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Darren Criss: “Che emozionane suonare la chitarra di Paul McCartney”

Darren Criss al Giffoni Film Festival racconta se stesso, l’amicizia, la musica, i miti e le responsabilità. Lo ho intervistato.

Darren Criss durante l'intervista

Darren Criss durante l’intervista

E’ attore o musicista?
Non è una coincidenza che gli attori siano anche musicisti.
Perché?
Ci sono dei tratti comuni: ritmo, tempo, timbro, per me non è un problema utilizzarli nei due ambiti. Questo spesso succede ai comici perché la batteria da il timing.
E vero che vuole fare qualcosa su Arlecchino?
Penso che la ritmica e la musicalità mi avvicinano alla commedia, c’è qualcosa di operistico. Non so se esiste qualcosa su Arlecchino, ci penserò in futuro a farne una io.
Che amico è?
Dipende da chi ho vicino. All’epoca del college ero custode dei segreti degli amici perché le fidanzate si confidavano e io non potevo tradire la loro fiducia.
Insomma è uno fidato.
Come custode di segreti sono un amico, cerco di non dare troppi consigli, assorbo. Ci aggiungo che la mia felicità passa attraverso quella degli altri.
Lei è felice se lo sono gli altri?
Sì e lo scriverò nelle mie memorie che la vita a valore solo se si fanno felici gli altri.
A Glee ha visto decine di postar: ricordi?
Non sempre le popstar che sono venute a Glee noi le abbiamo conosciute. Oggi a Giffoni ho citato più volte i Beatlse:  quando ho fatto Paul McCartney e ho suonato un basso come quello che lui suonava nei Beatles è stato un momento unico.
Si sente condizionato da Glee?
Mi ci confronto spesso. Sono stato fortunato a fare Blaime, è stato a oggi il punto più alto della mia vita. Ma la chiave della mia carriera è la versatilità.
Ovvero?
Mi piace mescolare le carte, sono musicista e attore o vieiversa. Potrò rispondere tra cinque anni se Blaime mi è rimasto cucito addosso.

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All You need is paint, the Beatles Art Exhibition

All you need is paint è una mostra/collettiva d’arte contemporanea dedicata al mito dei Beatles, ideata nel 2012 da Silvia Chialli, curatrice di eventi e mostre, scenografa, interior designer e dal giornalista Michele Foni. L’abbiamo intervistata e ci ha parlato del progetto.

Uno scorcio di All you need is Paint

Uno scorcio di All you need is Paint

di Milly Abrusci

Il tour All you need is paint è terminato qualche giorno fa.
Questa prima fase sì. Ci saranno, probabilmente, altre tappe che stiamo programmando assieme a una società di servizi che gestisce dei centri commerciali ed è probabile che voglia portare questa mostra in tour anche all’interno di queste location, ma è ancora tutto da definire. Ci stiamo lavorando. Tappa sicura e accertata è Liverpool nel 2016.
Ci sarà qualche sorpresa?
Per Liverpool non è ancora stato comunicato niente eccetto qualche giornalista che in futuro farà qualche comunicato stampa, però questa è senza dubbio la tappa più attesa. Ci ho lavorato per tre anni e alla fine, con un po’ di pazienza e nel momento più inaspettato, ho ricevuto questo invito dal Cavern Club, luogo memorabile dei Beatles perché è lì che hanno fatto il loro debutto nel 1961.
Com’è nata l’idea di creare questa mostra?
Io sono una fan dei Beatles dal 1994 e dipingo e organizzo mostre ed eventi tra la Toscana e l’Umbria. Queste due passioni mi hanno dato l’idea di creare un evento che potesse unire arte e musica in questo progetto chiamato All you need is paint.
All you need is paint è un richiamo alla canzone All you need is love.
Esatto, un nome molto forte a livello d’immagine e facilmente riconducibile alla canzone dei Beatles.
Qual è la sua canzone preferita dei Beatles?
In my life, una canzone non proprio famosissima, ma che racchiude molti significati della città in cui i quattro sono nati. Parla dei luoghi, dei momenti di vita e dei pensieri; molto lennoniana nonostante io sia più maccartiana. Anche musicalmente, come armonia, mi coinvolge particolarmente.
Quali opere troviamo all’interno della mostra?
La mostra racchiude tantissime opere ed essendo una collettiva, il grande valore aggiunto è che ogni opera è completamente diversa l’una dell’altra: ci sono opere figurative, astratte, materiche. Questo è un grandissimo punto di forza perché inizialmente io ebbi l’idea di fare una mia mostra personale dedicata ai Beatles, ma riflettendo sul pubblico che avrebbe partecipato e avendo la possibilità di contattare tanti artisti e quindi avendo tante opere diverse, ho pensato che la mostra avrebbe avuto un eco decisamente maggiore se avessi coinvolto anche altri artisti. Ci sono tante opere di artisti anche quotati, con nomi molto importanti e con una carriera espositiva alle spalle notevole, che hanno dato modo alla mostra di crescere anche a livello di fiere di settore come quelle fatte a Reggio Emilia e Forlì. Ambiti in cui il pubblico non reagisce come fan dei Beatles, ma come colui che è un critico e quindi guarda l’opera in maniera differente rispetto al visitatore fan della band. Un approccio completamente diverso.

Silvia Chialli in un momento dell'esposizione

Silvia Chialli in un momento dell’esposizione

Ci sono anche quattro pannelli che riproducono le cabine telefoniche inglesi.
E’ un’icona classica inglese, insieme al taxi. Ho pensato che ogni cabina telefonica dovesse avere qualcosa che facesse riferimento alla mostra e quindi l’idea di creare quattro sagome in cui fuoriescono le teste dei Beatles.
Idea molto apprezzata.
Sì, tutti si fanno fotografare. Ognuno sceglie la cabina e con chi fare la foto: chi con Paul, chi con John, chi con Ringo e chi con George. Sopra ogni testa c’è anche una bombetta inglese originale. Le cabine sono state anche autografate da Pete Best, primo batterista dei Beatles, e Freda Kelly, segretaria della band.
Paul McCartney e Ringo Star sono al corrente di questa mostra?
Proprio di recente ho spedito a George Martin, produttore dei Beatles, un invito al mio progetto e lui mi ha risposto autografandomi la brochure e congratulandosi. A Paul McCartney ho scritto esattamente due settimane fa e chissà se risponderà.
Magari la sorpresa della tappa a Liverpool sarà proprio lui.
Magari, sarebbe fantastico. Io sono già contenta di avere il suo autografo.
Qual è la tappa che le ha dato più soddisfazione?
Quella a Brindisi è stata la tappa più bella e meglio organizzata in cui ho avuto anche la possibilità di esibirmi in una mia performance.
Che tipo di pubblico si presenta alle varie mostre?
E’ un po’ misto, eterogeneo, e credo che questo sia il grande potere dei Beatles.

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John Lennon, la collezione completa

In uscita il 9 Giugno, Lennon è la prima collezione completa degli studio album in vinile di John Lennon, da tempo non più disponibili sul mercato.

John Lennon

John Lennon

Ognuno degli LP contenuti nel box riproduce fedelmente le grafiche delle originali edizioni Inglesi uscite tra il 1970 e il 1984: Imagine includerà quindi la replica esatta del poster e delle sue due cartoline, Some Time In New York City avrà una cartolina e Walls and Bridges sarà accompagnato da un booklet di otto pagine ed artwork con ante ad ali apribili. Per questa edizione degli album, rimasterizzati nel 2010 dai mix originali da Yoko Ono e da un team di ingegneri guidati da Allan Rouse agli Abbey Road Studios di Londra e da George Marino presso gli Avatar Studios di New York, è stato realizzato un nuovo mastering specifico per vinili da Sean Magee agli Abbey Road Studios mentre la produzione per tutto il mondo è stata affidata alla Optimal Media, azienda tedesca universalmente apprezzata per l’altissima qualità delle stampe in vinile. Gli LP saranno resi disponibili anche singolarmente dalla fine di agosto. John Lennon è uno degli artisti più celebri di tutti i tempi: dopo la sua morte, oltre ai numerosissimi premi ricevuti, John è stato insignito di un GRAMMY® Award e di due speciali BRIT Awards alla carriera, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame e nella Songwriters Hall of Fame e nel 2008 la rivista Rolling Stone lo ha inserito nella Top 5 della sua lista dei “100 più grandi cantanti sempre”.