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Sanremo 2020, Achille Lauro ringrazia i fan

Lo ho sostenuto fin dai pre-ascolti e dunque ora sono fiero di ospitare il suo ringraziamento a chi lo ha sostenuto nella settimana di Sanremo. Ecco le parole di Achille Lauro

Achille Lauro fotografato da  Luca D'Amelio

Achille Lauro fotografato da Luca D’Amelio

Miei cari,

vorrei ringraziarvi per l’attenzione e la cura che ci avete dedicato a questo nostro folle progetto Sanremese. Non trovo miglior modo oggi per farlo se non affidando al mio racconto personale quello che avete ascoltato e quello a cui avete assistito. Continuerò sempre a rendervi partecipi della mia creatività e del mio percorso perché voi ne fate parte.

Ho sempre contaminato un genere con l’altro, cercando di inventare musica non catalogabile ed impossibile da etichettare.

Un anno fa ho iniziato ad immaginare la mia musica in modo diverso: volevo creare una performance artistica che suscitasse emozioni forti, intense e contrastanti, qualcosa che in pochi minuti fosse in una continua evoluzione visiva ed emotiva. Una piece teatrale lunga 4 minuti.

Me ne frego è un inno alla libertà sul palco più istituzionale d’Italia. La mia speranza è che potesse scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze, perché è sempre fuori dalla propria “zona di comfort” il posto in cui accadono i miracoli.

Me ne frego è un inno alla liberta di essere ciò che ci si sente di essere.

Me ne frego, vado avanti, vivo, faccio: questo è il messaggio che ho voluto dare con la canzone, è questo è il vero senso della scelta dei personaggi che io, il mio coodirettore creativo Nicoló Cerioni e il mio manager e responsabile progetto Angelo Calculli abbiamo pensato di portare sul palco dell’Ariston. Menefreghisti positivi, uomini e donne liberi da qualsiasi logica di potere.

Un Santo che se ne è fregato della ricchezza e ha scelto la “libera” povertà, un artista che se n’è fregato dei generi e delle classificazioni sessiste, una Marchesa che, a dispetto del suo benessere, ha scelto di vivere lei stessa come un’opera d’arte, diventando una mecenate fino a morire in povertà e una regina che ha scelto la morte, evitando di curarsi abdicando, pur di restare a proteggere e vivere per il suo popolo.

La condizione essenziale per essere umani è essere liberi.

Lauro

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Achille Lauro stavolta scrive: Sono Io Amleto è il suo primo libro

Il 2019 è appena iniziato, ma siamo sicuri che per Achille Lauro sarà un anno ricco di novità! Dalla partecipazione a Sanremo, la pubblicazione del suo primo libro autobiografico fino all’uscita di Achille Lauro No Face 1 la prima parte di un documentario diviso in 3 capitoli che ci fa entrare nel mondo del rivoluzionario trapper e dei suoi collaboratori. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare tutti questi progetti.

Achille Lauro fotografato da Daniele Cambria

Achille Lauro fotografato da Daniele Cambria

di Carlotta Sorrentino

E’ da pochi giorni uscito il suo libro autobiografico intitolato: Sono Io Amleto. Contiene tutto l’immaginario di Lauro: un mondo lirico e non convenzionale, le lucide visioni di un anima forgiata dalla solitudine e la strada.
In questo libro racconto la vera storia che ci ha portato fino qui. Il libro parla di chi siamo e di chi eravamo, parla tanto della periferia di Roma, da dove siamo cresciuti, parla di droga dalla quale noi siamo usciti.
All’interno del libro troviamo le immagini di alcune opere, come mai sono state inserite?
Si, ci sono alcune opere di artisti contemporanei. Mi piace l’arte e mi piace mescolare tra loro varie forme d’arte.
Per preparati a questo libro hai letto le biografie dei rapper che ne hanno pubblicati prima di te?
Non volevo fare il classico libro da rapper, non ho letto quelli dei miei colleghi. La mia idea è quella di raccontare il mio vissuto come fosse un romanzo.
Spiegaci la scelta di questo titolo?
Il titolo è ispirato a Shakespeare, mi piaceva riprendere il concetto di una tragedia che diventa un’opera di successo e paragonarlo alla mia vita.
Presto ti vedremo in una cornice totalmente nuova, il palco del Festival di Sanremo che ti vedrà in gara con il brano Rolls Royce. A dirigere l’orchestra è il maestro Enrico Melozzi. Sei pronto per questa esperienza?
A Sanremo porteremo una cosa bella frizzante, credo che piacerà sia ai più giovani che hai più grandi, comunque dalle statistiche il nostro pubblico è molto vasto e questo a noi fa sicuramente molto piacere.
Chi porterai con te al festival?
Per me Sanremo è un esame, mi porto professionisti che mi aiutino a superare al meglio questa prova. Sul palco con me vorrei un attore, ma si vedrà… Mi piacerebbe per seguire l’evoluzione particolare che ha avuto la nostra musica.
Dopo Sanremo uscirai con un nuovo disco, cosa dobbiamo aspettarci?
Sarà un disco molto diverso da ciò che avete sentito fin ora, il nostro percorso è stato un continuo mutamento e continuiamo così. In questo momento siamo su  vibes molto Rock n Roll, qualche pezzo sarà trap però sarà un album più suonato e più maturo. Il nostro obiettivo è l’olimpo della musica italiana.
Temi il palco di Sanremo?
Noi non siamo personaggi da Sanremo, ma nonostante questo non penso verrò normalizzato. Non sono preoccupato per il palco mi sono e mi sto preparando molto. Ci saranno belle sorprese, vi farò divertire!
Concluso il tour ti rivedremo messo a nudo nel primo di una serie di docufilm che ti vedono come protagonista.
Il libro e il film son stati pensati in momenti differenti, ma si sono uniti molto bene insieme, sembra quasi che siano stati pensati nello stesso momento.

In totale i docufilm saranno tre, con la regia di Sebastiano Bontempi e lo stesso Lauro. Il primo che uscirà in autunno si intitola Achille Lauro No Face 1 e racconta del passato di Lauro, da quando è nato fino ad oggi, Il secondo e il terzo parleranno rispettivamente del presente e del futuro. Sicuramente il futuro di Achille Lauro sarà pieno di sorprese, e noi, non possiamo perdercele!

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Noyz Narcos, pubblica Enemy: l’intervista

Esce, venerdì 13 aprile, il nuovo progetto discografico di Noyz Narcos intitolato EnemyNoyz Narcos analizza lo scorrere della vita quotidiana nel quartiere con una disarmante genuinità, senza censure o false ipocrisie. Ancora una volta il suo stile è unico e inimitabile e riesce a creare un album composto da 13 inediti e 2 tracce bonus. Dal 13 aprile inizierà da Monza Enemy in store tour, che toccherà tutte le principali città italiane. Questo album anticipato dal singolo Sinnò me moro. Lo abbiamo incontrato e intervistato per farci raccontare dell’album e per capire un po’ le sue intenzioni per il futuro.

Noyz Narcos

Noyz Narcos

di Carlotta Sorrentino

Partiamo dalla domanda che tutti ci stiamo facendo, sarà veramente il tuo ultimo progetto discografico? 
Dopo tanti dischi che fai, ci sono tanti rapper che si ripetono, è difficile fare album e continuate a rinnovarsi.
Che farai, dunque?
Non ho ben chiaro cosa voglio fare, probabilmente farò altro non riferito alla musica, magari rimettermi a tatuare potrei aprirmi un locale fuori dall’Italia. Per quanto riguarda la musica trovo che sia un po’ triste quando vedi quei cantanti che affievoliscono o si vendono.
Cosa è cambiato?
Quando ho iniziato a fare musica io era tutto diverso, non si sapeva ancora quale era il modo giusto di fare questo tipo di musica, gli artisti di oggi si sono trovati una strada più semplice perché avevamo già spianato il terreno noi.  Non mi trovo più con il genere che sta andando adesso, è difficile parlare il linguaggio degli ascoltatori più giovani.
Dove sta la distonia?
Il rap oggi è più pop. Quello che metto io nei dischi non è più quello che mettono oggi. Io sono fortunato perché mi è andato bene, mi piacerebbe andarmene con stile prima di degenerare.
Perché hai intitolato l’album Enemy?
É  una conseguenza agli album Guilty e Monster, come fosse una trilogia horror, il fatto che questo album esca venerdì 13…Essendo un grafico sono legato alle lettere.
Chi è il nemico?
Posso essere io, può essere chiunque si può mettere contro di me.
L’album è anticipato dal singolo Sinnò Me Moro, omaggio alla cantautrice romana scomparsa Gabrielle Ferri, raccontaci di questo brano?
Questo pezzo lo avevo campionato parecchio tempo fa, e non lo avevo mai usato. Sono cresciuto con i pezzi di Gabriella Ferri dentro casa, non parlava solo d’amore, è un tipo di musica che si avvicina di più al rap rispetto a tanta musica italiana. È stata una scelta abbastanza coraggiosa perche il pezzo non è quel solito pezzo che passa in radio, i suoni che ho utilizzato non sono così comuni all’orecchio dell’ascoltatore.
Com’è fare il rapper a Roma?
Ti da tantissimo a livello di materiale ma molto poco a livello di aiuto nella realizzazione. Le tempistiche sono più lunghe. Fai una telefonata è la risposta è: si in settimana ci aggiorniamo, poi ne parliamo…Farlo a Roma è difficile in questi termini. Se però fossi nato in un’altra città non avrei avuto queste ispirazioni, per questo dico che Roma è ricca di materiale, perché riesce ad ispirarmi.
Come hai scelto la playlist e i featuring?
Ci metto parecchio tempo a mettere in ordine i pezzi, il senso di continuità di un disco è molto importante, è importante bilanciare i pezzi a livello musicale. Oggi con l’ascolto della musica in streaming non si da tanta importanza al susseguirsi dei brani, ed è un peccato perché dietro c’è uno studio preciso. Sono partito con l’intro che è un elenco di cose che ti farà capire meglio l’album. Tutti i partecipanti a questo album si sono adattati a me, e non io a loro, ho voluto inserire delle collaborazioni nuove, con tanti giovani perché spaccano, e mi piacciono. Giustamente non hanno il mio modo di comunicare e mi piace.
Tra i feat. c’è Capo Plaza.
Ho voluto mettere in mezzo delle nuove leve. In questo brano fa un ritornello, io non sono appassionato dei ritornelli, preferisco fare le strofe, per questo ho preferito affidarlo a chi questa roba la cavalca bene, con gli amici e i colleghi ho già fatto tanti pezzi e in questo album ho voluto sperimentare.
Spesso i rapper vengono paragonati ai cantautori, cosa ne pensi di questo paragone? 
I rapper sono molto meglio dei cantautori, sono tra i pochi che scrivono e cantano, oggi i rapper sono meglio perché non cantano solo d’amore ma parlano di tutto, e scrivono loro ciò che vogliono dire.
Cosa pensi del rapporto che c’è oggi con i soldi?
Alla fine sono la cosa che tutti vogliamo, quando ho iniziato, a differenza dei colleghi di adesso, noi volevamo fare musica per fare musica non per i soldi, ora i ragazzini fanno musica per fare i soldi. Giustamente chi si vuole spaccare la schiena per tutta la vita? Soprattutto un ragazzino. Se lo fai solo per i soldi dopo un po’ ti si snatura tutto. Se ora mi proponi di fare un disco per i soldi lo posso anche fare, ma io prima ho avuto modo di fare musica per la musica. Adesso finalmente si raggiungono numeri impensabili, sono contento per loro, siamo stati sfortunati noi a nascere prima è giusto che i giovani facciano i soldi. Prima si faceva un tipo di musica che onti piaceva il rap, ora ti viene “venduto” un pacchetto carino e orecchiabile, prima non era assolutamente business ora è commercializzare il rap.
Oggi c’è il rispetto per chi è arrivato prima?
Si c’è molto rispetto, alcuni dei mie featiring mi hanno detto che sono legati con la mia musica. Se sei uno che nel 2018 ancora spacchi i giovani lo riconoscono. C’è un featuring con Rkomi, lui mi piace molto si avvicina a me, non per le liriche o rime ma per il pischello che è abbiamo potuto condividere esperienze simili. Tra i nuovi è uno di quelli che mi ha colpito particolarmente. Anche Achille Lauro ha un modo di raccontare Roma diverso dal mio è mi piace molto, mi cita anche Roma è bella dice il re.