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Il Winx Club arriva a Milano: celebra i suoi primi 15 anni

Il Winx Club è arrivato a Milano con una mostra dedicata alle fatine più famose d’Italia e non solo. Il cartone animato tutto italiano vola da Feritoia a Milano per festeggiare i 15 anni di vita delle Winx.

Winx

Winx

di Carlotta Sorrentino

Era il 28 gennaio 2004 quando su Rai Due andava in onda il primo episodio di questo straordinario cartone animato firmato Rainbow che a oggi raggiunge oltre 100 paesi. Ad aprire l’anno dei festeggiamenti “fatati” è la mostra 15 Years Of Macix ospitata al Wow Spazio Fumetti di Milano, all’interno della mostra abbiamo un vero e proprio incontro con il mondo Winx, dal vedere come vengono create le animazioni, gli oggetti dedicati, le Winx in carne e ossa e tante altre sorprese vengono accompagnati dalle 170 canzoni dedicate in sottofondo che trasportano tutti i visitatori nel magico mondo di Fairytopia. Stagione dopo stagione si scoprirà come si è evoluto il design delle Winx, anche attraverso gli abiti originali delle trasformazioni. Inoltre si scoprirà come si è espanso il mondo delle fatine, uscendo dal cartone e diventando una linea di giocattoli di enorme successo, di cui sono esposti i pezzi più rari, ma anche una serie di film e un fumetto, di cui in mostra si potranno ammirare il primo numero e alcuni disegni originali. La mostra è un vero e proprio racconto di questi primi 15 anni di grandi successi che vede l’evoluzione delle fatine passata dai primi disegni a mano realizzati da Iginio Straffi sino all’animazione in 3D con effetti speciali di elevatissima qualità. Questa evoluzione non si conclude qui, vedremo presto le fatine con una serie in live action firmata Netflix. Anche le celebrazioni non si fermano di certo qua, ma proseguiranno per tutto l’anno con fantastici eventi e progetti! Giusto per citarne alcuni, ci sarà una partnership tra Rainbow e il Politecnico di Milano, che coinvolgerà gli studenti di design. Saranno chiamati a realizzare un concept di lifestyle ispirato al magico mondo delle Winx, ed i migliori lavori verranno esposti al Fuori Salone durante la Design Week di Milano. Ora non possiamo che lasciarci trasportare in questo mondo fatato per scoprire quali altre sorprese hanno per noi le amiche del Winx Club.

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Ermal Meta a Teatro con Gnu Quartet: il racconto di una favola

La complicità è scattata a RisorgiMarche perché è nell’ambito della manifestazione ideata da Neri Marcorè a favore delle zone colpite dal sisma che è nata la collaborazione artistica tra Ermal Meta e gli Gnu Quartet, che porteranno in giro per i teatri italiani i pezzi più belli del cantautore riarrangiati in chiave acustica.

Ermal Meta

Ermal Meta

di Camilla Battista

Il tour prenderà il via il 30 gennaio da Nizza Monferrato, primo dei numerosi sold out registrati a pochi giorni dall’apertura delle prevendite. In attesa di godere di questa dimensione teatrale più morbida e intensa, racconto come ho musicalmente conosciuto Ermal, ripercorrendone la carriera dai primi successi con La Fame di Camilla a oggi, attraverso i brani cui sono più legata. Premetto che farò molta fatica a non scrivere di tutte le canzoni, da quelle dei primi EP fino alle bonus track, alle canzoni donate ad altri artisti, alle collaborazioni fino agli inediti che Ermal ha eseguito live ma che non ha ufficialmente pubblicato.

Anno 2009: nell’euforia del progresso tecnologico impazza Youtube, sogno di ogni adolescente dell’epoca drogato di musica. Quel che ricordo è che mi è bastato stupidamente scrivere il mio nome nella barra di ricerca e mi si è aperta una finestra sul mio mondo interiore, come se per caso avessi trovato le risposte a tutti gli interrogativi esistenziali che mi affliggevano. Avevo fame di comprendere la mia anima in fiamme, di trovare sollievo dalle brutture del mondo e di cantare quelle note fino allo sfinimento come mantra di sopravvivenza. La stessa fame di riscatto e di sovvertire leggi già scritte aveva sicuramente Ermal, nei cui primi album de La Fame di Camilla sono evidenti i riferimenti alla sua esperienza di vita e alla lontana terra natia, l’Albania degli anni Novanta da cui si fuggiva per inseguire un futuro migliore (temi quanto mai attuali).

Ne doren tende (sul palmo della tua mano, ndr). (Primo e secondo album La Fame di Camilla e Buio e Luce) Già presente nei primi ep, è uno dei brani più belli de LFDC, in cui Ermal già dava dimostrazione delle sue doti vocali. Da ascoltare al buio e in silenzio, quest’intreccio di chitarre, che ben si sposa con la lingua madre di Ermal, trasporta l’ascoltatore in una sorta di dimensione onirica, in un’atmosfera sospesa che ricorda un po’ i Sigur Rós, in uno stato di dormiveglia in cui la mente è poco lucida, non oppone resistenza, non ha filtri, non si racconta bugie. È una promessa a se stessi di riaversi dalle difficoltà, delusioni e privazioni della vita e che “tutto ciò che ho perso lo ritroverò nel palmo della tua mano”. Mi piacerebbe molto ascoltarla a teatro  in versione acustica.

Sperare: (dal secondo album, Buio e Luce) sono ricorrenti le parole speciale, anormale, migliore nella scrittura di Ermal. Piuttosto nota al pubblico oramai perché riproposta durante alcuni eventi, non necessita di spiegazioni. Va semplicemente ascoltata.

Come il sole a mezzanotte: (singolo, presente sia nel primo che nel secondo album) è perfetto. Conosciuto anche perché inserito nella scaletta del primo Assago di Ermal, è un brano pervaso dalla sottile malinconia di chi non si sente mai abbastanza, di chi vive con l’amarezza della disillusione ma, alla fine, trova in se stesso il coraggio di reagire e di sentirsi speciale perché la vita è un dono inestimabile. Per me da inserire nella lista dei brani più belli degli anni 2000.

Astronauti: (dal terzo album, L’attesa) dolce e sognante descrive alla perfezione, in parole e musica, l’intenso trasporto dell’amore attraverso la metafora degli amanti come astronauti. Il tempo musicale sembra descrivere la dilatazione dei tempi in prossimità di un buco nero, cioè la dilatazione del tempo che ognuno di noi percepisce in presenza della persona da cui è attratto…(Ma quanto piacciono ad Ermal le stelle e la gravitazione?)

Rivoluzione: (dal terzo album, L’attesa) musicalmente morbido ma affilato nel testo. Un monito contro l’inazione e l’inettitudine della nostra generazione. Bisogna essere coraggiosi e sporcarsi le mani per realizzare i nostri sogni perché “vivere non vuol dire morire lentamente”.

Dalla partecipazione a Sanremo Giovani 2016 la storia è nota: l’evoluzione di Ermal nella scrittura, sempre molto curata ma meno ermetica, e nella composizione è evidente, ma la fame di musica, l’anima e i contenuti sono immutati. Omettendo le canzoni più famose, degli ultimi lavori cito:

A parte te: (primo album solista, Umano) poesia con cui solitamente Ermal conclude i concerti, che descrive un sentimento incancellabile che “non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno del giudizio”. La particolarità di questo brano è che si presta a differenti interpretazioni: son parole per un amore perduto oppure per un parente; è infatti una delle mie canzoni preferite perché mi ricorda la mia amata nonna.

Umano/Volevo dirti: (primo album da solista, Umano) le considero l’una il prolungamento dell’altra. C’è qui tutta la tortuosa strada percorsa da Ermal, le porte in faccia, il sudore, la rabbia, un mondo che va “tutto al contrario”, “chi vince senza aver talento” e l’amore vero come unico porto sicuro.

Voce del Verbo: (ultima traccia di Vietato Morire) un ponte tra il secondo e il terzo album. Canzone sofferta. Quanta paura fa aprirsi nuovamente ai sentimenti e alla vita se hai il cuore in brandelli?

Quello che ci resta: (dal terzo album, Non Abbiamo Armi) suonata poche volte dal vivo, è una struggente ballad che racconta delle fragilità di un amore, forse in bilico sull’orlo della sconfitta. “Tutto quello che ci resta è una candela accesa tra me e te”.

Mi salvi chi può: (ultima traccia di Non Abbiamo Armi) musicalmente complessa e ricercata, che dimostra la sconfinata cultura musicale di Ermal, ha sonorità care ai Radiohead, ai Pink Floyd, ai The Doors. Un’implorazione di aiuto al vocoder nella prima parte, per poi esplodere quasi in un grido di dolore nella seconda, con la speranza che sia proprio l’ascoltatore ad accogliere la sua richiesta. “Perché da soli fa male pure l’aria, anche una goccia di buio ti avvelena un sole intero di felicità”. Lacerante.

Ermal, artista e persona, perché son la stessa cosa, è speciale perché è sempre rimasto fedele a se stesso, migliorandosi e non dando mai per scontato l’inspiegabile tardo successo una volta ottenuto. Negli ultimi anni l’umiltà e la generosità che da sempre lo contraddistinguono lo hanno portato anche a lavorare con artisti emergenti. Tra questi, e vi consiglio l’ascolto  dell’opera prima in uscita, c’è Pierfrancesco Cordio, cantautore prodotto da Ermal appunto, e che aprirà tutte le date del tour nei teatri. Non mi resta che augurare, a noi e ad Ermal, buon tour!

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Calcutta incanta Bari: la recensione

E’ una sera come ce ne sono tante d’inverno, una giornata uggiosa destinata a passare senza lasciare alcun ricordo positivo, ma solo un po’ di malinconia per chi si fa contagiare dal meteo. Ma a Bari oggi ci sarà un evento molto sentito che ha coinvolto ragazzi e ragazze, uomini e donne di tutte le età, parliamo del concerto di Calcutta al Palaflorio del suo Evergreen Tour.

Calcutta a Bari

Calcutta a Bari

di Gegé Cifinelli

Questa data è stata molto sentita in città e questo appare evidente dalla velocità con cui il concerto è andato sold out, infatti trovare un biglietto per molti conoscenti è stato quasi impossibile. Spontaneamente ci si chiederebbe come è possibile che un artista esploso relativamente in poco tempo al suo primo tour nei palazzetti  faccia già registrare dei sold out, raccogliendo un pubblico tanto ampio quanto eterogeneo? Le risposte potrebbero essere molteplici, per esempio potremmo dire che ci troviamo davanti ad un fenomeno della musica indie e del panorama contemporaneo, un artista forse in grado di ricongiungere il grande pubblico italiano con quella musica non commerciale basata su esperienze della vita dell’autore in grado di sviluppare un rapporto empatico con tanti ascoltatori.

Queste risposte che mi sono dato, evidentemente trovano conferma nella spasmodica attesa che coinvolge migliaia di fans all’esterno del palazzetto nonostante la pioggia incessante e il freddo, una volta entrato mi rendo conto di come Calcutta possa già definirsi un fenomeno di massa. Dopo un pò di Intrattenimento con Bomba TV e la pubblicità di una limonata mai sentita, ecco che si abbassano le luci e una voce computerizzata che cambia tono di volta in volta  ci dà il benvenuto al concerto, viene a crearsi un’atmosfera quasi psichedelica che si trasforma, alla comparsa dell’artista, in una più intima in cui un vecchio amico ti porta alla memoria vecchi ricordi, è cosi che inizia il concerto con “Briciole” molto apprezzata dagli spettatori e accolta da un boato. Il concerto prosegue subito dopo con “Kiwi” e “Orgasmo” in rapida successione ed il coinvolgimento di tutti i presenti è tanto più evidente specie nelle tante giovani coppie presenti. Ad un certo punto Calcutta si lancia in un siparietto scherzoso rivolto verso la sua casa discografica a cui viene dedicata la canzone “Cane”, subito seguita da quella che probabilmente è una delle sue prime canzoni “Fari” la quale non pare essere troppo conosciuta alla maggioranza dei presenti ma non nascondo che è una canzone molto piacevole ed è stata anche per me una bella scoperta. All’improvviso il cantante dedica “Milano” alla categoria dei giornalisti, in un tono un leggermente polemico ma riuscendo sempre e comunque a coinvolgere il pubblico durante l’esecuzione del brano dimostrandosi molto capace di tenere il palco. Dopo un inizio positivo nel complesso ecco che il concerto entra nel vivo con “Limonata” e “Paracetamolo” cantate a squarciagola da tutti i presenti, perfino una bambina di 8-9 anni alle mie spalle sentiva il cuore a mille, subito dopo questi due pezzi ormai cult di Calcutta veniamo tutti catapultati negli studi RAI dall’omonimo brano in cui sembra narrarsi il momento di celebrità vissuto che diviene imperituro una volta arrivati nel piccolo schermo e in quel mondo patinato che è l tv. Arriva così il momento di due brani che ci raccontano di una vita vissuta nella provincia laziale fra la voglIa di fuga e le esperienze che però ti legano indissolubilmente alla tua terra, parliamo di “Pomezia” e di “Amarena” entrambe eseguite in acustico ed in cui sembrava davvero trasparire la volontà da parte dell’artista di creare un vincolo empatico con il pubblico.

A quanto pare Calcutta c’era già stato qui a Bari ed aveva conosciuto una ragazza di cui forse parla “Nuda nudissima”, ed infatti i riferimenti nel testo fanno riemergere le passioni sopite delle  donne di mezza età presenti che su questo pezzo si scatenano ritornando con la mente ad un’adolescenza ormai persa, il brano successivo “Cosa mi manchi a fare” risulta essere molto apprezzato e conosciuto da tutti i presenti, emerge ancora una volta la capacità di Calcutta di rappresentare in una sua canzone delle sensazioni e delle emozioni che tutti nella propria vita hanno vissuto al termine di una relazione sentimentale, ponendosi quel fatidico interrogativo del cosa mi manchi manchi a fare e dandosi come risposta la voglia e il dovere di ricominciare. Breve interruzione in cui all’improvviso sullo schermo -dove nel corso del concerto si sono susseguite grafiche e videoclip molto originali e che a tratti rappresentano il mondo di Calcutta- compare il faccione di Fiorello che chiede insistentemente il brano “Oroscopo” arrivando a coinvolgere anche Paolo Fox per far eseguire un brano, il tutto è studiato molto bene e la scena che si presta agli occhi degli spettatori risulta essere gradevole ed ecco a sorpresa uscir fuori i Boomdabash che accompagnano Calcutta nell’esecuzione che vede il pubblico alzarsi tutto in piedi, anche lì nelle tribune dove non ci si vuole far coinvolgere dalla caciara del parterre si vedono le signore di cui prima ballare senza sosta. Il concerto dunque prosegue con “Del verde”, “albero” e “Natalios” brani coinvolgenti ma dai tratti un pò più malinconici che riescono a trasmettere emozioni al pubblico presente. Arriva ora il momento di “Arbre magique” che è un pò la canzone delle giovani coppie che trasformano la propria macchina in una alcova, è un pò la canzone di tutti coloro i quali hanno vissuto l’amore in una fredda scatoletta di metallo e sono quasi certo di come anche Calcutta abbia provato questa esperienza multisensoriale, la cosa incredibile che mi sono chiesto è come faccia un artista a coinvolgere con questo pezzo una bimba di 8-9 anni, lui ci è riuscito e la bambina in questione cantava senza alcuna vergogna questo bellissimo brano. Pensando ad Hubner ci viene in mente un calciatore forte indubbiamente ma lontano dal mondo stellare della serie A degli anni 90, legato alla provincia calcistica in maniera quasi morbosa, ma in questo caso parliamo dell’omonimo brano di Calcutta che forse vuole essere un invito a non lasciarsi cambiare e a non distruggere i legami che ognuno di noi ha per adeguarsi alla modernità e alla frenesia dei tempi, un pò come fatto dal suddetto calciatore che si è sempre legato a piccole piazze tenendosi lontano dalle luci della ribalta, il pubblico ha particolarmente apprezzato il brano il quale è stato definito dal cantante come suo brano portafortuna in grado di far vibrare gli animi dei suoi ascoltatori. Ecco che ritorna un momento di intimità con il brano “Le barche” eseguito in acustico in cui si racconta di un’estate a Peschiera del Garda vissuta con grande entusiasmo da parte sua a tal punto da invitarci tutti lì, oltre ad un concerto piacevole e con un’atmosfera quasi familiare Calcutta sembra dare anche consigli per le vacanze e il pubblico approva intonando a gran voce il nome di questa piccola cittadina. Il concerto sta per volgere al termine e si decide dunque di concludere in bellezza con “Gaetano”, “Frosinone” e “Pesto” quest’ultima vede l’artista impegnato in una dedica speciale a Phil Masinga, giocatore ex Bari recentemente scomparso,  il quale strappa un caloroso applauso da parte di tutto il pubblico. Le canzoni finali potremmo dire che hanno dato l’ultima scintilla ad un pubblico caldo e soddisfatto della performance del cantante laziale e che sul finire del concerto si è letteralmente infiammato cantando e ballando all’unisono, dopo un’ora e mezza di un concerto coinvolgente e che ha donato a tutti i presenti belle sensazioni Calcutta riesce a finire in bellezza non deludendo le aspettative dei tanti fan accorsi per ascoltarlo, ma sono sicuro che molti di più saranno quelli rimasti fuori dai cancelli, causa sold out.