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Stranger Things, le cantano i Vanilla Sky: guarda il VIDEO

Stranger Things è il nuovo singolo dei Vanilla Sky, dopo due anni di silenzio la band romana torna con un originalissimo inedito.

Vanilla Sky

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Forti dei loro 15 anni di attività, con più di 1000 apparizioni collezionate tra Europa, Asia e Nord America, la band che venne notata ed apprezzata da Kris Roe (The Ataris) e Ben Harper (Yellowcard) prima, e dal leggendario Mark Hoppus dei Blink 182 poi (da cui la famosa guest nel brano “Nightmare”), ritorna con il proprio inconfondibile sound che ha reso il quartetto della capitale uno dei più celebri nel panorama alternative internazionale, esportando quello che viene definito come il Pop Punk Made In Italy, confermandosi ancora una volta come uno dei gruppi veterani di successo della scena europea. Con Stranger Things i Vanilla Sky prpoongono un brano inedito che omaggia uno degli show televisivi più acclamati di sempre: Stranger Things. In questo esperimento musicale, la band sfrutta tutte le battute più famose dello show per creare, di fatto, una storia che viene raccontata in un modo del tutto unico. Il pezzo, uscito per 1981 Records, è accompagnato da un videoclip ufficiale che vede come protagonista un simpatico bassotto, innamorato della sua palla giocattolo, sua unica amica.

I Vanilla Sky sono una delle band più collaudate della scena Romana dal 2002. Dopo aver fatto uscire 10 lavori tra tra EP e Full Legth, e aver preso una pausa di circa due anni, i ragazzi sono finalmente tornati in studio con l’intenzione di creare nuova musica entro la fine dell’anno. I Vanilla Sky vantano uno storico di live invidiabile e hanno avuto il piacere di condividere il palco con artisti del calibro dei +44, Yellowcard, The Ataris, Bowling For Soup, Further eems Forever, Maxeen, The Offspring e molti altri, oltre a collezionare numerose collaborazioni internazionali.

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Marco Mennillo e un EP sull’adolescenza che profuma di maturità

Mm ovvero Marco Mennillo. Venticinque anno attraversati con euforia ed entusiasmo. La musica lo ha sempre accompagnato. Quando ci siamo conosciuti, a un Festival di Giffoni, una delle prime cose che ha raccontato è stata la sua passione per la musica. Poco importa se magari non sempre erano passioni comuni, quel che fa la differenza è come vivi le tue emozioni quanto di piovono addosso sotto forma di note. E poche settimane fa, sempre a Giffoni, mi ha donato il suo EP, che consiglio di avere con se in questa estate. Perché può piacere o non piacere, è una questione di gusti, ma ha un requisito oggi raro: la cura. Lascio che sia lui a parlarcene.

Marco Mennillo

Marco Mennillo

di Marco Mennillo

Il Titolo. Si chiama Marco perchè il mio nome di battesimo è bellissimo, e usando sempre il mio soprannome fin dagli 11 anni l’ho un po’ messo da parte. Marco è come mi chiamano i miei genitori e fratelli, mi riporta alla mia dimensione infantile, quella senza sovrastrutture, quella del vero me che è poi chi ha scritto le canzoni di questo disco.

La Copertina, Il Progetto Grafico, Le Edizioni Fisiche. In copertina, nel mio nome ci sono i miei occhi in una foto con Celestino, mio fedele pupazzo regalatomi il giorno dopo la mia nascita, una specie di alter-ego in forma di orsetto. È blu, e ha determinato la mia passione per questo colore, ed è ormai un compagno di viaggio e consigliere, oltre che simbolo della mia età bambina. L’intero progetto fa sembrare il disco come un vinile, con i graffi e la copertina rovinata dalla polvere, volevo sembrasse un disco vecchio, qualcosa da toccare, anche se solo ascoltandolo su Spotify o iTunes. Le foto sono nate grazie all’incontro con Loredana Mad Desiato, talentuosa fotografa casertana, che ha trovato il modo migliore di raccontare il mio modo di amare la musica anche da ascoltatore: come se i dischi fossero i miei giocattoli, che guardo, colleziono con fare incantato, infatti doveva essere un EP digitale, ma io colleziono CD e Vinili, sono un amante e feticista dell’oggetto fisico, quindi non ho resistito e ho pensato di fare una piccola tiratura di copie fisiche: 111 CD (trattati e stampati come fossero vinili) e 11 audiocassetta handmade, fatte a mano una ad una, una scelta un po’ hipster e un po’ nostalgica, quindi perfetta per questo EP.

La Scaletta E La Produzione. Le canzoni sono 7, e sono in ordine di scrittura, in alcuni casi ho tenuto pezzi di arrangiamento della versione prodotta 6 o 7 anni fa, in altri casi direttamente la voce, che è diversa da quella mia attuale, e sono state riscritte in occasione dell’EP. La produzione è avvenuta tutta nell’HungryFoolish Studio (che poi è il mio piccolo home-studio) e me ne sono occupato interamente io: credo che la produzione sia parte integrante della scrittura delle canzoni, al pari del testo e della musica. Nel caso di Marco., ho inserito piccoli frammenti di canzoni che ascoltavo in quel periodo, celati e nascosti, oppure ispirazioni e citazioni varie. Sono molto citazionista. Ho suonato molti strumenti dal vivo, unendoli a varie diavolerie tecniche di cui sono un fissato, dall’iPad (con cui ho registrato una intera canzone) a migliaia di campioni e suoni particolari cercati sul web, ma volevo fosse prevalentemente un disco concreto, fatto di suoni reali e semplici, anche sporchi e imprecisi volendo, volevo che suonasse quasi come una demo prodotta bene, volevo che si sentisse il suono della mia stanza.

La Cover. TZN è, insieme a Morgan, i Queen e alcuni altri, tra i capisaldi della mia crescita musicale, nonché fonte di ispirazione soprattutto durante la mia adolescenza. È citato in PTS ma spesso, come tutti, cercavo anche un po’ di imitarlo. Il Bimbo Dentro è la mia canzone preferita e la versione del disco è quasi senza editing, un po’ storta, ma reale, perchè mi interessava si sentisse quanto mi emoziona cantarla molto più della precisione tecnica.

Dopo Marco. C’è un album che si chiama Play e prende polvere nel mio computer, le canzoni ci sono, l’idea c’è. Chiuso l’Ep lavorerò a quello, che avrà 11 tracce e un respiro diverso, oltre ad essere ovviamente più maturo e più vicino al mio stile di scrittura.

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Vostok insegna la geometria delle abitudini

La geometria delle abitudini è il nuovo album dei pugliesi Vostok, esce a quattro anni di distanza dal debutto Lo spazio dell’assenza. Conterrà nove brani. Nove nuove storie che parlano di ritorno, confidenza, intimità, sicurezza. E memoria. E dovere. Uscirà il 31 gennaio 2017 per la neonata Nonomori: “Dovere, l’impegno che prendi con ciò che ami. La geometria delle abitudini è questo”.

Vostok

Vostok

 

Vostok (“est”, fu il primo progetto sovietico di missioni spaziali umane che riuscì, per la prima volta nella storia, a portare un uomo nello spazio) è un progetto artistico nato alla fine del 2011 da un idea di Giuseppe Argentiero improntato a diversi generi: cantautoriale, ethereal neofolk, smooth jazz, neoclassica. Il progetto ha previsto sin dall’inizio la collaborazione di diversi artisti, con la figura di Mina Carlucci come secondo membro stabile. Nel 2013 pubblicano Lo spazio dell’assenza (Golden Morning Sounds), i brani originali proposti dall’ ensemble raccontano il contrasto tra ilvuoto ed il pieno, utilizzando la vita di tutti i giorni. Nel 2015 partecipano al tributo ai Novembre “A treasure to find” (Mag-Music Productions) presentando una cover riarrangiata insieme adAustralasia, in compagnia di band come Arctic Plateau, Shores of Null e Lenore S. Fingers. I Vostok non hanno un’intensa attività live, degna di nota è però la partecipazione nell’agosto del 2012 allo YEAHJASI! Brindisi Pop Fest in compagnia di Claudio Rocchi, Gianni Maroccolo e Amerigo Verardi. Il secondo album dei Vostok, La geometria delle abitudini, uscirà a gennaio 2017 per Nonomori