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IMAGinACTION, il Festival Internazionale del Videoclip: il racconto

Da più di 30 anni, l’evoluzione della musica passa anche attraverso i videoclip. Si può rimanere sorpresi del fatto che fino a tre anni fa non esistesse al mondo nessun festival specifico dedicato a questa specifica forma artistica. A Ravenna IMAGinACTION nasce proprio con questo obiettivo, proponendosi di valorizzare il video musicale mettendo in contatto alcuni tra i più importanti artisti della scena italiana e internazionale. Uno dei momenti più intensi è stato l’omaggio a Lucio Dalla
Omaggio a Dalla

di Federico Moia

Quest’anno spazio a tre interpreti d’eccezione, Elisa, Nek e Francesco Guccini. E infine gran finale con Trevor Horn, produttore discografico e compositore di fama mondiale. Una rassegna che ha coinvolto non solo idealmente tutta la città: per ognuna delle tre serate infatti sono stati messi a disposizione biglietti gratuiti per i cittadini, oltre a un megaschermo posizionato strategicamente nella piazza alle spalle del teatro per consentire anche a chi era “rimasto fuori” di assistere allo spettacolo. Il grande entusiasmo con cui la popolazione ha risposto – una lunga coda si è snodata sabato pomeriggio attraverso le vie del centro – dimostra che l’evento in soli tre anni si è radicato nel cuore dei ravennati.
La prima a salire sul palco dell’elegante teatro Alighieri è proprio la cantante di Trieste che regala al pubblico due suoi grandi successi, Tua per sempre e Se piovesse il tuo nome, scatenando l’entusiasmo del suo fan club accorso numeroso all’evento. Nel corso della chiacchierata con Paolo Giordano Elisa si racconta tra una clip e l’altra provenienti da alcuni dei suoi video più famosi e iconici, come Labyrinth o Luce (Tramonti a nord-ovest) uno dei tanti diretti da Luca Guadagnino, in quella che sarà una delle più costanti collaborazioni artistiche dell’artista. Poi è la volta di Francesco Guccini che conquista e ammalia il pubblico con un racconto appassionato e coinvolgente sulla sua carriera, ma non solo. Non mancano i ricordi della giovinezza, di quando negli anni ’60 aveva appena iniziato a esibirsi nelle balere e nelle sale da ballo romagnole. Come omaggio alla sua carriera e alla sua partecipazione, è stato realizzato appositamente per quest’occasione un videoclip per L’avvelenata, uno dei suoi brani più celebri. E lui ci scherza sopra: un videoclip per una canzone dell’epoca in cui i videoclip non esistevano". Il fiume in piena del cantautore modenese si conclude con una grandissima e sentitissima standing ovation. E poi arriva Nek, anche lui protagonista di un faccia a faccia in cui si confessa a viso aperto. Anche per tutto l’affetto di un pubblico che da anni lo apprezza e che mostra di accompagnare con trasporto i suoi brani più celebri, tra cui il notissimo “Laura non c’è”. Al termine della rassegna proiezione di alcuni brevissimi sketch per ognuno dei cinquanta video in concorso per il “miglior videoclip italiano 2018-2019”. Concorso assegnato a Fabio Rovazzi con “Faccio quello che voglio”.

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Il musical “Balliamo sul mondo” con i successi di Ligabue conquista a Milano

Il musical “Balliamo sul mondo”, scritto e diretto da Chiara Noschese con i più grandi successi di Ligabue, sarà al Teatro Nazionale di Milano fino al 27 ottobre.

Il cast di Balliamo sul Mondo

Il cast di Balliamo sul Mondo

di Alberto Dotti

Due atti e venti canzoni per raccontare le vicissitudini, gli intrecci, i sorrisi e le difficoltà di un gruppo di amici nell’arco di un decennio, che segna il passaggio dalla vita da liceali al mondo dei “grandi”. Lo spettacolo si sviluppa tra due capodanni: quello del 1990 e quello del 2000. Le luci si abbassano, cala il silenzio e sulle note delicate di “Ho messo via” si dà il via a una storia che ci farà battere il cuore: “Balliamo sul mondo” non è – come si può immaginare – il musical di Ligabue, ma la storia di un gruppo di giovani di provincia che – nello storico e iconico “Bar Mario” – si racconta attraverso le canzoni di Ligabue. Quella del Liga non è una semplice colonna sonora, ma anzi, un supporto alla narrazione, un vero e proprio faro sulle vite, gli animi e i pensieri dei 13 protagonisti. Una scenografia semplice ma d’impatto, accompagna i vari attori e le loro vite sul palco. Durante il primo atto siamo alle prese con il Capodanno del 1990: per i protagonisti è il primo da maggiorenni e l’ultimo da liceali. Emergono sin da subito le tensioni e le difficoltà di un vero gruppo di amici. Nonostante questo, la festa non tarda ad arrivare e la prima notte del nuovo decennio diventa magica: tra chi vuole cambiare e chi vuole restare così com’è, sulle strofe di “Certe notti” vengono espressi i desideri per il nuovo anno. Uno fra tutti è il rivedersi dieci anni più tardi sempre al Bar Mario, per festeggiare il Capodanno del nuovo
millennio. È qui che inizia il secondo atto: i nostri ragazzi devono fare i conti con gli anni trascorsi e i loro vissuti. Cambia l’atmosfera, cambiano le dinamiche: dall’ingenua spensieratezza degli anni del liceo, si passa al peso delle responsabilità della vita adulta: insomma, è il “peso della valigia”. Il tutto si conclude con la rottura della quarta parete sulle note di “Tra palco e realtà”: i protagonisti si tolgono i costumi di scena e ci ritroviamo a tu per tu con gli attori che cantano un medley dei più grandi successi di Ligabue. Tutto il teatro diventa un Campovolo in miniatura. L’intero pubblico è coinvolto nello spettacolo: le dinamiche dei protagonisti arrivano tanto ai ragazzi quanto a chi ragazzo non lo è più… e che forse, per una sera, può tornare a esserlo. Si parla di amori che nascono e amori che finiscono, di carriere che faticano a decollare, di amicizie e di futuro, il tutto in una leggerezza mai superficiale. Il contributo di Ligabue è riscontrabile soprattutto nei dialoghi dei ragazzi, oltre che nell’accurata scelta dei brani. Il risultato è un’armonia perfetta, una giovane simbiosi tra teatro e musica, che ci riporta negli anni ’90. Questi ragazzi ci insegnano che – come dice il Liga – «La vita è un po’ più forte del tuo dirle ‘Grazie no’». È un fiume che scorre e anche se le ripide spaventano, navigarlo è e resta l’unica opzione. La corrente ci porta sempre più in là, ci basta solo procedere, magari – perché no – “Senza paura”.

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Coez all’Arena di Verona: E’ Sempre Bello Tour è decollato

La prima volta di Coez all’Arena di Verona è anche la prima data del suo E’sempre bello Tour 2019 e bisogna dire che come debutto non è niente male, considerando anche che l’Arena è piena.

Coez all'Arena di Verona (foto di Elena Di Vincenzo)

Coez all’Arena di Verona (foto di Elena Di Vincenzo)

di Antea Morbioli

Con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, le tende dorate che celano il palco dell’anfiteatro cadono all’improvviso e lasciano posto alla band storica del cantante, al completo per l’occasione. Coez però inizia a cantare alle spalle del pubblico con un po’ di Mal di gola e si fa largo in mezzo alla platea scalpitante, raggiungendo infine la band. Sul piano rialzato spiccano il dj, le tastiere e la batteria mentre in basso ci sono chitarra, basso e ovviamente lui, Coez, in tenuta denim jeans e occhiali da sole a specchio. Con delle immagini proiettate di giostre per bambini, il cantautore intona Gratis e poi sono subito cori con Faccio un casino, accompagnata invece da onde che si infrangono su una spiaggia sabbiosa. L’artista prosegue con Catene, Vai con Dio e Forever Alone, trovando anche qualche secondo per dichiarare al pubblico: “Questa sera si scrive un pezzo di storia, o almeno della mia storia”. Si torna indietro di qualche anno grazie a Siamo morti insieme, accompagnata da effetti psichedelici sugli schermi, per poi passare a Domenica, cantata da tutti grazie al testo comparso sugli schermi a mo’ di istruzioni per l’utilizzo di una slot machine. Con Niente che non va sullo schermo appare anche un timer, come se il pezzo fosse ripreso al momento da una grande videocamera, ma poi l’atmosfera si addolcisce alla grande con un brano che, a detta dello stesso Coez, è dedicato a tutte le mamme: E yo Mamma. Dopo Ninna Nanna, Silvano Albanese (questo è il suo vero nome) torna a parlare al suo pubblico, questa volta annunciando il brano che è in assoluto il suo preferito, scritto anni fa ma con una strofa che faceva fatica ad uscire: si tratta di Fuori di me, e per l’occasione si leva pure gli occhiali. Ciao, La tua canzone, Lontano da me, Jet… I pezzi vanno lisci uno dietro l’altro, si vede che sul palco c’è voglia di fare musica per il gusto di suonare in compagnia e di ricordare tempi passati. Il cantautore si rivolge ancora al pubblico, questa volta a quella parte che si è avvicinata alla sua musica più recentemente, per spiegare il contesto del brano in arrivo, ovvero Ali sporche, poiché per lui rappresenta proprio un passaggio, un’apertura dal rap che aveva sempre fatto alla canzone pop, quindi la sua necessità di rivolgersi a un numero più vasto di persone. E’ giunta l’ora del cambio d’abito e il vuoto del palcoscenico viene colmato con un video riguardante l’importante lavoro di Open Arms, l’organizzazione non governativa che si impegna a condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare; l’artista vuole lanciare un messaggio di supporto a chi nel suo piccolo vuole fare qualcosa di grande e che quindi non lascia che le cose scivolino nel baratro. Serata di festa e allegria che trova però anche il tempo di dedicare qualche parola a ciò che accade ogni giorno nei nostri mari, ricordandoci quanto possiamo ancora fare per aiutare altri esseri umani. Si torna a cantare insieme a Vorrei portarti via, Le parole più grandi e Le luci della città e proprio con quest’ultima dietro la band appare una città illuminata di notte, punteggiata da mille fuochi d’artificio. Un
po’ come l’Arena, che è punteggiata da tutte le lucine dei telefoni e crea un’atmosfera senza tempo. Ma questa scia romantica dura poco dato che il palco si accende d’energia con Occhiali scuri, quelli indossati adesso da Coez che canta con una voce tendente alla trap, trasformando così l’anfiteatro in una sorta di discoteca pure con E invece no che, anche se dalla carica non si direbbe, è il pezzo più vecchio presente in scaletta. Per riprendere fiato Silvano presenta la sua band: Gaspare, con il quale ha arrangiato l’album “From the Rooftop” nel suo studio casalingo; Valerio, new entry della band; Banana, il dj storico; Passerotto alla batteria e Orange, il vero capo di tutta la band che lo tiene sott’occhio anche durante le prove. Parte la carrellata finale di brani: Aeroplani, La musica non c’è cantata a squarciagola da tutta l’arena e forse anche da Verona intera, E’ sempre bello ed infine il pezzo con cui chiude ogni suo concerto, La strada è mia. Dunque si può confermare che hai ragione Coez, è sempre bello.