0

Certi sogni si fanno e Romina Falconi ce li canta!

Il mio prossimo amore, prodotto da Max Schreck e masterizzato da Tommaso Bianchi al White Sound Mastering di Firenze, è il singolo che traina l’EP d’esordio di Romina Falconi intitolato Certi sogni si fanno, disponibile in versione digitale su etichetta JLe Management: è il primo di tre EP che sveleranno gradualmente il mondo artistico di Romina Falconi.

Romina Falconi (foto di Luca Tartaglia)

Romina Falconi (foto di Luca Tartaglia)

«Questo progetto musicale», racconta Romina Falconi «nasce dalla voglia di mostrarmi per quella che sono, con le mie debolezze, le mie isterie, i miei nuovi propositi». Continue Reading

2

“La vita che mi aspetta non mi fa paura”, Renato Zero è uno che "Amo"

Renato Zero alla presentazione di "Amo"

Sono già 70mila i biglietti venduti per il mese di concerti al Palalottomatica di Roma, che segna l’ attesissimo ritorno di Renato Zero che ripercorre la sua vita attraverso le 14 tracce che compongono il nuovo album “Amo”, presentato in esclusiva per la stampa nello storico Piper di Roma: “Vi ho portati qui perchè qui si giocava a esistere, a diventare”, spiega Renato Zero accogliendo il pubblico in questa grande festa di debutto del nuovo lavoro in uscita il 12 marzo, accompagnato da grandi musicisti come Trevor Horn e Phil Palmer, dal suo corpo di ballo, ma soprattutto da tanti amici che come lui hanno vissuto gli anni d’oro del Piper. Uno spettacolo realizzato ad hoc per “Amo”, in cui Zero si esibisce assieme ai ballerini coreografati da Bill Goodson raccontando la sua vita, cercando di dare speranza ad un paese in cui “l’ignoranza è sovrana”, ma soprattutto cantando l’amore.

Parliamo del disco?
Sono convinto di aver fatto un grande disco, ascoltatelo tutto. Poi quando sarete sazi arriverà il capitolo due. Vi ho fatto sentire “Un’ Apertura d’ali”, un brano di Bigazzi a cui spero di fatto un ottimo regalo. Se lo merita. Nel capitolo due ci sarà un brano di Armando Trovajoli che una volta a cena a casa sua mi disse che mi aveva scritto una canzone, ve la farò sentire. Avrete capito che parlo solo di me. Ne avete parlato tanto voi, ora lo faccio io, in punta di piedi.
Questo ritorno al Piper, vista la situazione socio culturale italiana, è un invito a ripartire dalle origini?
Molto di quello che ho vissuto, di quello a cui mi sono ispirato è nato qui in questa realtà che è stata anche un po’ crudele. Abbiamo vissuto cinque anni stratosferici qui dentro, seguiti da un digiuno lungo quarant’anni. E’ un ritorno sereno, io sono sereno.
Crede che al giorno d’oggi l’amore sia l’unica rivoluzione possibile?
Dobbiamo dare all’amore dei connotati specifici, non possiamo chiamare amore qualsiasi cosa, qualsiasi desiderio di rifugio. Parliamo d’amore nei confronti di un amico, di una persona anziana, di un bambino, di quell’amore che si fa duttile e rende piacevole il percorso di vita di ognuno di noi. Si parla molto oggi dell’amore violento, fatto di botte e coltelli, quello non deve essere chiamato amore. Credo che l’amore, cantato bene, può insegnare molto. In questo paese mancano gli esempi. Ovunque.
Abbiamo visto questi ragazzi sul palco insieme a lei. Sente il bisogno di dare un corpo giovane alla sua voce?
Più che altro avverto l’esigenza di condividere delle sensazioni, è un modo di vivere, di essere. Io mi arrabbio molto con i giovani quando sono inconcludenti, quando per poco non arrivano a toccare il cielo. Nel mio piccolo posso dialogare con loro insegnandogli che sbagliare è bellissimo. Parlo delle incertezze tipiche della giovane età, e avere vicino qualcuno che ti possa consigliare e dare fiducia aiuta molto.
In “Dovremmo imparare a vivere” parla di un’ Italia che non ci piace, dicendo che “ci vorrebbe un ciclone”. Crede che sia arrivato un vento nuovo, anche con il risultato delle nuove elezioni?
Il vento favorevole sta nel fatto che qualcuno ha dimostrato a certi ruderi che è ora che vadano a casa. Tutti noi vogliamo un cambiamento, ma non dobbiamo accettare le promesse di un politico, di gente che si è comprata questo paese. Se cade uno di loro con i suoi benefit, non importa niente a nessuno. Se un operaio va in cassaintegrazione o viene licenziato, a me importa.
All’interno dell’album c’è “Lu”, una canzone scritta per omaggiare Lucio Dalla. Cosa ha significato per lei questo grande artista e quando ha composto questa canzone?
Lo scorso maggio in un mese scrissi ventinove canzoni, tra cui questa per Lucio. Quando lo incontrai avevo sedici anni, era seduto in un angolo di un grande ascensore della Rca, con cento lire sulla fronte e un’arancia sulla testa. Per me non era un genio, era mio fratello. Ho sempre voluto incontrare una persona così e quando ho scoperto che esisteva, per me è stata una storia eccezionale.
Prima ha detto che vuole parlare di sé in punta di piedi, che è stanco di essere trasgressivo. Ci spiega perchè?
Semplicemente dopo anni di trasgressione, di abiti e paillettes, mi si aprì la possibilità di cantare la vecchiaia, e quando andai a Sanremo trovai il modo per esorcizzarla. Il giorno dopo mi sentivo molto meglio.
Al capitolo uno seguirà il capitolo due?

Renato Zero presenta "Ama"

Sì. Sarà la conclusione di questo discorso, che voglio terminare con la canzone di Trovajoli. “Amo” si concluderà con un cambio della guardia, con la tenerezza di voler accettare che ci sarà qualcuno più bravo di me che io stesso applaudirò, con la soddisfazione di poter dire che la musica non è finita.
Suonerà per quasi un mese al Palalottomatica di Roma. Ha voglia di strafare?
Sento l’esigenza di raccontare, di stare insieme. Ho bisogno del mio pubblico. Sarà una cosa grande, in un posto che si presta bene ai grandi concerti. Ci saranno cinquanta elementi d’orchestra, Phil Palmer, i miei musicisti e questo fantastico corpo di ballo.
In “La vacanza” dice che non teme più la vita. Quest’ album è solare e positivo, si tratta di un’evoluzione naturale?
Io credo che si nasca vecchi e si muoia col sorriso di un bambino, guardate Trovajoli o Mastroianni. Appena nato ebbi una forte anemia, e questo inconsciamente mi ha prodotto una paura di vivere. Oggi, col tempo, ho capito che questa paura è un continuo mettersi in gioco, è un nascere due volte, e gli amici che se ne vanno ti insegnano ad amare la vita sempre di più.
Abbiamo ascoltato delle canzoni del suo disco molto belle e radiofoniche.
Vorrei dire a proposito delle radio, che ritengo vergognoso che gli artisti oggi siano costretti a scrivere delle canzoni su misura per le radio che ne orientano l’interpretazione e la durata. Non tollero le canzoni programmate.
Cosa ne pensa della partecipazione di Raffaella Carrà al talent The Voice?
L’ultima volta che incontrai Raffaella mi disse che avrebbe accettato di partecipare a una produzione quando le avrebbero offerto qualcosa di degno. Quando venne fuori la notizia della sua partecipazione a “The Voice” ricevetti una telefonata in cui, su suggerimento di Raffaella, mi invitavano a partecipare. Pensavo mi chiedessero di essere ospite invece mi volevano in produzione e dissi di no. Devo ancora cantare io.

(Intervista di Irene Zambigli)