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Nicolas Michaux, A la vie A la mort: la recensione

L’essenza del polistrumentista. Nicolas Michaux irrompe nell’empireo della musica con un disco che dalle radici folk stende i rami per l’elettro-pop, la balld, un rock lieve. Il disco è A la vie A la mort.

Nicolas Michaud

Nicolas Michaux

E’ quello che non ti aspetti. L’album di debutto di Nicolas Michaux si intitola A la vie A la mort e racconta gli incontri e i momenti che hanno segnato la sua vita. Sono dieci brani in levare che portano alla luce quanto oggi sia importante la parola. In una epoca dove i suoni sono spesso invadenti e dove più che cantare si urla, il cantautore belga restituisce alle parole una dolcezza d’altri tempi che cui dona una spessa patina di attualità. Gli arrangiamenti sono minimali e le sonorità intime, da club. Il richiamo agli chansonnier degli anni Settanta è evidente ma la differenza sta nel come lui tratta il suono poiché ci mette carezze di synth, fa incursioni pop e questo rende il suo sound unico. Un disco da ascoltare con particolare attenzione perchè è stratificato…nasconde sempre qualcosa che nobilita ogni ascolto. E più A la vie A la mort si consuma più mostra tutte le sue sfumature.

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Saule, il GEANTleman di Dusty Men

La sua “Dusty Men” è in cima alle classifiche di mezza Europa, Italia compresa, ed è una delle hit più suonate di inizio 2014. Ora Saule, artista belga tra i più originali e innovativi in circolazione, è pronto a sbarcare anche nel nostro Paese con il terzo album, “Geant”, in uscita il 26 maggio per Carosello Records. Un disco meno malinconico dei precedenti, capace di superare i confini della nouvelle chanson francaise per abbracciare il rock anglosassone ed esplorare nuovi territori musicali, come lui stesso ci ha racconta

Saule

Saule

di Silvia Marchetti

Perché definisce “Geant” una boccata d’aria fresca?
E’ un disco libero in cui convergono tutti i generi che amo. Ed è un album importante per me perché rappresenta ciò che sono diventato oggi. Contiene brani in cui parlo apertamente di me stesso, scavando dentro la mia anima, e ci sono pezzi in cui affronto temi molto delicati (come la perdita di un figlio in “Just a Song”, ndr).
Immaginiamo che il titolo dell’album faccia riferimento alla sua altezza.
Perché, non si vede? (ride, ndr). Sono un gigante di quasi due metri. Ho scritto anche un brano, “Le Bon Gros Geant”, che parla del mio difficile rapporto con un corpo così ingombrante, tra disagio ma anche orgoglio.
Il suo vero nome è Baptiste Lalieu. E Saule da dove arriva?
Saule ha un doppio significato per me: suona come “anima”, “soul” in inglese, ma fa anche riferimento al salice piangente, “saule pleureur” in francese. Due parti diverse che convergono, un dualismo che mi appartiene e mi caratterizza. La prima canzone del mio album di debutto è nata mentre camminavo in un parco. Ad un certo punto mi sono trovato di fronte ad un albero. Ho immaginato di essere quel salice enorme, forte ma anche sofferente.
E’ vero che ha origini italiane?
Mia madre è siciliana. E’ nata a Racalbuto, un piccolo paese della provincia di Agrigento. Il nome Baptiste lo devo alla sua passione per Lucio Battisti. Il mio amore per la musica è sbocciato ascoltando “Il mio canto libero”. Non capivo il significato del testo, ero molto piccolo e non parlavo l’italiano. Ricordo, però, di aver provato un’emozione incontenibile e di aver pianto.
Quali sono gli artisti e i generi che ama?
Sono cresciuto cantando, anzi, gridando in una band punk-rock. Ascolto vari generi musicali, dall’hard rock all’hip hop, da Edith Piaf ai Rage Against The Machine. Divoro musica in tutte le sue sfaccettature perché sono una persona molto curiosa. Mi piacciono Jovanotti e Vinicio Capossela. Un altro mio mito, oltre a Battisti, è Raffaella Carrà. E poi adoro Adriano Celentano e la sua “Svalutation”.
A proposito di Raffaella Carrà, lei è stato ospite di The Voice: che pensa dei talent?
Ho avuto modo di assistere ad alcune performance. Davvero notevoli! Mi piace che anche generi come l’heavy metal e il rock trovino spazio in televisione. The Voice è un’opportunità importante perché consente alle belle voci di farsi ascoltare anche da una casa discografica. Il consiglio che mi sento di dare, e che ho dato anche ai ragazzi di The Voice in Belgio, è che bisogna sempre esplorare se stessi ed essere open minded. Nella musica, come in altri contesti, contano l’emozione e la curiosità. Un esempio di persona open minded e curiosa è Damon Albarn, artista che stimo molto.
Sorpreso del successo di “Dusty Men”?
Non mi aspettavo tutto questo successo perché faccio musica per divertimento e “Dusty Men” non era prevista nell’album. Era una b-side, un brano personale da tenere nascosto. Avevo però un film in testa, alla Sergio Leone, che poi è diventato realmente un videoclip in cui compare anche Charlie Winston, mio grande amico e collega. Insieme ci siamo divertiti come pazzi sia a girare il video, sia a realizzare “Geant”, un disco che ormai ha tre anni di vita.
Come spiega l’exploit della musica belga in Europa?
Il Belgio è un incrocio di culture diverse, da quella francese a quella inglese, ma anche africana. Pensiamo, ad esempio, al successo di Stromae. Un mix di energie e di influenze diverse ma vincenti.
Concerti in Italia?
Tra circa un mese uscirà il mio secondo singolo. Dopodiché tornerò in Italia, durante l’estate, per qualche altra data live.

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Raffaele Casarano a Bruxelles con Giuliano Sangiorgi

Giuliano Sangiorgi è lo special guest del doppio live che il sassofonista Raffaele Casarano e I Locomotive terranno questa sera  al Sounds Jazz Club di Bruxelles, uno dei templi europei della musica jazz.

Giuliano Sangiorgi (foto di Flavio e Frank)

Giuliano Sangiorgi (foto di Flavio e Frank)

Dopo aver prestato la sua voce in una straordinaria interpretazione di Casarano del brano della tradizione salentina Lu Rusciu De Lu Mare, il leader dei Negramaro ribadisce così la sua collaborazione con il sassofonista che, nella capitale belga, presenta dal vivo anche il suo ultimo album Noè. Continue Reading