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Sanremo riscopre la musica, riflessioni a posteriori

Tanti gli epiteti dati a questo festival: “festival dei record”, “festival di Baglioni” … per noi è stato il Festival di Sanremo, finalmente. Da pochi giorni si è conclusa la settimana dedicata all’evento musicale italiano per eccellenza, il più atteso e il più chiacchierato.

Ermal Meta e Fabrizio Moro  nella sala stampa dell'Ariston mentre annunciano la partecipazione all'Eurovision

Ermal Meta e Fabrizio Moro nella sala stampa dell’Ariston mentre annunciano la partecipazione all’Eurovision

di Irene Venturi

Dibattiti sui cachet, sulle scelte organizzative, sugli ospiti, anticipano ogni anno i giorni antecedenti alla kermesse per poi disperdersi come note. Quest’anno possiamo dire di aver finalmente rivisto Sanremo, quello dei tempi in cui ci piacevano tutte le canzoni, rendendo difficile la scelta. Le radio hanno il grande potere di farci entrare nella testa anche quelle canzoni che al primo ascolto suscitano solo indifferenza ma quest’anno no, il livello era altissimo e questo lo denota anche il successo di ascolti. La finale ha raccolto 12 milioni e 125mila telespettatori sintonizzati su rai 1 con uno share del 58,3%. Il picco di ascolti è arrivato con Laura Pausini, che dopo le voci che avevano sollevato dubbi sulla reale esistenza di una laringite ha concluso la sua esibizione fuori dall’Ariston, e Pierfrancesco Favino, grande rivelazione di questo Festival.

SANREMO É… MUSICA
“Il Festiva di Sanremo 2018 metterà la musica al centro”, preannunciava il direttore/dittatore artistico Claudio Baglioni, e così è stato. Dagli ospiti ai momenti di intrattenimento il filo conduttore è stato sempre e solo un grande spartito,
eliminando quindi le interviste interminabili che gli anni scorsi fungevano da tappabuchi riuscendo solo a distogliere l’attenzione. Non sono comunque state serate corte, si sfiorava spesso e volentieri l’1.00 di notte portando alcuni concorrenti a considerare l’ipotesi di cantare direttamente a Uno Mattina. C’è da dire che Claudio Baglioni è riuscito comunque a creare un format scorrevole e mai pesante. Sanremo è stato musica ma soprattutto Grande musica: Baglioni ha duettato con i Negramaro, Nannini, Morandi, Pelù, Vecchioni, Paoli e Rea, e poi gli ospiti internazionali James Taylor e Sting. Ecco, su questi ultimi ci sarebbe qualcosa da dire. La loro grandezza rimane indiscussa, ma era così necessario farli esibire con un omaggi, forzato, alla musica italiana? Lasciamo che ognuno scriva la propria storia con le proprie parole e le proprie emozioni.

SANREMO É… AUTOREFERENZIALE?
Saremmo ipocriti a dire di no. Molti sono stati i momenti in cui al centro c’era la carriera artistica di Baglioni, sicuramente per renderlo a suo agio. Ammettiamo che nei panni di conduttore lo abbiamo visto a tratti impacciato. D’altra parte però, chi non conosce le sue canzoni? E quanti sarebbero stati capaci di riproporre propri brani che hanno segnato anche la musica italiana in modo così ironico?

SANREMO É… RIVELAZIONI
É stato il Festival della musica italiana e, possiamo dirlo, il Festival di Baglioni, Hunziker e Favino. Baglioni è risultato preciso, innovativo ma allo stesso tempo tradizionale. Michelle Hunziker ha portato la solarità che la contraddistingue anche su un palco così grande, adattandosi ai tempi televisivi e riuscendo a  giostrare al meglio le pause, ben diverso dai 45 minuti di striscia la notizia. Finalmente è mancata la valletta e abbiamo visto sul palco una vera e propria conduttrice. Favino, Favino!! Attore, conosciuto e riconosciuto, che ci ha sorpresi per la sua grande professionalità e dote artistica. Mai avremmo pensato di emozionarci così tanto con il monologo “La notte poco prima della foresta” e mai avremmo pensato di ridere così tanto con il mash-up “Io non canto”. Baglioni ha annunciato che il prossimo Sanremo non sarà più sotto la sua dittatura ma aspettiamo a dirlo, ci speriamo ancora.

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Metallica, da Morricone a Master of Puppets omaggiando Lucio Dalla: IL CONCERTO DI BOLOGNA

Le luci si spengono, come tradizione, su The Ecstasy of Gold di Ennio Morricone e la festa inizia con HardWired: i Metallica fanno ballare per la seconda sera Bologna, una festa lunga quasi due ore e mezza e 18 canzoni, cui si aggiunge un omaggio a Lucio Dalla, in una Unipol Arena strapiena, che ha abbracciato il palco, per una volta centrale, che sembrava un’arena gladiatoria.

Metallica a Bologna

Metallica a Bologna

Anche chi non ama, o conosce poco, i Metallica, super band nata nel 1981 e che ha venduto oltre cento milioni di dischi, dovrebbe assistere, una tantum, a un loro. Molti fan erano gli tessi della prima data di Bologna, per stare vicino James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett e Robert Trujillo: un palco che, posto al centro del palazzetto, dava una parvenza di normalità. Ma non è stato così, anche se le grosse sorprese sono arrivate dall’alto, attraverso decine di cubi giganti, che ricordavano i televisori di una volta, che si univano, dividevano, scomponevano e ogni volta si illuminavano o mostravano immagini che commentavano le canzoni. Dalla pancia del palco, elevato di oltre un metro, sui fan, sono apparsi piccoli droni, che hanno creato un effetto aureola e lucciola vagante molto suggestivo. Non sono mancate le fiamme, ma soprattutto non è mancata la musica.

Le fiamme dei Metallica

Le fiamme dei Metallica

A Torino, sabato 10 febbraio, i Metallica hanno omaggiato Vasco Rossi, lunedì 12, nella prima data bolognese è arrivato Volare di Domenico Modugno, nell’ultima data italiana, ancora nel capoluogo dell’Emilia Romagna, il tributo è andato a Lucio Dalla con le note di Caruso. Il pubblico ha apprezzato, è partito anche qualche fischio, va detto, perché si è scelto ti sfidare la sacralità di un artista intoccabile a…casa sua. Forse si poteva ricordare Dalla con una canzone meno impegnativa, non sarebbe stato difficile, visto il suo ricco e intenso repertorio.

I droni volano sopra i Metallica

I droni volano sopra i Metallica

Il concerto decolla davvero al terzo brano, Seek & Destroy: qui il pubblico oscilla come un’onda lunga in un mare ventoso e ci sono i primi accenni del pogo, che, sul finale diventerà più intenso, coinvolgendo alcune zone del parterre, come tante macchie di leopardo. Now That We’re Dead è una forza della natura, con tutti è quattro i Metallica alle percussioni, quattro parallelepipedi usciti dal nulla e che avevano le sembianze di forni a induzione. Dal nulla escono anche i droni: si aprono quattro botole sul palco e appaiono questi oggetti volanti identificati di piccole dimensioni, di dispongono prima ad aureola, poi come impezziti, vagano sulla testa della band. Per rientrare, educatamente, nel ventre del palco. Intanto si susseguono, tra le altre, Confusion, Fuel e Moth in Flame. Ormai la folla è incontenibile, oscilla e canta, e i Metallica, con le loro chitarre e il basso che sembrano indemoniati li accompagnano verso un finale fatto di One, Master of Puppets, Spit out the Bone, una straordinaria Nothing else matter per salutare trionfalmente con Enter Sandman.

Le "televisioni" dei Metallica

Le “televisioni” dei Metallica

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Biagio Antonacci e le sue Dediche e Manie: la RECENSIONE

E’ Dediche e Manie il nuovo album di Biagio Antonacci distribuito da Sony Music e presentato a Milano il giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno. A più di tre anni di distanza dall’ultimo disco L’amore Comporta, il cantautore milanese torna con 13 brani inediti e interessanti ma soprattutto giovani collaborazioni, dalla produzione fino agli artisti che hanno preso parte al progetto. Il titolo nasce dal fatto che tutti viviamo di dediche ma anche di manie, segrete e intime, tanto intime quanto una propria foto senza veli. Riconosciamo in questo album coerenza con tutto il percorso artistico e la carriera ultra-ventennale dell’artista.

Biagio Antonacci (foto di Julian Hargreaves)

Biagio Antonacci (foto di Julian Hargreaves)

di Irene Venturi

Biagio Antonacci non ci priva delle sonorità cantautorali che meglio lo definiscono ma allo stesso tempo ci sorprende con suoni elettronici, funky e pop. L’album si apre infatti con Il Migliore, un preghiera recitata in chiave elettronica, una ballata intima che non fa altro che aprirsi esplorando generi diversi passando dall’acustico al funky. Il brano è forte e radiofonico, non ci sorprenderebbe se diventasse il nuovo singolo. Il secondo brano introduce uno dei due giovani artisti, Laioung, che porta le sonorità Trap nel pop. Scelta inizialmente azzardata, sostiene Biagio Antonacci che ha conosciuto l’artista tramite i suoi figli. L’accostamento, che poteva sembrare dissonante, ha invece creato una fusione armoniosa e ben interpretata. A proposito di fusioni Dediche e Manie è un album che ha saputo anche avvicinare due mondi diversi quali quello del pop e quello della canzone siciliana con Mario Incudine, artista e attore che nel brano Mio fratello interviene con un cunto cantato in siciliano. É travolgente, tanto da riuscire a farci sentire il profumo degli agrumi mentre ascoltiamo questo pezzo immersi nella nebbia milanese.

Non c’è solo innovazione. Ci sono canzoni che rimangono fedeli ai suoni anni 80/90 come In Mezzo al Mondo, singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. Caratterizzante è l’istinto cantautorale dell’interprete che ha seguito anche tutta la produzione artistica e gli arrangiamenti con Fabrizio Ferraguzzo, Davide Tagliapietra, Placido Salomone e Stefano De Maio. Il disco si chiude con L’appello dei Popoli, carezza che racconta l’Italia come commistione di colori, e con Annina piena di Grazia, un’altra preghiera, riflessiva e struggente quanto la malattia di cui racconta. É un album di preghiere e d’amore, quell’amore che dal 1989 Biagio Antonacci ci ha insegnato a ostentare, raccontare … vivere. All’uscita di questo nuovo lavoro, il 15 dicembre seguirà la partenza di Biagio Antonacci Tour 2017/2018 che, a un mese dalla prima data ha già registrato ben 5 sold out. Il 4 maggio 2018 Biagio Antonacci ripartirà in tournée, sempre nei palazzetti dello sport, con Dediche e Manie Tour 2018, tour che darà primaria importanza ai dettagli e al retroscena. Per l’artista la frase dell’album che meglio definisce Dediche e Manie è “se il coraggio portasse il tuo nome lo pronuncerei”. Speriamo di sentire anche nei prossimi concerti e nei prossimi dischi lo stesso coraggio nell’osare, fondere e provare nuovi suoni e nuovi mondi, rimanendo Biagio Antonacci, la poesia in musica.

TRACKLIST
1. Il Migliore
2. Mio Fratello
3. Sei nell’aria
4. Un bacio lungo come una canzone
5. In mezzo al mondo
6. Fortuna che ci sei
7. Vorrei amarti anche io
8. L’addio che mancava
9. Perché te ne vai
10. Super
11. Stanco
12. L’appello dei popoli
13. Annina piena di grazia