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Giuseppe Anastasi canta le canzoni ravvicinate del vecchio tipo: l’INTERVISTA

Undici canzoni per raccontare la vita e la quotidianità e riflettere sui tempi che impongo internet e il consumismo. E’ il racconto di Giuseppe Anastasi nel suo album Canzoni Ravvicinate del Vecchioo Tipo. Lo abbiamo intervistato.

Giuseppe Anastasi (foto di Mirta Lispi)

Giuseppe Anastasi (foto di Mirta Lispi)

di Irene Venturi

Ci spiega il titolo 2089 e il titolo dell’album?
La canzone nasce da un sogno proiettato al futuro e il 9 mi porta fortuna, infatti l’album è uscito il 19. Il sogno era lì per lì angosciante pieno di astronavi ed extraterrestri. É nata di getto la mattina dopo. Canzoni ravvicinate del vecchio tipo invece perché le 11 tracce sono tutte suonate in acustico con pochissima elettronica quindi basso batteria e chitarra in evidenza e c’è parecchia logorrea, sono cantautorali. Sfogliavo il libretto ed è veramente una logorrea di parole e va beh, io quello faccio, mi sono detto.
La scelta di inserire brani con arrangiamenti acustici più che elettronici è data dalla voglia di dare risalto alle parole?
Perché arrivino i testi, essendo io principalmente un autore di testi, affido molta importanza alle parole. Ho cercato di evitare quei suoni, che comunque a me piacciono, che potevano distogliere. Preferisco il nudo e crudo.
Come e dove nascono le canzoni?
Dal bagno al parco, nascono quando ho la necessità di comunicare. Con contratto editoriale succede che sia questione di mestiere quando ci sono le scadenze. Quando posso cerco di fare ancora l’artigiano lasciandomi ispirare da un sacco di cose. Per esempio il film Coco mi ha ispirato e ho pianto.
Le canzoni nascono pensando all’artista?
Il ragionamento è molto elementare. Penso a cosa possono dire una donna o un uomo. Scrivo molto per le donne che hanno una visione dell’amore diversa dall’uomo. É giusto fare questi calcoli ma in Italia chi vince la battaglia con il tempo sono le canzoni, non si viene mai ricordati per come si è cantato.
Ora che ha scritto per se stesso è stato più difficile?
Molto più semplice, mi conosco e so come sono. Scrivo le canzoni per evitare lo psicologo ed è una forma di autoterapia.
Quanto c’è della sua Sicilia nelle canzoni?
E’una maglia che hai addosso sempre, fa parte della tua esistenza. La Sicilia, nonostante le magagne, ha tanta cultura, tanta natura, tanto cibo e tante cose buone.
Nascono solo dal dolore come dice nella canzone Giuseppe?
No ma se uno è felice esce, il dolore ti porta una riflessione maggiore perché è introspettivo e la felicità è molto veloce, fugace. Giuseppe è nata quando un amico mi stava raccontando che si stava lasciando. Mi diceva che stava male e io gli ho detto che ci siamo passati tutti ma lui mi ha detto “io ci soffro e basta, tu magari ci soffri ma ci scrivi una canzone e ci guadagni pure”. E’ un dolore che ho preso in prestito. Lui ancora non lo sa, lo scoprirà.
Negli ultimi anni ha preso di nuovo piede il cantautorato, l’autore che dopo una lunga gavetta scrivendo testi per artisti affermati indossa le proprie canzoni. Molti la considerano una rivincita degli autori: secondo lei si sono sentiti un po’ nell’ombra?
No, non credo, le canzoni sono di chi le canta. La notte sarà sempre di Arisa. Questo album è nato da un’esigenza comunicativa. La vera forza me l’ha data mio figlio insieme a un cambio di prospettiva, prima guardavo al futuro ma con uno sguardo sereno, ora guardo al futuro e sono preoccupato e attento perché c’è una personcina molto bassa che prima poi dovrà crescere. Ho scritto questo disco soprattutto per mio figlio e per le generazioni che verranno perché sono un po’ preoccupato.
E’ difficile trovare un album che non declini in l’amore in ogni sua forma. Si è stancato dell’amore?
L’amore sarà sempre l’argomento più trattato, ne scriverò altre. Le canzoni sui cui ho costruito la mia carriera La notte e Meraviglioso amore mio hanno l’amore come componente. Non si può solo scrivere d’amore e momentanemente il periodo è più importante per la società che non per l’amore. Poi per quanto riguarda l’amore sono a posto, potrei solo scrivere canzoni d’amore felici, c’è già Jovanotti.
Il primo singolo è stato 2089, il secondo è invece Ricominciare, che è uscito in concomitanza con l’uscita dell’album. Questo album è un nuovo inizio?
Può sembrare una canzone d’amore ma tratta un tema sociale, la perdita del lavoro, e nasce da una storia vera, un uomo della mia età che ha anche un figlio. Volevo trattare questo problema sociale senza essere pesante e mettendo l’amore a compensare il tutto. Questo disco è una parentesi, poi vedremo.
Esiste una regola numero uno nel suo lavoro?
E’ banale ma per me la regola numero 1 è l’onestà, non fregare mai nessuno perché tutto torna. Voglio andare a letto con la coscienza a posto.