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Biondo, tira fuori il suo grande…Ego. L’intervista

E’ Ego, il nuovo album di Biondo, all’anagrafe Simone Baldasseroni: lo abbiamo incontrato per farci raccontare questo suo nuovo progetto.

Biondo

Biondo

di Carlotta Sorrentino

Come è nato l’album e perché si intitola Ego?
Questo rispetto a quello precedente è un album più introspettivo, che mi racconta meglio, è concepito per spiegare cosa sono ora. Ego ha due significati, il primo è per raccontare l’ego dell’artista mentre il secondo è l’ego che non riusciamo ad esprimere, quello nascosto.
Album senza featuring, come mai questa scelta?
Principalmente è perché lo considero il mio primo e vero album, che mi racconta. Penso fosse giusto essere da solo in questa mia prima vera e propria esperienza.
Con chi sogneresti di collaborare?
Il mio sogno è Drake! In Italia ammiro molto Fasma, mi piace!
Da cosa nasce il brano Tokio Hotel?
Ogni mia canzone nasce da un viaggio che mi faccio. Questo è un viaggio con una ragazza fissata dalle canzoni dei Tokio Hotel, piangeva per le loro canzoni, è una storia di due anni fa, poi a me piacciono molto i Tokio Hotel! Questa è una delle mie canzoni preferite dell’album la trovo molto innovativa con un sound diverso.
Come è cambiata la tua vita dopo Amici?
Sarebbe cambiata anche senza, questa esperienza ha avuto tanti lati negativi e tanti positivi. In certi momenti ho paura di non dare abbastanza, anche nei confronti della mia famiglia e dei miei amici… Ho paura di non dedicargli  abbastanza tempo.
Il tuo rapporto con i social e con i tuoi follower?
Uso i social in maniera molto tranquilla, faccio storie della mia quotidianità senza pensarci troppo. I social preferirei non esistessero ma visto che ci sono li uso, io non sono poi cosi tanto social.
Ci racconti il tuo concerto del 20 ottobre a Roma?
Assurdo, ho “spoilerato” Tokio Hotel e la gente è impazzita, avevo tantissima voglia di cantare tutte le canzoni del nuovo album ma non potevo. Mi sono divertito tantissimo.
Come è stato lavorare con Alessandro Murdaca al videoclip di Vodka?
Secondo me Alessandro è il migliore in Italia, se la trap ha avuto tutto questo successo è anche grazie a lui. Sono due anni che fa progetti molto vicini al mio stile e spero sia l’inizio di una serie di collaborazioni insieme.
Dopo gli instore tour ci sono in programma dei live? Ci puoi svelare qualcosa?
Certo, non posso svelare nulla, dico solo che a Milano suonerò in un posto che mi sta molto a cuore, l’ Alcatraz.

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Arriva il Supereroe di Emis Killa

Esce oggi, venerdì 12 ottobre, il nuovo album di Emis Killa intitolato Supereroe. Non un semplice album perché con l’immagine del super Buono, il rapper, allega al disco un fumetto firmato da Alessandro Vitti e un cortometraggio che vede la partecipazione di Giacomo Ferrara.

Emis Killa (foto di Graziano Moro)

Emis Killa (foto di Graziano Moro)

di Carlotta Sorrentino

Le tre storie presenti nell’album, nel fumetto e nel cortometraggio sono slegate tra loro. Per la prima volta un rapper italiano entra nel mondo della musica, del cinema e del fumetto. Il cortometraggio vede come protagonista Emis Killa che si mette in gioco recitando la parte del super buono battendosi con il fratello Fioretto interpretato da Giacomo Ferrara, firmato da Alessandro Prete vuole essere una pillola, una puntata pilota, per qualcosa che potrebbe
proseguire, verrà pubblicato sui social del rapper come la Instagram Tv e il suo canale YouTube. Il fumetto invece sarà allegato al disco. Il titolo dell’album Supereroe è un omaggio ai protagonisti secondari della storia personale di Emis Killa conosciuti nella provincia in cui ha trascorso la sua infanzia e adolescenza: “Sono tanti gli eroi sotto gli occhi di tutti, molto spesso quando apro i direct message ne ricevo di molto forti di persone di tutte le età che mi chiedono consigli e a cui sono vicino con la mia musica, non so perché mi scrivono queste cose ma nel mio piccolo mi fanno sentire un supereroe”.

Chi sono i tuoi super eroi in ambito musicale? “Bassi Maestro e Jake La Furia. La musica di Bassi mi ha introdotto al rap, mentre Jake La Furia era visto come un idolo milanese, per me allora Milano era come New York e attraverso ai suoi
testi mi ci portava, era il mio rapper preferito”. Nell’album sono presenti tantissime collaborazioni, Gué Pequeno, Capo Plaza, Carl Brave, Vegas Jones & Gemitaz e 6IX9INE & Pashapg. Tra i produttori l’album vede la partecipazione di Big Fish e Don Joe che per la prima volta prendono parte allo stesso progetto discografico, insieme ad ava nel bravo Cocaina. Queste collaborazioni sono per il rapper molto importanti insieme ad alcuni testi di questo album
più solare rispetto al precedente. A partire da venerdì il rapper firmerà le copie di Supereroe nelle principali città italiane. A seguire il tour nei Club che lo vedrà impegnato fino alla fine dell’anno.

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Mike Sponza va ad Abbey Road per Made in the Sixties

Mike Sponza ritorna con il suo secondo album registrato negli Abbey Road Studios. Un Blues dedicato agli anni’60, che profuma di rivoluzione.Il blues non è morto.

Mike Sponza con la sua band

Mike Sponza con la sua band

di Irene Venturi

Mike Sponza, musicista da oltre 4 lustri sulla scena live europea con 8 album all’attivo, ci riporta non solo alle sonorità degli anni ’60 ma ci fa rivivere i grandi avvenimenti della decade più rivoluzionaria della seconda metà del ’900. “Un album dedicato agli Anni ’60, una decade per me molto affascinante sotto molti profili e su cui c’è molto da dire. È anche il periodo in cui sono nato e da un po’ di tempo pensavo di realizzare un disco su quel decennio. 10 canzoni. Una per ogni anno.” Persone, eventi, culture e musica concorrono a costruire 10 anni controversi che hanno cambiato la cultura giovanile per sempre. La forte evoluzione continua viene rappresentata in questo album dai generi e linguaggi musicali diversi, dal rock al latin, dal pop all’acustico, dal soul al rock n’roll. Mike Sponza esordisce nel mercato discografico nel 1997 con l’album “News for you” e nel 2016 registra il suo primo album negli Abbey Road studios. “Ergo sum” non viene definito solo come un album ma come un progetto rivoluzionario ed originale che vede la partecipazione di Dana Gillespie, ricordata per la sua interpretazione della Maddalena in Jesus Christ Superstar e per la sua unione artistica e sentimentale con David Bowie. In Italia lo troveremo live a Cerea, in provincia di Verona, dove terrà uno show case il 13 Ottobre alla manifestazione “Blues Made in Italy”. 8 gli elementi che lo accompagneranno. Ingresso libero.

Hai voluto dedicare questo album agli anni ’60 e alle sue rivoluzioni. Cosa dovrebbero imparare le nuove generazioni da quegli anni?
La capacità di non sostituire tutto subito, di provare a ricostruire. Il nostro è stato un decennio di classici e traevano dal passato le fondamenta. Oggi i giovani imparano tutto velocemente senza sapere cosa c’è dietro. Il sapere è una rottura di palle e l’intellettuale è noioso. In Italia c’è una superficialità che va troppo di moda.
Ma…
Ma da loro dovremmo imparare ad essere più aperti mentalmente. I nostri figli non hanno barriere, sono muri che cadono.
Le mura che resistono e continuano a creare sono quelle degli Abbey Road studios. Secondo album registrato in un tempio della musica rock-blues.
La prima volta entri tremando. All’inizio siamo stati accolti da due ragazzi, Paul e George. Puoi immaginare lo stupore? Per questo secondo disco, invece, ci è capitato di andare in studio a registrare la Domenica mattina. Eravamo solo noi e l’addetto alla sicurezza nello studio.
Vi siete dati alla pazza gioia?
Abbiamo potuto usare il pianoforte di Hey Jude, l’organo di Let it be e uno strumento degli Anni ’20, la celesta, utilizzato in diversi album dei Beatles.
La domanda sorge un pò spontanea, Beatles o Rolling Stones?
Assolutamente Beatles, per tutto il mondo culturale che hanno creato.
Tornando all’album, cosa hanno gli Anni ’60 per averti appassionato?
É una passione nata dall’ossessione verso i film, le macchine. Sono gli anni del glamour, John Kennedy, Martin Luther King e la musica.
Sono contrasti che hanno creato rivoluzioni e la musica era lo specchio della società.
I bei tempi andati?
No, nessuna nostalgia.
Pete Brown, uno dei più grandi autori inglesi, ha collaborato a questo album.
Pete mi ha detto che poteva essere la persona giusta per raccontare insieme a me quegli anni perchè “Non mi sono mai drogato o alcolizzato e ho una visione lucida”. Ci siamo seduti al tavolo e in una settimana abbiamo scritto i testi dell’album.
Sono brani che profumano di quegli anni ma sono reinterpretati in chiave moderna
Si, i testi indirizzavano a scelte musicali già chiare. Ho voluto attingere anche al mondo di armonie e sonorità del soul, della pop music inglese e del rock blues. Si sta rivelando il disco più importante della mia carriera.
Cos’ha di diverso dagli altri suoi album?
Riflette la mia voglia di andare in direzioni musicali nuove, andando a scavare dentro la mia cultura musicale che per anni voleva solo fare blues. Un giorno guidando mi sono accorto che in 5 ore di viaggio non ho mai ascoltato blues.
Cos’è oggi il blues?
Ora la black music è il blues, come Kanye West. Il blues vero e proprio invece è diventato molto manieristico, si è persa la connotazione fondante e il focus sulle tematiche.