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Debutta a Milano The Jimi Hendrix Revolution: la religione elettrica. LA RECENSIONE

E’ arrivato, per la prima volta in Italia al Teatro della Luna di Milano, lo spettacolo The Jimi Hendrix Revolution, realizzato grazie alla collaborazione tra We4show e Sony Music Entertainment Italy. Si tratta di uno spettacolo multimediale, poiché raccoglie contributi di media diversi per far vivere agli spettatori un’esperienza coinvolgente a 360°.

Jimi Hendrix Revolution

Jimi Hendrix Revolution

di Antea Morbioli

La serata si è aperta con la breve performance di alcuni giovani studenti della Rock Guitar Academy di Donato Begotti, disposti in diverse aree della platea del teatro e illuminati solo quando suonavano la propria chitarra. Di seguito è stato proiettato un video di presentazione di Eddie Kramer, il recording  engineer di Jimi Hendrix, il quale ha descritto in poche parole il suo rapporto con il musicista. Dopodiché è stata la volta dello sceneggiatore e fumettista Giancarlo Berardi, che in questa occasione si è presentato come regista, curatore dei testi e narratore dello spettacolo, infatti i suoi vari interventi durante il concerto hanno rievocato direttamente le parole del chitarrista di Seattle. Recitando in modo impeccabile, il narratore ha saputo raccogliere la filosofia di pensiero di Hendrix e citare le sue frasi più significative riguardo la religione, la morte e la musica. Finalmente è iniziato poi il vero concerto, i cui protagonisti sono stati Andrea Cervetto, con voce e chitarra che mima Jimi Hendrix, Fausto Ciapica al basso e Alex Polifroni alla batteria. La band ha eseguito l’intero repertorio di The Jimi Hendrix Experience, mentre durante la serata venivano anche trasmessi brani inediti ontenuti nell’album Both sides of the sky uscito il 9 marzo.

Il frontman ha reso un bellissimo omaggio alla leggenda della chitarra elettrica, vestendosi con abiti tipici del look del musicista e utilizzando in modo esemplare la sua chitarra e il fuzz face, pedale utilizzato assieme allo strumento musicale per creare effetti di distorsione sonora. Da sottolineare è il momento in cui Cervetto ha suonato l’inno americano, tramutato poi nel finale nell’inno italiano, ispirandosi alla famosa esecuzione provocatoria di Hendrix durante il festival di Woodstock del 1969. Il concerto è stato arricchito anche dalla partecipazione del famoso chitarrista Phil Palmer, il quale ha potuto assistere ad un concerto dello stesso Jimi Hendrix e vanta inoltre collaborazioni con Dire Straits,
David Bowie, George Michael, Lucio Battisti e tanti altri. Il musicista si è divertito in una sorta di botta e risposta di assoli con il frontman della band, il tutto sempre accompagnato da un ritmo incalzante di batteria e basso, oltre ad aver suonato egregiamente in alcuni brani. Le forti vibrazioni delle chitarre elettriche sono state ulteriormente energizzate da un uso magistrale delle luci di scena, creando così un ambiente di vera e propria alterazione della realtà. Durante tutto lo svolgimento della serata il pittore Franco Ori ha realizzato dal vivo un fantastico ritratto a colori di Jimi Hendrix, che ad opera finita ha dato quasi l’impressione della presenza sul palco del carismatico artista insieme agli altri protagonisti. La serata ha ripercorso gli elementi salienti della vita del grande chitarrista, trasportando gli spettatori in un’atmosfera simile a quella degli anni dei grandi festival musicali e del successo della chitarra elettrica, fino a condurli al periodo precedente alla sua morte, avvenuta a soli 28 anni. Grazie all’unione di musica, pittura e recitazione lo spettacolo è di fatto un’esperienza completa per conoscere meglio Jimi Hendrix, un
musicista eccezionale che sicuramente aveva ancora molto da regalare alla storia della musica.

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Maneskin, arrivano Morirò da Re e il tour autunnale: li abbiamo incontrati a Milano

Il primo singolo in italiano dei Maneskin si intitola Morirò da re ed è stato presentato, per la prima volta a Milano, il 21 marzo al Santeria Social Club. Abbiamo partecipato alla conferenza stampa e assistito al concerto.

Maneskin

Maneskin


di Antea Morbioli

Dopo il successo  a X Factor, i Maneskin sono partiti per un tour nei club, pieno di sold out, con l’obiettivo di far sentire la loro musica e rafforzare il contatto con il pubblico. Nei giorni off del tour i ragazzi hanno creato questo nuovo brano nato dal bisogno di scrivere, di raccontarsi e di mostrare la loro spontaneità. Il singolo, creato partendo da alcuni accordi di chitarra, è frutto di una ricerca di un suono più fresco, che a detta loro ricorda un po’ la chitarra di Frusciante nei Red Hot Chilly Peppers dei primi anni ’90. Il testo è opera di Damiano, il cantante, ma nella creazione dell’opera finale c’è il contributo di ogni singolo componente del gruppo, poiché i ragazzi cercano sempre di arrivare a un volere comune e quindi di mantenere una direzione collettiva. In altre parole, grazie anche al fatto che ognuno di loro ascolta artisti diversi, vogliono servirsi dei contributi di ciascuno per arrivare a creare il vero e proprio sound Maneskin, in modo da essere riconosciuti tra vari musicisti. Morirò da re rappresenta la redenzione: secondo Damiano, dal male o da qualcosa di sbagliato può nascere del buono, senza però farsi spaventare dal mondo esterno e senza quindi mai arrendersi. Questo pensiero lo vogliono esprimere anche nel loro comportamento e in quella sorta di arroganza che è stata loro attribuita.

Maneskin

Maneskin

Durante il live questo brano ha ricevuto subito un convincente consenso dei fans, che hanno potuto inoltre apprezzare gli altri loro singoli come Chosen e Ricovery e molte cover che li hanno spinti al successo, tipo Io vengo dalla luna, Master Blaster e Beggin. Lo show si è svolto in classico stile Maneskin: il look sfacciato che ormai li caratterizza, una forte carica e una presenza scenica invidiabile, a dispetto della giovane età; ovviamente non è mancata neanche la famosa lap dance di Damiano in tacchi a spillo. Il nuovo singolo fa da apripista per il loro prossimo tour che partirà in autunno e ha già in programma una decina di date. Avverrà qualche cambiamento per quanto riguarda l’allestimento, la scaletta e la location, in quanto si svolgerà in luoghi più grandi, come il Fabrique di Milano o l’Atlantico di Roma. La band ha intenzione di eseguire per la maggior parte pezzi e non più cover; i giovani hanno infatti qualche brano già pronto, scritto sia in italiano che in inglese, ma contano di lavorare tutta l’estate per
completare l’album.

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Domenico Imperato, il suo secondo album è una…Bellavista

Domenico Imperato, cantautore del mondo, ci fa viaggiare con il suo ultimo album Bellavista uscito per Lapilla Records/Ponderosa Records.

Domenico Imperato

Domenico Imperato

di Irene Venturi

Se nostalgici state cercando in soffitta un bel vinile da rispolverare di De Gregori, De Andrè, Lucio Dalla, Tenco… sappiate che anche le nuove tecnologie e i giovani possono regalare una nuova e bella declinazione del cantautorato. Su Spotify e Youtube c’è un mondo cantautorale sommerso da scoprire e Domenico Imperato è uno dei nomi da cercare e ascoltare con molta attenzione. Classe ’81, nato a Pescara ma cittadino del mondo. La sua musica nasce dalla contaminazione dei suoi periodi romani, portoghesi e brasiliani regalando un mappamondo di suoni diversi quanto armoniosi. É così che il cantautorato italiano si mescola con i suoni tropicali e con l’elettronica fondendo tradizione e freschezza. Questo album si presenta come una panoramica delle vite di personaggi ai margini, esclusi e sconfitti, osservati alla lente di ingrandimento. Nostalgia, essenzialità testuale, sensibilità ed empatia i quattro punti cardinali di Bellavista, album che trova l’esplosione nella carica delle percussioni, e la leggerezza nei fiati e nei violoncelli. “É un denso cubo rosso con dentro undici storie-canzoni” racconta il cantautore piacentino, per definire il suo secondo disco come un altare da dove godere, appunto, di una bella vista. Sono 11 canzoni da ascoltare con molta attenzione, di quei testi che necessitano del vostro tempo e il vostro tempo necessita di loro. Il cantautore premio de Andrè, al suo secondo album, ha realizzato un bel progetto, da poter ascoltare ed alternare ai nostri vinili senza alcun peso. Il singolo Del Mondo il canto, brano che apre il disco, è una preghiera danzante dal ritmo sincopato e dal testo poetico. Il video, con la regia di Diego Gavioli, racchiude l’essenza dell’album incentrato sulla ricerca del cubo rosso quale chiave per uscire dal nostro orticello e guardare oltre. Sonorità interessanti, ricercate e ben studiate Bellavista è un disco che vi consiglio di ascoltare almeno una volta. Domenico Imperato, il cantautore metà uomo e metà chitarra, lo potete ascoltare su iTunes > https://itunes.apple.com/it/album/bellavista/1301228400 Spotify > https://open.spotify.com/album/4QWD20N5duvXuMbPoTG5bZ