonare davanti al pubblico ci sarebbe bastato questo per renderci felici, abbiamo un’esigenza fisica di tornare in LIVE e sicuramente da qui ripartiremo verso il futuro.
Piccolo off topic ragazzi, proveniamo dalla stessa città e io ho personalmente un ricordo di voi nello spazio studentesco di cui faccio parte, Zona Franka, vorrei chiedervi appunto che ricordi vi legano a quell’esperienza?
A Zona Franka ci lega il ricordo di  uno dei live piu belli che abbiamo fatto in un ambiente  colmo di gente e con un’atmosfera fantastica, una serata difficile da dimenticare.

 

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Piero Pelù onora la forza nelle fragilità: ecco il suo nuovo album “Pugili fragili”

Spirito rock e cuore buono, anima ribelle e occhio ecologista: questo è Piero Pelù, il rocker più iconico d’Italia. Reduce da un grande quinto posto al 70° Festival di Sanremo (sua prima partecipazione da artista in gara), il Toro Loco è in forma smagliante e torna alla carica con un nuovo album di inediti: Pugili Fragili, arrangiato dallo stesso Pelù insieme a Luca Chiaravalli. Già disponibile in pre order Pugili fragili uscirà ufficialmente venerdì 21 febbraio in CD, vinile e
su tutte le piattaforme digitali.

Piero Pelù

Piero Pelù

di Alberto Dotti

In Pugili Fragili troviamo tutte le anime di Piero. Rock, metal, punk, blues ed elettronica per raccontare il rapporto apparentemente paradossale che c’è tra forza e fragilità. Pugili fragili é un disco che prima ancora di essere apprezzato chiede di essere ascoltato e che racchiude in sé stesso l’essenza di un artista che – ora più che mai – non ha intenzione di placarsi. Un nuovo album che segna una nuova pagina nella virtuosa carriera di Piero Pelù: perché per essere un rocker devi avere cuore e per essere forte devi saper esser fragile.

Partiamo da Sanremo. Ci hai davvero colpito e non ce lo aspettavamo. Come lo hai vissuto?
Credo mi dessero ultimo, quindi ti capisco. Non mi interessava la gara, io volevo festeggiare i miei 40 anni di carriera. Sono arrivato all’età in cui o ti diverti o vai a fare l'orto. Io ho scelto la prima, anche se me la cavo bene anche con gli orti. Scherzi a parte, è stata una bellissima esperienza: spero di riuscire a condividere tutta l’energia che ci ho messo e che ho voluto trasmettere sul palco.
Un disco molto rock, non lasci quasi respiro. Ci vai giù pesante, come mai?
Non è stato facile, ma se ci sono riuscito è stato grazie a Luca (Chiaravalli, ndr) e a tutta la squadra che abbiamo messo in piedi.
C’è tanto rock ma anche tanta elettronica.
L’anima elettronica è uscita grazie a Luca Chiaravalli, anche se abbiamo litigato tanto perché io ho un’anima rock e lui no. Ed è proprio per questo che Pugili Fragili è il punto d’incontro, il compromesso musicale perfetto. Ci sono tantissimi generi, perché per questi 40 anni ci tenevo a toccare tutti i generi che anche con i Litfiba ho affrontato.
Cerchi i giovani?
Più che cercarli, vorrei dare l’opportunità ai giovani di poter sentire un po’ di sana chitarra. Io ci sono cresciuto con la chitarra, è vero che i tempi cambiano, ma oggi questo strumento a 6 corde sembra quasi una specie in via d’estinzione.
Pugili fragili, ma tu le prendi o le dai?
Quando vivi una vita estrema come la mia, con scelte difficili come salire sul palco dell’Ariston, devi esser bravo a incassare. La ragione per cui vado avanti è perché ho delle cose da dire. Mi sento spesso dire Piero, guarda che il rock è morto e poi sono andato a Sanremo a scippare una borsa mentre correvo a torso nudo all’Ariston… se questo non è rock, cosa è?
Questo album è un inno alla libertà. Qual è il muro che ancora non è stato abbattuto nella musica?
Nessun muro, anzi. I muri sono fatti per essere scavalcati. Questo album ha abbattuto tante barriere e non è un caso se ci sono così tanti generi. Oggi nolenti o meno, viviamo in una grande Babele.
Quanto è importante essere pugili e quanto fragili?
La fragilità è fondamentale. Non puoi ritenerti forte se non riconosci le tue fragilità. Ne è un esempio il fatto che io mi sia sposato dopo tanti anni: il non mollare mai in un rapporto, soprattutto quando le cose si fanno difficili, ha reso la mia relazione più forte che mai.
Clean Beach Tour?
Dove sarà possibile, grazie anche all’aiuto e al supporto di Legambiente, lo farò. Purtroppo in Italia non è facile muoversi con queste proposte, per quanto siano sostenibili e (super) eco friendly. Comunque sì, il mio impegno continua e continuerà.
Come è evoluto questo tema ambientale? Come lo coniughi con la musica?
Ora più che mai la mia musica coincide con il mio impegno ambientale. L’album non a caso parte con Picnic all’inferno e si conclude con Canicola, due brani opposti sui generi, ma estremamente importanti e affini nel loro messaggio ambientale. Sin da piccolo la mia famiglia mi ha insegnato ad avere riguardo verso il luogo che ho visitato e vissuto, ora è il mio turno per farmi avanti.
Tornando a Sanremo. Che cosa è per te il rock?
Parto col dire che io non mi ritengo l’icona del rock italiano, sento di avere tutti i giorni qualcosa da imparare. Sicuramente c’è un lavoro culturale da fare, si rimane troppo spesso ancorati solo ai grandi nomi. Manca spesso il coraggio di andare a cercare cose più piccole e artigianali, un po’ come me.
A Sanremo avevi un bel messaggio contro la violenza sulle donne.
Nata Libera l’ho scritta proprio per questo. È il racconto di una fine, la conclusione amara di una relazione. Ho cercato di immedesimarmi in un uomo abbandonato dalla sua donna e nella sofferenza che si ritrova a vivere. È un brano blues ma molto torbido. Sul tema della violenza sulle donne, sarò sincero, non ce la faccio più a sentire notizie così raccapriccianti. Bisogna assolutamente mobilitarsi e creare associazioni per tutelare e seguire tutti gli uomini che per via di shock possono sviluppare questa tendenza alla violenza e alla vendetta. Bisogna fermarli prima che accadano certe tragedie.
Un ultimo pensiero su questo Sanremo 2020?
Su Sanremo avrei solo una cosa da dire, ma la dico col sorriso: da uno che si chiama Amadeus e uno che si chiama Rosario, non c’è da meravigliarsi se a vincere è stato uno che si chiama Diodato.

Il 2020 si prospetta come un anno di compleanni per il Toro Loco: 40 anni di carriera e 2mo album di studio (tra quelli pubblicati con i Litfiba e quelli da solista). E i festeggiamenti non mancheranno di certo: dopo l'uscita dell'album inizierà un instore tour nelle principali città italiane e da luglio partirà il live tour PUGILI FRAGILI LIVE 2020.

Ecco le prime date:
3 luglio, Isola del Castello (Legnano), Rugby Sound Festival
10 luglio, Piazza Castello (Marostica), Marostica Summer Festival
16 luglio, Piazza Castello (Fossano), Anima Festival
19 luglio, Banchina S. Domenico di Molfetta, Oversound Festival
23 luglio, Outlet Valmontone, Summer Festival
1 agosto, Teatro della Laguna (Orbetello), Festival delle Crociere
19 agosto, Piazza delle Regioni (Presicce), Festival I Colori dell'Olio
3 settembre, Teatro Romano (Verona), Verona Folk Festival