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La seconda pelle di Irene Grandi

Intimista, calda e vellutata, questa è il nuovo animo di Irene Grandi. Abbandonati i graffi rock, decide di portare un messaggio che canta dolcemente. Dopo cinque anni torna al Festival Irene Grandi con Un vento senza nome, un brano che mette in luce una Irene intimista che scava nel profondo dell’animo della cantante toscana per riversarsi su una voce meno graffiante ma sicuramente più vellutata. La abbiamo intervistata.

Irene Grandi

Irene Grandi

di Elena Rebecca Odelli

A cinque di distanza come affronta il suo quarto Festival?
Non ho l’ansia di vincere e non sento la competizione. Il Festival rappresenta l’ occasione di presentare qualcosa di mio. E’ arrivato il tempo giusto. Non voglio più spaccare lo schermo, voglio arrivare con l’emozione e con la serietà del messaggio: dopo la sofferenza si può voltare pagina, perché solo in quel momento si può migliorare e fare un passo avanti.
Un brano che parla di donne
Mi sono ispirata a tutte le donne, alle loro storie, vicine o lontane a me. Volevo rivolgermi a tutte quelle che hanno coraggio, anche solo di crescere, di cercare e capire se quello che stanno facendo porta a un miglioramento personale.
La parentesi Bollani è stato lo start up per questo viaggio dentro te stessa?
Sicuramente sì, suonare con lui e seguire i suoi consigli, cercando un timbro più caldo e vellutato mi è sicuramente servito. Anche la tournée con Saverio Lanza mi ha aiutato a cercare questa nuova armonia. Questo brano sanremese sembra una naturale continuazione, anche se è stato composto un anno e mezzo fa circa.
Il Videoclip di Un vento senza nome è stato girato all’isola d’Elba, ha rappresentato il rifugio di questi cinque anni?
Per me l’Elba è stata come un’iniziazione, ogni volta che ci vado torno con maggior consapevolezza, il suo essere selvaggio, la sensazione di essere in un luogo protetto. Da lì è nato il brano Paura non ho per Tiziano Ferro che lui poi ha inserito nel suo album”.
A maggio parte il nuovo tour nei teatri.
Esatto, è un po’ una seconda Irene, il teatro è una bellissima scoperta che va di pari passo con questa nuova atmosfera, anche più femminile. E questa evoluzione musicale va di pari passo col mutamento caratteriale, dove ho smussato alcuni lati del mio carattere.

Elena Rebecca Odelli

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Alex Britti, uno zingaro sempre felice

Alex Britti solare, colorato, blues e semplice. Lo percepisci sotto pelle dal primo ascolto. Uno zingaro felice cresciuto che ha ancora tanto da mostrare a questo panorama musicale.

Alex Britti

Alex Britti

di Elena Rebecca Odelli

Penso ad Alex Britti e penso alla chitarra. La chitarra segue il modus Stanislavskij, per il quale un artista porta con sé sul palco un oggetto per sentirsi più sicuro?
“Oddio, il metodo Stanislavskij sa tanto di coperta di Linus. Comunque sì, penso ci sia una componente psicologica però, alla fine, io sono blues e ho il suono blues, a prescindere dalla chitarra. Io, poi, non uso processori, non uso nulla: la chitarra dritta con l’amplificatore a palla. Basta. E questo rende anche il mio modo di suonare un po’ riconoscibile. Quindi è una scelta anche di sonorità.
Ci fa un esempio?
Prima ho sentito in prova il pezzo che porta stasera Bianca Atzei. Lei sta uscendo col disco e quella canzone è nel disco. Io l’ho prodotta, ho scritto la batteria e il basso e poi ci ho suonato la chitarra. Stasera forse la suoneranno Chicco e Luca, due ragazzi bravissimi dell’orchestra che sono molto più rock. Nel disco l’ho suonata io e io sono più blues. E questa componente mi piace, soprattutto nelle mie canzoni. Tipo questa che ho portato al festival: sarei potuto venire senza chitarra, in smoking con la mano nella giacca come Iglesias. Ma, perché”.
Uscirà un suo album sotto un’etichetta indipendente. Atto di coraggio e incosciente o di appropriazione di una propria entità artistica?
Un po’ tutte e due. Forse di più la seconda che hai detto. Però devi essere coraggioso e matto e, a volte, il confine è molto labile.
Si sente coraggioso?
Non è questo il punto, ma in questo momento è l’unico modo in cui riesco a lavorare perché le case discografiche sono cambiate tanto negli ultimi anni. Io con quest’ultimo modus operandi delle case discografiche non riesco ad approcciarmi.
In gara artisti dal percorso completamente differente, c’è un comune denominatore?
In realtà non lo so. Più che altro parlo del senso di quello che arriva. Siamo in un Festival fresco e che sta funzionando. Sai, viviamo un periodo in cui uno quando accende Sanremo si vuole rilassare e divertire.
Si diverte?
Si ma con un po’ di cultura dentro. La cultura non fa male. La cultura non è solo quando uno è cupo e sfigato. La cultura c’è anche nelle cose divertenti. E mi sembra questo il clima del Festival di quest’anno.
Qual è il Suo attimo importante?
Su questo sono fortunato, ho avuto tanti attimi importanti nella mia vita. Ne vuoi proprio uno? Qua, al Teatro Ariston, con Carlo Conti. Mi ha presentato sul palco e mi ha detto: ora si esibiscono, insieme, Ray Charles e Alex Britti. Ancora mi viene la pelle d’oca, guarda (mi fa vedere il suo braccio con i peli dritti). Questo è uno dei tanti attimi importanti della mia vita.

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Sanremo 2015, Grignani sogna in grande con i “Sogni infranti”

Gianluca Grignani è un’artista che è sempre sulla graticola. Durante la prima esibizione, la voce non si era minimamente sentita, solo fruscii qua e là. La querelle si è poi spostata sul testo. Cerchiamo di chiarire le idee. Sogni infranti è un brano che cela un messaggio di speranza dove Gianluca tocca con mano delicata argomenti ostici. Risulta assurdo spiegare il significato dal testo chiaro e preciso, pare non essere così per taluno che si diverte a fare le pulci su un significato intimo, sotto gli occhi di tutti, per altro. Abbiamo chiesto di spiegarcelo al diretto interessato. Lo abbiamo intervistato.

Grignani e la cover di "A volte esagero"

Grignani e la cover di “A volte esagero”

di Elena Rebecca Odelli

Le andrebbe di spiegare il significato “Ma io se solo io fossi Dio/Avrei un sentimento anche io come gli altri/ Uomini o santi ingannati dai tanti/Sogni infranti”?
Ho pensato a Papa Francesco: se fossi Dio sarei più umano pur non essendo perfetto come Dio. La cosa più santa e vicino a dio che abbiamo è Papa Francesco.
Cosa ha capito di questo Festival di Sanremo?
Lo show e l’informazione fanno la stessa danza, è una cosa risaputa da tutti. Carlo ha fatto un dei più bei Sanremo degli ultimi anni. Senza togliere nulla agli altri, mi ricorda molto quelli di Baudo. Un Festival che va verso la musica.
Tenco viene toccato a fatica eppure Lei stupisce anche per queste scelte azzardate
Vedrai Vedrai è una canzone di speranza che si avvicina molto a Sogni infranti. Tenco dice “Cambierà” e noi siamo in questa situazione. Me la sento addosso senza fatica.
Sogni infranti può essere considerato il punto di congiunzione tra Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica?
Sì, è’ quello che racchiude i mondi musicali testati sino ad ora. La sperimentazione ci sarà sicuramente nella scrittura e nel modo di muovere l’armonia. Per quanto riguarda il suono, sto andando sempre di più verso questo rock acustico.