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Ernia sfida se stesso con 68 (Till The End): l’INTERVISTA

Dopo nemmeno un anno dall’uscita dell’album 68, torna Ernia con 68 (Till The End). Questo lavoro è una specialissima riedizione dell’album che si arricchisce di ben 7 brani inediti. L’album contiene tutte e 12 le tracce dell’album uscito a settembre più le nuove 7 tracce inedite ricche di featuring, vediamo infatti Lazza, Nitro e l’inaspettata collaborazione con Chadia Rodriguez. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare l’album.

Ernia

Ernia

di Carlotta Sorrentino

Come mai hai deciso di uscire con queste nuove sette tracce?
68 è stato un album molto sofferto, era il raggiungimento di un sogno e per questo è stato un album molto studiato. Sto facendo tutto quello che sognavo da ragazzino. Su questo Ep sono molto più sciolto, ho voluto divertirmi. È un allenamento tra il prima e il dopo, non c’era già più con 68, l’ho preso nell’ottica super hip hop di fare un mixtape.
Tante le collaborazioni, come sono nate?
Ho voluto collaborare con persone che conoscevo già, con amici! Nitro è un mio coetaneo, lo conosco già da prima, come ho già detto ho voluto chiamare i miei amici. Lui ha detto che avrebbe voluto lavorare a qualcosa di più intimo, io avevo già la traccia gliela mandai e mi piace molto il risultato. Lazza lo conosco da 10 anni, è milanese anche lui. Non avevamo mai fatto un pezzo insieme, lui è molto forte nella parte cabarettistica del rap, abbiamo voluto giocare con questo. La collaborazione con Chadia è la più inaspettata, la conosco da un paio d’anni e ho pensato che se volevo uscire dalla zona di confort e mettermi in gioco dovevo andare a cerare una persona il più distante possibile da me. Bisogna andare oltre per crescere.
Con chi sarebbe la tua prossima collaborazione ideale?
Vorrei artisti diverti da me, mi piacerebbe Sfera Ebbasta, anche Capo Plaza lo trovo trap molto scuro ancora vicino ai quartieri e i palazzi. Mi piacerebbe anche con i miti della mia infanzia Noiz, Jake La Furia…Finiti gli italiani poi mi piacerebbe andare all’estero, anche se queste collaborazioni in Italia non funzionano, lo farei più che altro per me.
Questo, come hai detto tu è un mixtape di passaggio, chi sei ora e dove stai andando?
Sto iniziando ad avvicinarmi al centro, per fortuna non ci sono ancora arrivato. Quando arriverò in centro poi inizierà la guerra con il resto del mondo. Sicuramente Ernia post 68 è molto più sicuro dei suoi mezzi, ora so bene cosa so fare è arrivato il momento di uscire dalla mia confort zone.
Ti vedremo presto live?
In estate sarò in giro sia ai festival che da solo, il periodo estivo è bello perché fai tante pubbliche relazioni, conosci altri artisti, ma è il tour invernale la vera prova, quello che ti fa capire come sta andando tutto il tuo lavoro.

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La Paprika di Myss Keta: l’intervista

Un solo anno di distanza dal suo disco precedente esce Paprika il nuovo progetto discografico di Myss Keta. Incontriamo l’angelo con gli occhiali da sole alla gastronomia principe in corso Venezia, dove vediamo arrivare una super sexy Myss, ovviamente con il volto velato, a raccontarci del progetto.

Myss Keta

Myss Keta

di Carlotta Sorrentino

Questo album è molto diverso dal precedente, cos’è cambiato?
Vero, ha un mood molto diverso del precedente disco che a differenza di questo aveva sonorità molto più nord europeo, questo disco è molto diverso, insieme hai Motel Forlanini abbiamo voluto confrontarci con l’esterno, artisti che per certi versi possono rientrare nei nostri canoni e altri totalmente lontani da noi. Una Vita In Capslock è stato un album che ci ha permesso di guardarci all’interno alla scoperta e accettazione di noi stessi, dopo abbiamo avuto la volontà di farci contaminare con altri mondi, il dialogo con mondi diversi è il dialogo migliore perché conosci nuove realtà. Queste collaborazioni hanno fatto in modo che scoprissi ancor meglio me stessa.
Di cosa parla l’album?
É un immaginario totalmente nuovo per noi. In Paprika Myss esplora il mondo dei sogni, anche gli incubi, lo rappresentiamo con colori vividi e super saturi, abbiamo preso il rosso come riferimento e da qui è uscito il mondo di paprika. Nella cover e nel video c’è un corpo femminile che parla, è un tipo di dialogo più primitivo. Abbiamo cercato di rappresentare una potenza femminilità archetipica. Ci siamo ispirati a icone e muse femminili primitive immaginario classico.
Sonorità- Myss Arrivano da qualunque cosa cerchiamo di mischiarlo alla nostra maniera.
Nell’album sono presenti tante collaborazioni, come le hai scelte e perché?
Abbiamo scelto i featuring in base alla canzone, nasce l’idea di una canzone e in seguito abbiamo pensato chi poteva starci, abbiamo voluto il remix con Mahmood, anche se è un mondo molto lontano, ma non troppo. Per il remix del brano Le Ragazze Di Porta Venezia abbiamo chiamato tre donne molto diverse tra loro o volevo mettere voci diverse e donne diverse che però credono nella fratellanza e sono voci femminili forti, ci tenevo molto a fare un remix che riportasse alla luce questa canzone perché è molto attuale. Una delle cose che mi è piaciuta di più è che sono stati loro a doversi studiare prima la Myss e questo è stato l’onore più grande, tutti artisti che musicalmente stimo un sacco e si sono buttati
nel mio progetto sono sempre stata compromessa e controversa, quindi anche per loro non è stato scontato fare un featuring con me.
Il featuring con Gabri Ponte è il mio preferito, come è nato?
É stato proprio il maestro che un giorno mi scrisse e mi parlò della volontà da parte sua di fare un pezzo insieme, e io cado dalla sedia dalla felicità, aveva prodotto un beat ed è venuto naturale fare un pezzo su una casa degli specchi metafisico. Il fatto che mi abbia scritto lui mi ha fatto veramente piacere. Ogni pezzo ha la sua storiella che è condivisa più persone rende questo disco tanto ricco.
Tanta ironia nel progetto di Myss Keta, però c’è un fondo di serietà molto forte?
Solo le persone realmente serie sanno ridere di se stessi, Myss Keta è un progetto serio, è un linguaggio ironico e satirico in cui abbiamo messo tanto lavoro e tanto sforzo, mettiamo tanti dei nostri valori e delle cose i cui crediamo.
Meno di un anno dal precedente, le idee sono nate mentre lavorare a Una Vita In Capslock?
È stata come un’esigenza che è nata durante la fase finale di Una Vita In Capslock. È stato un album che ci ha fatto lavorare tanto interiormente, come alla fine di un viaggio sei soddisfatto e stanco. Vedere una vita realizzato ci ha dato una consapevolezza che ci ha fatto andare avanti. Finito ho detto: ok, è giunto il momento di conversare con altre realtà!
Come saranno i live per quest’album?
Il live che abbiamo preparato per questo disco è un live che racchiude un po’ tutto il percorso di Myss, Sarà un live bello sfaccettato. Le performance più belle sono quelle che fanno dialogare il cantante con il pubblico, quelli dove si crea una bella sintonia tra il palco e il parterre. Saranno sicuramente super fisici e super movimentati.
Come ti vedi in futuro?
Bene molto bene!
Quale è la critica che più ti indispettisce?
La critica che più mi indispettisce è quando mi chiedono se sono bionda naturale.

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Nesli e il suo Vengo in Pace: l’intervista di Carlotta Sorrentino

Torna Negli con il suo nuovo album Vengo In Pace che chiude idealmente la trilogia iniziata nel 2015 con Andrà Tutto Bene e Kill Karma nel 2016. I tre album sono nati separatamente ma hanno finito per avere un perfetto senso logico tra loro. Album particolare perché esce contemporaneamente con l’inizio del Vengo In Pace Tour 2019, che ha debuttato a Roma il 21 marzo, un giorno prima l’uscita dell’album. Abbiamo incontrato Nesli per farci raccontare qualcosa in più su questo suo nuovo progetto.

Nesli

Nesli

di Carlotta Sorrentino

Album che conclude una trilogia, quanto c’è di La Fine in questo album?
La Fine è un brano che ho scritto nel 2004, uscito nel 2009. E’ una di quelle canzoni che non hanno una logica, e anche in questo album sono uno spirito libero, perché mentre ci lavoravo ero fuori dalle pressioni.
Cosa non ti piace del mondo attuale?
Non do un giudizio, il mio venire in pace in tempi di guerra è intesa come guerra verbale, tante sono le violenze che si possono fare in questo mondo dove poter dire tutto ciò che si vuole, io vengo in pace in questo senso.
Chi è il tuo pubblico?
Cambiano i tempi ma non le persone, ho la fortuna di venire da un passato più analogico e pur non essendo un anziano della musica sono in un libo tra analogico e digitale. Ho un pubblico molto vasto, dai miei coetanei che mi sono portato avanti in questi dieci anni di album e un pubblico di più giovani che mi hanno scoperto anche grazie al mondo digitale.
Quale è il tuo brano preferito dell’album?
Direi Ma Che Ne So… Mi rappresenta molto e rappresenta il mio modo di fare musica e il mio mondo musicale.
La copertina dell’album ha un immagine forte, cosa rappresenti?
É forse la copertina più colorata che io abbia mai fatto, ci sono io che tendo la mano, non ha un senso preciso, è il mio gesto con il quale vengo in pace.
Parlaci del Tour?
Il tour è iniziatop prima dell’uscita dell’album, noi volevamo promuovere il disco e il tour insieme, mi piace vedere l’effetto che fa. Già alla prima data farò i brani dell’album e vedremo il pubblico come reagisce. Sul palco sarò con la mia band quindi sono abbastanza tranquillo che andrà tutto bene, e a maggio iniziamo subito con il tour estivo.
Questo album è dedicato a qualcuno in particolare?
No, la dedica di questo album è da costruire, alla fine di questo percorso vi saprò dire a chi lo dedico.