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Marco Ligabue re del palco: arriva la #Festa100

Ci si lamenta che concerti se ne fanno pochi, spazi ce ne sono pochi, soldi ce ne sono niente. Ma c’è chi, in un semestre appena appena abbondante taglia il traguardo dei 100 concerti. E’ Marco Ligabue che domenica 20 dicembre taglierà questo traguardo all’Auditorium Parco della Musica di Roma. l’incasso sarà devoluto a Peter Pan Onlus.

Marco Ligabue

Marco Ligabue

Marco 100 concerti è un bel record.
In passato si suonava tanto, ci stava ma nel 2015 per chi fa musica propria non è poco. Anzi. Non penso oggi ci sia qualcuno su queste cifre se si escludono le cover band.
E dire che lei è, era un timido.
Se penso che fino a qualche anno fa non volevo cantare…
Poi?
Ho iniziato e ho visto un margine di miglioramento.
Prima cosa la frenava?
Da chitarrista mi mettevo in un angolo e facevo il mio e ogni tanto mi domandavo da cantante come avrei reagito.
E’ andata bene.
In principio ero impacciato ma la cosa bella è che concerto dopo concerto mi sono messo a studiare sui miglioramenti. Ora sul palco ci vado con gioia. Ora è un punto di forza.
L’incasso di #Festa100 va alla Peter Pan Onlus ma non è la sua prima inizitiva benefica.
Ho sempre voluto fare progetti che avessero un capo e una coda, sul breve possibilmente. Ai bambini in Africa davano un centesimo per ogni visualizzazione per favorire la scolarizzazione in Benin.
Risultato?
Abbiamo raccolto cinquemila euro che hanno portato a scuola per un anno 70/80 bambini. A Roma mi hanno segnalato la Peter Pan che accoglie famiglie con bambini malati di cancro e nel migliore modo possibile, con giochi, ludoteca, cucina. Ho visitato la struttura, voglio incontrare bambini e famiglie. Il ricavato della serata va a questa società.
Cento concerti…
Abbiamo girato un po’ tutta Italia, questo ti permette di andare in tanti territori. Mi fa quasi strano per un disco uscito il 23 giugno. E’ andato a buona velocità e con una prassi regolare: prima il singolo, poi il disco e infine il tour. Oggi le regole sono diverse, per i grandissimi forse è ancora così all’antica ma io, ad esempio, non so quante radio mi passano né quanti dischi vendo.
Cosa la emozione in questa professione rischiosa?
Il ritrovarsi della gente nelle mie canzoni.
Dopo Roma torna in Sardegna dalla famiglia?
Certo. Mia figlia Viola è un po’ arrabbiata, poco tempo fa mi ha detto che sono simpatico,bravo ma basta con i concerti: ha quasi nove anni e fatica a capire che è un mestiere. Ed è difficile spiegare.
Farà il papà per un po’?
Certo. Inoltre scriverò cose nuove. Ho tanti appunti, ma mai qualche ora consecutiva per dedicarmi a una canzone.

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L’utimo album dei CCCP torna sul palco

L’utimo album dei CCCP torna a rivivere domani 27 novembre al Romaeuropa festival alle ore 21 all’Auditorium Parco della Musica – Sala Sinopoli – Roma

Stile CCCP

Stile CCCP

“Tutto lo sporco degli anni ‘90 con la tecnologia degli anni ‘70″, recitavano così le note di copertina di “Epica Etica Etnica Pathos” (1990), ultimo disco degli allora CCCP – Fedeli alla linea, pronti a risistematizzarsi nei nuovi CSI. Una trasformazione importante: la fine di un’epoca, la distruzione di un immaginario legato a un vocabolario politico votato al socialismo. Ecco allora il canto del cigno sulle macerie e i resti di quel muro di Berlino appena distrutto, che già segna il futuro politico globale e prefigura l’imminente caduta del regime sovietico. Un’agonia del pensiero, che frantuma nel tedio di domeniche punk, domeniche italiane e domeniche drogate la fine degli anni Ottanta. Prima della fine (del comunismo e del gruppo punk rock emiliano) e dopo aver inglobato nella formazione un Gianni Maroccolo in fuga dai Liftiba, insieme a Francesco Magnelli, Ringo De Palma e un giovanissimo Giorgio Canali, i CCCP si chiudono nella casa colonica settecentesca Villa Pirondini, nella campagna reggiana. Qui registrano, in presa diretta, l’album che li avrebbe traghettati negli anni Novanta: “Epica Etica Etnica Pathos”, una nuova invettiva politica, ma con la desolante e romantica morbidezza di un pathos consumato nel recupero di sonorità e valori popolari, nel solco di un passato sempre circondato da un alone di nostalgico mistero o di epos. Suonato dal vivo per la prima volta lo scorso maggio alla Leopolda di Firenze, questo album torna a rivivere venerdì 27 novembre dopo 25 anni, in un concerto unico e irripetibile all’Auditorium di Roma, nell’ambito del Romaeuropa Festival. Un live speciale in cui per l’occasione si riuniscono Gianni Maroccolo, Massimo Zamboni, Francesco Magnelli, Giorgio Canali, insieme alle voci di Ginevra Di Marco e Angela Baraldi e alcuni tra i più importanti esponenti dell’indie italiano. Insieme alla storica formazione, Le Luci della Centrale Elettrica, Lo Stato Sociale, Brunori Sas, Appino, Max Collini (Offlaga Disco Pax) e Francesco Di Bellareinterpretano i brani di un disco che ha segnato più generazioni e che è ancora fotografia di una nazione intera.

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Il plurale unico di Samuele Bersani si chiama (anche) Marco Mengoni

Marco Mengoni parteciperà al grande live di Samuele Bersani Plurale Unico, in scena il prossimo 30 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Il manifesto del live romano

Il manifesto di Plurale Unico

I due artisti duetteranno in una serata unica e irripetibile che vedrà Bersani esibirsi nei suoi brani, per la prima volta insieme ad alcuni dei nomi più apprezzati della musica italiana. Reduce da #MENGONILIVE2015, un tour di straordinario successo con 10 tappe sold out, Mengoni parteciperà a questa grande festa di musica e parole, che vedrà Samuele accompagnato sul palco da un cast di altissimo livello artistico, composto da Carmen Consoli, Marco Mengoni, Caparezza, Malika Ayane, Pacifico, Musica Nuda e tante sorprese. I biglietti di Plurale Unico (organizzato e prodotto da F&P Group) sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e in tutti i punti vendita abituali (per info: www.fepgroup.it)