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Riccardo Sinigallia e il Ciao Cuore Tour: la recensione

Siamo a Bari nel quartiere Libertà, precisamente in uno spazio culturale che da un po’ di anni propone musica e varie attività che hanno un ruolo importante nella promozione di eventi in un quartiere che potremmo definire una periferia nel centro della città.

Riccardo Sinigallia (foto di Fabio Iovino)

Riccardo Sinigallia (foto di Fabio Iovino)

di Gegé Cifinelli

Qui ho assistito al concerto di un artista a me poco noto, forse per la mia giovane età o forse per il carattere poco commerciale della sua musica, la quale attira un pubblico di nicchia e realmente interessato all’autore. Ci ritroviamo dunque all’Officina degli Esordi alle 21 in attesa dell’inizio del concerto, in un ambiente estremamente rilassato in cui le chiacchiere sono accompagnate da un calice di vino e qualcosa da stuzzicare. Il pubblico è composto quasi totalmente da trentenni con tratti comuni, un pò bohemienne al quale poco importa dei clichè sociali. In questo clima tranquillo inizia l’esibizione di Riccardo Sinigallia il quale rompe il brusio di fondo con So delle cose che so, brano che ti trasporta in una nuova dimensione grazie al lungo incipit strumentale a tratti psichedelico, subito accompagnato da quella sembra essere a tutti gli effetti una breve poesia, che ben si presta ad essere cantata, subito l’artista attacca con      Lontano da ogni giorno un suo pezzo non trai più famosi che però risulta in grado di coinvolgere i presenti. Il concerto entra nel vivo con Backliner che risulta essere un autoritratto professionale dell’artista, il quale si immedesima in questa figura tecnica ( da cui il titolo della canzone) fondamentale per la riuscita di uno spettacolo musicale. Come è stato Sinigallia per la produzione di molti artisti che sono emersi negli anni 2000, questo seguito da Le donne di destra brano che sembrerebbe descrivere la vita di tante signore piccolo-borghesi schiacciate dai luoghi comuni e dalla società patriarcale che le vede come brave mogli e brave madri, senza concedere loro una tregua da questo tipo di vita. Continua la serata con al centro di una canzone sempre una donna, si tratta di  Bella quando vuoi, canzone cantata a squarciagola e con un ritornello che subito ti entra in testa dopo averlo ascoltato anche solo una volta. Il brano successivo è Dudù che vede ancora una volta una figura femminile al centro della storia, questa risale forse a dei ricordi di Riccardo, il quale viene accompagnato in questo viaggio nel passato da tutto il pubblico presente. Piccola interruzione e Riccardo Sinigallia prende possesso del piano e via con Se potessi incontrarti ancora canzone dai risvolti malinconici e che ci racconta di una donna che ha lasciato una ferita aperta nell’autore e in chi, come lui, vorrebbe ritrovare una persona perduta. Sempre con il suo piano l’artista parla in maniera intima con il piccolo pubblico presente, se prima ci raccontava di una storia di mancanza ora ci parla di una storia di condivisione e di amore profondo con la canzone Niente mi fa come mi fai tu. Il concerto avanza e con questo anche la partecipazione degli spettatori, i quali sembravano attendono il brano Ciao cuore, da cui prende il titolo il suo album, comprendo il motivo di tanta attesa infatti mi ritrovo di fronte una canzone dal sapore agrodolce, in cui ci si lascia e ci si prende ma che alla fine termina con un addio. Amici nel tempo è il pezzo con cui si va avanti e  in questa fase del concerto il tema centrale si trasforma e diventa l’amicizia in tutte le sue sfaccettature. Improvvisamente sento provenire dal palco delle melodie a me note, ecco che Riccardo propone una sua interpretazione di La descrizione di un attimo dei Tiromancino, brano e gruppo legati con la figura di Sinigallia per il loro successo dovuto anche al lavoro del produttore/cantautore, il pubblico è caldo e allora ecco che arriva il momento di Prima di andare via dove l’autore ci racconta delle difficoltà della vita e di come forse un sorriso può aiutare a superarle, ma tali difficoltà emergono in modo tragico nelle successive canzoni Che male c’è e Per tutti dedicate al giovane ragazzo ferrarese ucciso dalle forze dell’ordine ormai più di un decennio fa, Federico Aldrovandi, e l’intensità con cui tali brani sono eseguiti è stata in grado di trasmettere a tutti i presenti la rabbia contro tali soprusi e tali ingiustizie. Il successivo brano E invece io risulta essere malinconico e riesce a creare un collegamento emotivo con il pubblico a tal punto da far scoppiare in lacrime una ragazza di fianco a me. Si va avanti con Bellamore altra canzone che mi ha sorpreso positivamente per le belle sonorità e per il bel testo, in grado di trasmettere tutta la voglia di non abbattersi e di ricominciare nonostante le sfide e le sconfitte che si è soliti affrontare nella vita. Il concerto si conclude con Una rigenerazione che sembra essere la tappa finale del viaggio durato tutto il concerto, in cui sembra quasi che l’autore voglia invitarci a vivere la vita e a farsi trascinare dalle emozioni che questa ci offre, nonostante tutto. Devo ammettere di essere stato sorpreso dalla serata e dalla bravura dell’artista, la domanda è come mai questa musica d’autore fatichi a conquistare spazi.

 

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The Wombats, unica data italiana: la recensione

Unica tappa italiana, unico show imperdibile: tornano a infuocare l’Italia, a distanza di un anno, i The Wombats.

The Wombats

The Wombats

di Caterina Prestifilippo

Il trio di Liverpool composto da Matthew Murphy (voce, chitarra e tastiere) e Dan Haggis (batteria) e dal norvegese Tord Øverland-Knudsen (basso) arriva al Fabrique di Milano per presentare il suo ultimo progetto: Beautiful People Will Ruin Your Life, quarto album in studio. Dopo i due concerti di apertura dei Bloxx e dei Circa Waves, band dal sapore brit-pop in pieno mood per la serata, è subito la volta di Cheetah Tongue: il singolo di apertura del nuovo album degli headliner. Fedeli alle scalette finora eseguite in tour (un perfetto mix & match dal nuovo album e vecchie glorie) e nonostante un pubblico molto caldo e particolarmente giovane, è solo a metà concerto che la situazione, finalmente, decolla: Kill The Director, pezzo tratto da The Wombats Proudly Present: A Guide to Love, Loss & Desperation del 2007 avvicina tutti i fan sotto al palco, dai più freschi fino a quelli di lunga data, chiaramente in trepidante attesa per ballare e cantare le canzoni dello scorso decennio. La seconda parte del set riapre “le porte” alle hit dei primi Wombats, dal sapore ancora genuinamente indie-rock di prima annata, come per esempio con l’esplosiva Your Body is a Weapon. Di seguito fino al culmine della serata, tra palloni aerostatici giganti e l’invasione di palco di due enormi orsi ballerini su Let’s Dance To Joy Division, la band, nonostante un Fabrique non proprio sold-out, regala un concerto coinvolgente e di alta qualità, a ricordarci che il brit-rock/pop non muore mai.

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School of Rock è musical e va in tour

Il Teatro Sistina di Roma ha ospitato la presentazione di School of Rock con regia e adattamento in italiano di Massimo Romeo Piparo. Il celebre Musical, che Andrew Lloyd Webber ha tratto dal film di Richard Linklater del 2003, vede come protagonista Dewey Finn, interpretato da Pasquale Petrolo in arte Lillo, per questa occasione senza il compagno Greg.
school of rock
di Chiara Zacco

Finn è un talentuoso chitarrista rock che, dopo essere stato cacciato dalla sua band, si infiltra come supplente nella prestigiosa Horace Green, scuola in cui, con la sua grinta e il suo entusiasmo, inizia a tenerelezioni incentrate sulla musica rock, sconvolgendo il normale svolgimento dei corsi tradizionali. Il protagonista, definito dal regista “un folle visionario, eterno Peter Pan, un bambino che non è mai cresciuto”, scuote così la vita irreggimentata degli alunni, insegnando loro il concetto di libertà, la voglia di esternare le proprie necessità e di gridare il proprio dolore. La musica rock diventa quindi uno strumento che permette ai ragazzi di esprimersi, una filosofia di vita. Come afferma Lillo “Il rock è un modo per farsi sentire e non abbassare la testa; è da sempre stato il genere musicale legato alla ribellione e i suoi volumi alti e gli accordi pesanti aiutano i più piccoli in questo scopo”. Sintesi perfetta di questo concetto è senza dubbio il brano “Se solo mi ascoltassi/ If only you would listen”, cantato durante la presentazione dai giovanissimi talenti, tutti tra gli 11 e i 14 anni, cresciuti tra i 90 allievi dell’Accademia Sistina.

Gli altri protagonisti dello spettacolo sono: Vera Dragone, al suo esordio in un Musical, nei panni della severa Preside Rosalie Mullins, Selene Demaria e Matteo Guma, che interpretano rispettivamente Patty Di Marco e Ned Schneebly.
Un Musical per tutte le età che sarà in scena al Teatro Sistina di Roma dal 1 al 31 marzo, per poi toccare le città di Genova, Firenze e Trento nel mese di aprile, Assisi, Trieste e Parma a maggio, per poi tornare in scena nella prossima stagione teatrale ripartendo da Milano il 24 ottobre. Da sottolineare l’interessante iniziativa “Il Sistina dei giovani” che offre la possibilità ai nuclei familiari fino a tre figli di acquistare biglietti ad un prezzo simbolico al fine di incentivare la partecipazione dei più giovani.